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ROSARNO: LO MORO (PD), GOVERNO HA DEPORTATO IMMIGRATI REGOLARI

Catanzaro, 20 gen. – Attacco del PD al Governo sui fatti di Rosarno e sul lavoro sommerso in Calabria. Al Question tim della Camera, Franco Laratta (Pd) ha fortemente criticato l’azione del Ministro del Lavoro: “Nel documento di programmazione dell’attivita’ di vigilanza per il 2009, il Ministero ha scelto la riduzione del 17 per cento del numero dell’aziende soggette a controlli. Per cui la regione Calabria e’ prima in graduatoria con una riduzione del 46 per cento dei controlli rispetto all’anno precedente. Ci aspettavamo maggiori controlli, ne sono stati fatti molti di meno. La Calabria onesta chiede piu’ Stato e piu’ legalita’. Il Governo invece scappa via e riduce i controlli. C’e’ un’economia legale che produce in trasparenza che va difesa”.
Dopo la replica del ministro e’ intervenuta Doris Lo Moro (Pd): “Chiediamo piu’ legalita’, piu’ controllo affinche’ non si ripetano altre Rosarno. il Governo ha deportato dalla Calabria migliaia di lavoratori con regolare permesso di soggiorno, ma utilizzati in nero. Dov’e’ stato il controllo dello Stato”? Laratta e Lo Moro hanno poi parlato dell’azione della ‘ndragheta “che controlla pezzi importanti dell’economia e della societa’ calabrese e hanno chiesto di combattere con decisione la mafia”.
Lo Moro ha poi aggiunto: “Il ministro Sacconi e’ in piena confusione. Sbaglia non solo i principi e le priorita’ della sua azione di governo ma anche i dati. Infatti, le ispezioni che il ministero del Lavoro ha previsto in Calabria sono calate del 46,7 rispetto al 2008.
Basta demagogia e parole al vento – ha aggiunto -, basta allarmi ingiustificati e lassismo nei controlli. E’ necessario invertire da subito la rotta per tutelare i diritti dei cittadini immigrati che lavorano in Calabria i quali, in gran parte, hanno un regolare permesso di soggiorno ma non un contratto di lavoro. Sacconi dovrebbe spiegare queste anomalie e combattere la piaga del caporalato invece di continuare con gli slogan e la propaganda dietro alle quali non c’e’ niente di concreto per promuovere la legalita’ sul lavoro”.
(AGI)