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Storie di vita tra i profughi

Teresa Napoli, delegata dell’Asp, ha verificato lo stato di salute dei tredici giovani. Doris Lo Moro ha incontrato i ragazzi afghani sbarcati e ospiti al Consultorio.

Il Quotidiano, 1 settembre 2010

Presso il Consultorio familiare di Badolato, i 13 ragazzi afgani, rimasti nel centro di accoglienza di Guardavalle, hanno incontrato Teresa Napoli, delegata dal Commissario straordinario dall‘ Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, Gerardo Mancuso, insieme all’assistente sociale Assunta Fiorentino, per assistere dal punto di vista sanitario e psicologico gli immigrati sbarcati sulla spiaggia di Guardavalle la settimana scorsa. Mentre gli altri 40 sono stati avviati alla struttura d’accoglienza di Bari. «Il Consultorio, ha detto la Napoli, svolge un ruolo ponte tra l’ente locale e la struttura sanitaria. Il colloquio molto importante, si è reso necessario per verificare lo stato psicofisico dei minori che hanno subito violenze psicologiche e traumi lungo il viaggio in condizioni disumane. Venerdi saranno visitati nell’ospedale di Lamezia». Ieri mattina, accompagnata dal sindaco Antonio Tedesco e dall’assessore ai servizi sociali Pino Ussia, ha fatto visita al centro, l’Onorevole Doris Lo Moro, componente della Commissione Rifugiati Politici – Diritti dei Minori. «Nell’ascoltare le storie di ogni singolo ragazzo – ha dettoLoMoro -mi sono emozionata. Sono ragazzi dai 13 ai 16 anni, che aiutati dai loro familiari hanno cercato la libertà per sfuggire dalla guerra, dalle torture dalla morte. Nei loro occhi ho visto la paura, il dramma di un popolo. Ho saputo anche che un loro compagno, dopo essere stato buttato in mare dagli scafisti e morto e il suo corpo è stato recuperato da una motovedetta della Capitaneria di Porto di Soverato. Questa morte mi ha addolorato moltissimo. In Italia quando si parla di immigrati si parla in modo generico, l’unica richiesta che mi hanno fatto è stato il desiderio di vedere il corpo del loro compagno morto a soli 15 anni, e farlo trasportare nel suo paese. Mi sono complimentata per la perfetta organizzazione dell’amministrazione comunale, delle forze dell’ordine, del comandante della stazione di Guardavalle e dei suoi uomini. In commissione mi farò interprete dei loro bisogni e delle richieste fatte dal sindaco». L’assessore Ussia, ha fatto visitare alla parlamentare i locali confortevoli del centro d’accoglienza, dotati di stanze da letto, bagni, docce, sala refettorio, una sala computer, televisione. « Ci hanno chiesto – ha detto Ussia – di mettersi in contatto con i loro genitori telefonando dal comune, e l’abbiamo visti sorridere. Sono più sereni rispetto a quando sono arrivati sulla nostra spiaggia. Voglio ringraziare la gente comune, quanti si sono adoperati per offrire vestiari ed esprimere solidarietà, e vicinanza fisica». L’assessore si sta impegnando anche per momenti di svago al di fuori del centro «Li porteremo a mangiare la pizza – aggiunge – abbiamo offerto loto il gelato. Abbiamo regalato dei palloni, e giocano nel cortile. Ci hanno espresso il desiderio di assistere alla partita di Coppa Italia che si svolgerà domenica a Badolato, tra il Guardavalle e il Roccella, e cercheremo di accontentarli. Stiamo valutando anche la possibilità di portali al mare, se il mese di settembre c’è lo permette. Hanno espresso il desiderio di visitare gli studi di Telejonio, perché hanno visto il telegiornale che ha parlato del loro dramma». Il sindaco, Tedesco ha rassicurato Lo Moro che le loro condizioni fisiche sono discrete. «Abbiamo deciso – ha precisato il sindaco – di sottoporli a visti presso il reparti di malattie infettive dell’ospedale di Lamezia, anche se da una prima vista superficiale non ci dovrebbero essere problemi. Stiamo operando in sinergia con carabinieri della stazione di Guardavalle al comando del maresciallo Beltempo, con il capitano della Compagnia d dei Carabinieri i Soverato Emanuele Leuzzi, con don Angelo Comito, direttore della Caritas Diocesana che si è fatto portavoce del vescovo Mons. Ciliberti, complimentandosi del nostro impegno con Nerina Renda della Prefettura. Tanti giovani vengono a socializzare con questi sfortunati ragazzi». Drammatico il racconto
che ha fatto alla Lo Moro il mediatore curdo tra sculturale Sarwar Bakatyar Hamad, che fa da interprete, anche lui attivato in Italia da 3 anni. «Sono ragazzi partiti un mese fa, hanno viaggiato molto a piedi tra le montagne, poi in macchina, e in container con barche. Lungo il viaggio qualcuno non ce l’ha fatta ed è morto. Il viaggio verso la libertà è stato pagato dai genitori che hanno venduto casa, macchina o prestati i soldi. Oggi dopo l’accoglienza sono più tranquilli, più sereni. Hanno avuto grazie al sindaco la possibilità di telefonare ai genitori. Alcuni di loro vogliono rimanere se c’è lavoro per mandare i soldi alla famiglia, altri vogliono andare in Svezia e Olanda».