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Perfidia Web – Incontro con Doris Lo Moro

di Antonella Grippo

Chiacchierata tra due amiche schiette e disinvolte, la quarta puntata di Perfidia Web. Antonella Grippo incontra la raffinata Doris Lo Moro, in un’inconsueta atmosfera gioviale che sembra riuscire a stemperare anche gli inferi di Perfidia. Ma è solo una percezione “ambientale”. I toni pacati dell’ospite, il suo modo di parlare posato e attento, veicolano dichiarazioni risolute e sferzanti.
La deputata del Pd non esita ad assecondare la sarcastica Grippo e risponde a tono alle considerazioni provocatorie della giornalista: «Ma non te l’hanno ancora tolta la bicicletta dal Pd?» «Se non me l’hanno tolta in quindici anni, ormai non accadrà. Piuttosto sono io che potrei togliere qualche strumento a qualcun altro». Lo strumento cui allude – spiega – sono i pacchetti di tessere, da togliere ai tanti che li ostentano senza curarsi dell’evidente paradosso della loro numerosità, ovvero la speculazione sul bisogno del cittadino. Insomma, più tessere di iscritti uguale più cittadini scontenti dello stato attuale della politica.
Le parole di Doris Lo Moro non celano l’amarezza per i meccanismi malsani della pratica governativa, della quale si sente parte critica, da un lato, ma orgogliosa rappresentante dall’altro. Ex assessore regionale alla Sanità, oggi deputata della Repubblica, la più votata in Calabria durante il governo Loiero: «Nonostante i vari Nicola Adamo, Peppe Bova e tanti altri». È una bandiera da far sventolare la benevolenza dei cittadini, unica risposta civile – e in linea con la correttezza che confà alla Lo Moro – a tutti i suoi detrattori. Tuttavia, dopo i primi minuti di conversazione, forse ispirata dall’ambientazione infernale di Perfidia Web, l’ospite comincia ad allinearsi allo spirito della trasmissione: «Oggi io sono un deputato del Parlamento nazionale e i miei avversari sono consiglieri regionali. Per chi ha una mente nobile è chiara l’equivalenza dei due ruoli, ma per chi è greve e sta attento solo alle ‘patacche’, il Parlamento nazionale conta qualcosa di più». Dopo una simile dichiarazione, la stessa Perfidia si sente di dover concedere il primo posto per crudeltà alla Lo Moro, auto-declassandosi a seconda sul podio. Naturalmente, la Grippo non si lascia scappare l’occasione di incalzare quella crudeltà e stuzzica l’ospite chiedendo di fare il nome di chi secondo lei è «il meno attrezzato del Pd» o di dedicare una «cattiveria a una donna del suo partito». Doris Lo Moro non si tira indietro e fa i nomi di Bova, Eva Catizione («Ma che ne sa lei della sanità»), riconosce a Nicola Adamo l’intelligenza di chi si sa adattare ai tempi, ma immediatamente ne sottolinea la pericolosità.
Perfidia introduce la questione delle donne nella politica, e lo fa attraverso l’equazione brunettiana: “Fighe a destra, cozze a sinistra”: «In sostanza tu abiti impropriamente il Pd, perché sei una gran figa» domanda Perfidia. «Sì, ma sarà perché dopo i cinquanta non ci badano più», risponde l’ex sindaco di Lamezia Terme. «Insomma, puoi pure essere una bella donna, ma tanto sei vecchia». La Lo Moro, però, abbraccia solo per un momento il lato ironico della discussione e immediatamente mette sul piatto la sua vera opinione: «Non capisco perché noi donne non siamo solidali tra noi. Dovremmo fare invece una piccola rivoluzione, per non essere più solo le madri, le figlie o le mogli di qualcuno a cui intestare proprietà scomode».
Anche questa volta il salotto infernale di Perfidia Web ha svelato il lato più oscuro – ma per questo, il più trasparente – degli ospiti che accoglie. La Lo Moro, poi, ha aggiunto quel tocco di raffinata crudeltà, che sa scuotere gli animi (e le menti) senza alzare di un solo decibel in più il tono della voce.

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