torna alla home di dorislomoro.it

www.dorislomoro.it

TANGENTOPOLI 1992-2012/ Cosa è cambiato dalla fine della Prima Repubblica ad oggi?

Intervista di Carmine Gazzanni

DORIS LO MORO (PD): “QUEL CAMBIO DI RIGORE E DI MORALITA’ NELLA POLITICA E’ OVVIO CHE NON E’ AVVENUTO”

Queste ultime settimane per il Pd non sono certamente da ricordare. Soltanto due giorni fa Marco Doria, candidato indipendente appoggiato da Sel e da una personalità forte come Don Gallo, ha avuto la meglio sui due candidati del Partito Democratico, il sindaco uscente Vincenzi e Roberta Pinotti. E, accanto ad un’identità ancora da ricercare che – come ci dice il filosofo Giacomo Marramao – condanna il partito ad “essere completamente spiazzati dal voto democratico”, episodi di malcostume completano un quadro a tratti grottesco.

Ne abbiamo parlato con l’Onorevole Doris Lo Moro, un passato da magistrato e, dunque, la persona adatta per renderci conto di cosa stia accadendo nel suo partito e nella realtà politica tutta.

“Che ci siano stati dei cambiamenti dagli inizi degli anni ‘90 – ci dice – è evidente. Gli attori della politica italiana sono altri. C’è stato un ricambio se non altro di tipo personale: è vero che molte persone sono le stesse, ma è anche vero che molte sono uscite di scena”. Non è certamente tutto rose e fiori: “quello che non è cambiato è il fenomeno della corruzione: non credo che il fenomeno si sia ridotto, anzi si è amplificato. Non solo: il fatto che la politica non sia riuscita frenare questo fenomeno ha contribuito a creare assuefazione”.

L’analisi della parlamentare in forza Pd è diretta, profonda, chiara (“il fatto che si continui a parlare di cricche è sconvolgente. Questo rivela che le cose non sono affatto cambiate e che, come allora, alta rimane l’impunità di certi personaggi”) e non risparmia nemmeno il suo stesso partito: “io non penso che il bene e il male si possano dividere e che qualcuno oggi possa sentirsi supponente e dire che il male riguarda solo gli altri partiti”.

Sul caso Lusi, ad esempio, parla senza mezzi termini: ”rimango sconvolta ed è indubbio che ci sono delle grosse responsabilità. Qui non si sta parlando di piccoli amministratori di provincia che hanno messo magari qualcosa nelle proprie tasche. Qui si parla di un tesoriere: una cosa inaudita”. Una voce certamente fuori dal coro, la sua. Basti pensare alle ultime dichiarazioni di parlamentari di prim’ordine (Rutelli: “dei bilanci truccati nessuno si è accorto, non sapevamo nulla”; Bindi: “Chi doveva controllare – il collegio dei revisori dei conti e la commissione di garanzia – non era evidentemente nelle condizioni di farlo”), tese ad accampare scuse o comunque a non assumersi responsabilità.

“La verità – continua invece Lo Moro – è che siamo in un’epoca in cui abbiamo ascoltato troppe volte personaggi politici dire che ‘non si erano accorti’. Ha cominciato Scajola, poi c’è stato un fiume in piena. Ora, è chiaro che un conto è non accorgersi che qualcuno ti ha acquistato casa, un conto è aver delegato completamente la previsione dei costi. È poco credibile, ma non escludo che sia potuto accadere. Però questo comunque la dice lunga sul fatto che i politici non possono continuare a delegare e ad essere superficiali. Non si può continuare a dire di non sapere che Tizio era un malavitoso o che Caio aveva truffato. Ci vuole maggiore consapevolezza”.

Insomma, conclude Lo Moro con uno sguardo rivolto alla malapolitica che fu e alla malapolitica di oggi, “questo cambio di rigore, di maggiore intransigenza che era auspicabile, è evidente che non è avvenuto”.

INFINITO.IT