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PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE

Istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sugli atti di intimidazione nei confronti degli amministratori locali

Presentata il 25 gennaio 2012
d’iniziativa dei deputati
LO MORO, AMICI, BRESSA, MINNITI, FIANO, GIOVANELLI

Atti Parlamentari Camera dei Deputati – Doc. XXII n. 30

ONOREVOLI COLLEGHI ! — La cronaca quotidiana
ci informa con crescenti reiterazione
e drammaticità di violenze consumate
contro amministratori locali.
Sono innumerevoli gli amministratori
costretti a mettere a rischio la loro incolumità
personale per rappresentare degnamente
le loro comunità. Non c’è settimana,
in particolare in alcune aree meridionali
del Paese, che sindaci, assessori e consiglieri
non facciano i conti con automobili
incendiate, familiari intimiditi, spari contro
le loro case, devastazioni di proprietà
pubbliche e private in un disastro che non
sta solo negli eventi ma sta soprattutto
nella diffusione di un fenomeno che si
ripete ogni giorno e che, ripetendosi, non
fa più notizia; in un dramma che sembra
aver assunto caratteri di normalità a fronte
di centinaia di attentati ad amministratori
locali che, nonostante tutto, continuano a
rimanere al proprio posto.
Oggi questo velo è stato rotto e nessuno
può far finta di non sapere che quando un
così alto numero di amministrazioni locali
è sotto la pressione della criminalità vuol
dire che la democrazia è sospesa.
Il velo è stato rotto grazie ad associazioni
autonomistiche, come LegAutonomie,
Associazione nazionale dei comuni
italiani e Avviso pubblico, che hanno
assunto, sotto la spinta di statistiche
impietose, la responsabilità di una denuncia
che va raccolta e che merita una
decisa reazione.
Stiamo parlando di oltre 1.000 episodi
negli ultimi dieci anni solo in Calabria, di
733 atti tra il 2009 e il 2010 in Italia, di un
fenomeno che pure è stato più volte oggetto
di attenzione nelle relazioni semestrali
della Direzione investigativa antimafia
e che non appare affatto in regressione
ma che, al contrario, ogni anno fa registrare
nuove punte di violenza.
Cominciano a farsi largo anche casi di
« abbandono » di sindaci piegati dalle numerose
e violente intimidazioni contro di
essi e contro i loro familiari e questo è
inammissibile, perché veramente significa
una sconfitta della democrazia.
Ogni qualvolta, a seguito di tali episodi,
si convoca un consiglio comunale aperto o
una manifestazione di solidarietà, la parola
più usata da questi amministratori è « solitudine».
Preoccupa il quadro d’insieme in cui il
fenomeno si inserisce, perché se in una
parte rilevante del territorio nazionale,
quella che per altro avrebbe più bisogno di
un nuovo impulso e di un nuovo slancio,
ciò è impedito da un potere criminale che
non gioca solo una partita per l’arricchimento
illecito, ma che vuole dimostrare di
essere il vero controllore del territorio e
delle sue istituzioni locali, evidenziare la
debolezza dei governi e il consenso che
riesce a costruire attorno a sé, sono a
rischio e devono essere garantiti i princìpi
basilari della democrazia.
Dobbiamo pretendere che i nostri amministratori
locali siano messi in condizione
di operare in tranquillità. Come in
un cantiere, dobbiamo anzitutto mettere in
sicurezza gli amministratori e ciò rende
necessario che la Camera dei deputati affronti,
con un’apposita Commissione parlamentare
di inchiesta, un lavoro di indagine
e di ricostruzione della situazione,
anche al fine di comprendere se è adeguato
il quadro normativo di riferimento e, più
in generale, quali interventi, centrali e periferici,
devono essere intensificati per debellare
tale fenomeno e per spezzare
quella « solitudine » così spesso evocata,
nonché per ridare la giusta serenità a
quanti già si misurano con la difficile
condizione di amministrare la cosa pubblica.
L’oggetto dell’inchiesta è pertanto individuato
negli atti intimidatori compiuti
contro gli amministratori locali. L’obiettivo
è quello di accertare la natura, le dimensioni
e le cause, soprattutto con riferimento
alle infiltrazioni criminali e alla
corretta gestione della cosa pubblica. Se il
rischio di una massiccia reiterazione di tali
eventi è quello di rompere tutti i legami di
appartenenza a una comunità, una risposta
partecipata che cerca consenso, la fissazione
di regole minime sul governo del
fenomeno e anche una maggiore attenzione
al governo della giustizia e dell’ordine
pubblico, potrebbe trasformarsi in un
« cattivo affare » per quanti pensano di
sottomettere il governo della cosa pubblica
con la violenza.
Unitamente alla verifica della congruità
della normativa vigente e della sua applicazione,
sarà compito della Commissione
parlamentare di inchiesta comprendere
che tipo di prevenzione si è svolta finora,
per formulare proposte di carattere amministrativo
e, se necessario, legislativo
tese a realizzare la più adeguata prevenzione
e il più efficace contrasto verso questo
fenomeno. Al termine dei lavori, la
Commissione è chiamata a redigere una
relazione finale da presentare all’Assemblea.
Composizione e modalità di funzionamento
e di organizzazione dei lavori della
Commissione sono quelle previste per le
Commissioni parlamentari di inchiesta che
hanno operato finora.

PROPOSTA DI INCHIESTA PARLAMENTARE

ART. 1. (Istituzione della Commissione).
1. Ai sensi dell’articolo 82 della Costituzione
è istituita presso la Camera dei
deputati una Commissione parlamentare
di inchiesta sugli atti di intimidazione nei
confronti degli amministratori locali, di
seguito denominata « Commissione », con il
compito di svolgere indagini sui numerosi
e reiterati atti di intimidazione che hanno
per oggetto, in particolar modo in alcune
regioni del Mezzogiorno, gli amministratori
locali.
2. Ai fini della presente legge, per intimidazioni
si intendono gli atti che con
minacce, danneggiamenti o aggressioni,
compiuti contro le persone o contro beni
pubblici e privati, sono rivolti agli amministratori
locali con l’obiettivo di condizionarne
l’attività ovvero di pregiudicarne il
libero e democratico esercizio della funzione
rappresentativa e di governo locale.
3. La Commissione dura in carica quattro
mesi ed entro tale termine presenta la
relazione conclusiva di cui all’articolo 3,
comma 5.

ART. 2. (Compiti della Commissione).
1. La Commissione ha il compito di:
a) svolgere indagini sulle reali dimensioni,
condizioni, qualità e cause degli atti
intimidatori nei confronti degli amministratori
locali;
b) valutare la natura e le caratteristiche
dei motivi che hanno provocato un
incremento degli atti intimidatori;
c) verificare la congruità della normativa
vigente in materia e della sua applicazione;
d) accertare il livello di attenzione e
la capacità di intervento delle autorità e
delle pubbliche amministrazioni, centrali e
periferiche, competenti a svolgere attività
di prevenzione degli atti di intimidazione;
e) formulare proposte di carattere
amministrativo e, se necessario, legislativo,
al fine di realizzare la più adeguata prevenzione
e il più efficace contrasto degli
atti intimidatori per garantire il migliore e
libero esercizio delle funzioni attribuite
agli enti e agli amministratori locali.

ART. 3. (Poteri della Commissione).
1. La Commissione procede alle indagini
e agli esami con gli stessi poteri e con
le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.
Per le testimonianze rese davanti alla
Commissione si applicano le disposizioni
degli articoli da 366 a 384-bis del codice
penale.
2. La Commissione può ottenere copie
di atti e di documenti riguardanti procedimenti
penali e inchieste in corso, garantendo
la segretezza fino a quando essi sono
coperti da segreto, nonché copie di atti e di
documenti di altre Commissioni parlamentari
di inchiesta o di atti custoditi negli
uffici della pubblica amministrazione, garantendo
la riservatezza dei soggetti coinvolti.
Se l’autorità giudiziaria, per ragioni
di natura istruttoria, ritiene di non poter
derogare al segreto di cui all’articolo 329
del codice di procedura penale, emette
decreto motivato di rigetto. Quando tali
ragioni vengono meno, l’autorità giudiziaria
provvede senza ritardo a trasmettere
quanto richiesto.
3. La Commissione stabilisce quali atti
e documenti, oltre a quelli di cui è garantita
la segretezza ai sensi del comma 2, non
devono essere divulgati.
4. La Commissione può organizzare i
propri lavori tramite uno o più comitati,
disciplinati dal regolamento di cui all’articolo
6, comma 1.
5. La Commissione termina i propri
lavori con la presentazione di una rela-
zione conclusiva alla Camera dei deputati,
da approvare a maggioranza assoluta dei
componenti, nella quale illustra l’attività
svolta, le conclusioni di sintesi e le proposte,
in conformità a quanto stabilito dagli
articoli 1 e 2.
6. Possono essere presentate e discusse
in Commissione relazioni di minoranza,
che sono trasmesse all’Assemblea della Camera
dei deputati unitamente alla relazione
conclusiva presentata ai sensi del
comma 5.

ART. 4. (Composizione della Commissione).
1. La Commissione è composta da dieci
deputati, nominati dal Presidente della Camera
dei deputati, in proporzione al numero
dei componenti i gruppi parlamentari,
assicurando comunque la presenza di
un rappresentante per ciascun gruppo parlamentare.
2. Il Presidente della Camera dei deputati,
entro dieci giorni dalla nomina dei
componenti, convoca la Commissione per
la costituzione dell’ufficio di presidenza.
3. L’ufficio di presidenza, composto dal
presidente, da un vicepresidente e da due
segretari, è eletto dai componenti della
Commissione a scrutinio segreto. Nell’elezione
del presidente, se nessun componente
riporta la maggioranza assoluta dei voti, si
procede al ballottaggio tra i due candidati
che hanno ottenuto il maggiore numero di
voti. In caso di parità di voti è proclamato
eletto o entra in ballottaggio il più anziano
di età. Per l’elezione del vicepresidente e dei
due segretari, ciascun componente della
Commissione scrive sulla scheda un solo
nome. Sono eletti coloro che hanno ottenuto
il maggior numero di voti e, in caso di
parità, il più anziano di età.

ART. 5. (Segreto).
1. I componenti della Commissione, il
personale addetto alla stessa e ogni altra
persona che collabora con la Commissione
o compie o concorre a compiere atti di
inchiesta oppure ne viene a conoscenza per
ragioni d’ufficio o di servizio sono obbligati
al segreto per tutto quanto riguarda gli atti
e i documenti di cui all’articolo 3, commi 2 e 3.
2. Salvo che il fatto costituisca più grave
reato, la violazione del segreto di cui al
comma 1, nonché la diffusione in tutto o
in parte, anche per riassunto o informazione,
di atti o documenti del procedimento
di inchiesta dei quali è stata vietata
la divulgazione, sono punite ai sensi dell’articolo
326 del codice penale.

ART. 6. (Organizzazione interna).
1. L’attività e il funzionamento della
Commissione e dei comitati di cui all’articolo
3, comma 4, sono disciplinati da un
regolamento approvato dalla Commissione
stessa prima dell’avvio dell’attività di inchiesta.
2. La Commissione può avvalersi della
collaborazione di ufficiali e agenti di polizia
giudiziaria nonché dei consulenti che
ritiene necessari.
3. Per l’espletamento dei propri compiti
la Commissione fruisce di personale, locali,
strumenti operativi e risorse messi a disposizione
dal Presidente della Camera dei
deputati.
4. Le spese per il funzionamento della
Commissione sono stabilite nel limite massimo
di 40.000 euro per l’anno 2012 e sono
poste a carico del bilancio interno della
Camera dei deputati. Il Presidente della
Camera dei deputati, con propria determinazione,
può autorizzare un incremento
delle spese, comunque in misura non superiore
al 30 per cento, a seguito di richiesta
formulata dal presidente della
Commissione per motivate esigenze connesse
allo svolgimento dell’inchiesta.