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Sanità, Doris Lo Moro: “verità sui 360mln di euro dell’ex art.20″

di Adriano Mollo

La parlamentare: «No ai tagli lineari, c’è il rischio che Tremonti si riprende i soldi non spesi».

Doris Lo Moro chiede la verità sui 360 milioni dell’ex articolo 20

Doris Lo Moro, parlamentare del Pd torna ad incalzare Regione e Governo centrale sul tema della sanità: «Non possiamo continuare a piangere morti in corsia e poi continuare a non dare risposte alla domanda buona sanità».

Nei giorni scorsi ha presentato un’interrogazione al ministro della Salute Ferruccio Fazio molto dettagliata sui fondi già destinati alla Calabria che però a distanza di anni non vengono spesi: «Il rischio che si avverte – spiega la Lo Moro – è che, a fronte di un sistema sanitario al collasso non si prendono contromisure».

La parlamentare lancia l’allarme sui fondi dell’ex articolo 20, circa 350 milioni di euro che lei da assessore regionale aveva programmato per soli investimenti in innovazione tecnologica e che ancora oggi, a distanza di quattro anni non sono stati spesi. «Mi sono rivolta al ministro – aggiunge – visto che ha potere di controllo sulla sanità calabrese dopo il commissariamento perché voglio sapere che fine hanno fatto quei soldi».
Dalle audizioni della Commissione parlamentare per gli errori sanitari di cui fa parte, avverte anche il rischio che quei fondi non ci siano più: «Se il commissariamento dovesse produrre che questi soldi servono al ministro Tremonti per fare cassa, la Calabria sarebbe perduta. Se in una sanità che – a suo giudizio – avrebbe bisogno di recuperare la fiducia dei cittadini con interventi migliorativi strutturali ed organizzativi e una seria politica del personale, prevalgono i tagli lineari con ricadute ulteriormente negative sulla qualità dei servizi», vuol dire che per questa regione «non c’è speranza».

La parlamentare non ritiene valido il modo in cui si sta gestendo la sanità in Calabria. «I tagli lineari potrebbero andare bene per regioni come la Toscana o l’Emilia Romagna ma non per la Calabria che anzi sono un pericolo».

Perché, aggiunge, «non si può tagliare in modo generalizzato utilizzando lo stesso criterio per ospedali o reparti che stanno bene e rispetto ad altri che vanno potenziati. I tagli – ribadisce – devono essere finalizzati all’eliminazione di sprechi e non devono colpire sempre e comunque. Altrimenti ci potremmo trovare anche ad uscire dal commissariamento ma con una sanità che non dà risposte ai cittadini».

il Quotidiano della Calabria