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Sant’Onofrio dove lo stato non si è infiltrato

Sant’Onofrio, provincia di Vibo Valentia. Il priore Michele Virdò nega agli affiliati di partecipare alla processione, la ‘ndrangheta minaccia sparando alcuni colpi contro la sua abitazione. La notizia di oggi è il ritrovamento di proiettili nel cimitero, indaga la distrettuale antimafia di Catanzaro. Il vescovo, monsignor Luigi Renzo, che ha deciso di rompere il silenzio, spesso omertoso, della chiesa, negando ai malviventi la possibilità di partecipare alle cerimonie religiose. Si sprecano i commenti dei politici, ne furono pochi quando il comune di Sant’Onofrio fu sciolto per infiltrazione mafiose, esattamente un anno fa. Nella relazione allegata al decreto c’è uno spaccato di questa Italia di proiettili e democrazia sospesa( ora online su www.federalismocriminale.it).
Nella relazione si citano le dimissioni del sindaco Francesco Ciancio e la conseguente verifica della prefettura per la presenza di eventuali infiltrazioni mafiose. Questa è terra della ‘ndrina Bonavota, con interessi e affari anche nel centro-nord Italia. Nella relazione si legge: “ Dagli atti giudiziari risulta inoltre il ruolo determinante svolto dalla suddetta cosca sia nelle consultazioni elettorali del 2002, sia in quelle del 2007. Tra gli episodi sintomatici citati assume particolare rilievo il comizio di chiusura della campagna elettorale del 2007, nel corso del quale un candidato alla carica di consigliere comunale nella lista che sosteneva il candidato sindaco, successivamente proclamato eletto, ha dato pubblicamente lettura di una «lettera di incoraggiamento» inviatagli dal cugino, cioè dal citato capo clan della cosca egemone, che si rivolgeva direttamente agli elettori, chiedendo loro di appoggiare il suddetto candidato alla carica di sindaco”. Nel decreto viene censurata la gestione degli appalti, denunciata la compromissione dell’organo elettivo. Sant’Onofrio viene citata nella relazione annuale della direzione nazionale antimafia( 2008,ndr): “Trattasi di una potente consorteria mafiosa con locale in Sant’Onofrio ma che, nel corso degli anni ha esteso i propri interessi e le proprie zone di influenza anche in località dell’Italia settentrionale e centrale. Pasquale Bonavota emerge dall’attività di indagine, come un personaggio che può definirsi “’ndranghetista moderno”, il quale mantiene forti legami con il suo territorio di origine e che, proprio nel territorio di origine recluta i soggetti appartenenti alla associazione dal medesimo capeggiata, ma che ha scelto di dedicarsi alla attività imprenditoriale e, in particolare ad una attività particolarmente redditizia quale è il settore dei giochi elettronici”. Ora l’Italia scopre Sant’Onofrio, la ‘ndrangheta e le infiltrazioni anche nelle festività religiose, luogo simbolo di consenso e potere.
Per Doris Lo Moro, deputata del Pd, ‘ siamo tutti bravi a dire che siamo contro la mafia calabrese, siamo in overdose di antimafia. La ‘ndrangheta vive di consenso, dove stava la chiesa prima? Dietro alla presenza di questi riti religiosi c’è stata, per dire poco, reticenza e da tempo”. Per Lo Moro: “Meglio il silenzio, ho deciso di non mandare comunicati per evitare di mettermi nella processione dei commentatori del giorno dopo, ma noi dove eravamo?. Bisogna avere la forza di intervenire prima”. Lo Moro fissa un principio: “ La Calabria, in qualche modo, deve essere svergognata, basti pensare a quello che è successo a Rosarno. L’informazione, in particolare quella nazionale, deve dire a chiare lettere che queste cose sono cose di cui la Calabria dovrebbe vergognarsi”. A salvare la faccia dello stato la magistratura, una magistrata, in particolare, che ha dato più volte colpi mortali alla ‘ndrina, si chiama Marisa Manzini. Ora non è più alla direzione distrettuale antimafia, ha lasciato l’incarico: più volte minacciata dalla ‘ndrangheta, isolata e abbandonata dallo stato e dai politici(molti) che oggi riempiono le agenzie.

Ascolta l’intervista a Doris Lo Moro

http://www.articolo21.info/ECONEWS/dorislomoro.mp3