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No alla privatizzazione incontrollata dei servizi pubblici.

Schema di decreto del Presidente della Repubblica recante regolamento di attuazione in materia di servizi pubblici locali di rilevanza economica.
Atto n. 226 – 14 luglio 2010

PROPOSTA ALTERNATIVA DI PARERE DEL GRUPPO PD

Sintesi dell’intervento illustrativo dell’on. Lo Moro in Commissione Affari Costituzionali.

Doris LO MORO (PD) si sofferma preliminarmente sull’opportunità di inserire nel testo in esame una clausola che, come evidenziato nel dibattito svolto nella seduta di ieri, preveda opportune garanzie per i dipendenti delle società pubbliche che, ai sensi dell’articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, debbano cessare la gestione del servizio pubblico.
Evidenzia poi che quanto stabilito dal comma 8 dell’articolo 8 non sembra ragionevole nell’ambito della distinzione tra funzione di regolazione e gestione. Al contempo, tale norma si applica solo adun certo tipo di società. Richiama la relazione svolta dal relatore Vanalli che è parsa aperta alla discussione,senza posizioni preconcette.
Rileva, come considerazione di fondo, che rispetto al provvedimento in esame – così come è avvenuto nel corso delle audizioni svolte – si può cercare di migliorare il testo ovvero porsi domande di fondo sulla logica stessa della riforma interrogandosi su altre possibili strade da seguire. Come evidenziato dal suo gruppo nel corso della discussione in Assemblea sull’articolo 23-bis del decreto-legge n. 112 del 2008, il rischio è quello di andare verso una direzione che non è quella della liberalizzazione quanto piuttosto della privatizzazione.
Ritiene che il regolamento in esame abbia numerose forzature ed entri all’interno di scelte che dovrebbero essere affidate alle regioni ed agli enti locali, sostituendo il monopolio pubblico con quello privato. Per tutelare una logica concorrenziale si rischia di dare luogo a una privatizzazione incontrollata che non tiene conto di investimenti fatti dai comuni.
Evidenzia peraltro come la mancata disciplina di molti aspetti rilevanti potrebbe spiegarsi con la formulazione del comma 10 del suddetto articolo 23-bis che autorizza il Governo ad adottare uno o più regolamenti su questa materia. Ricorda, ad esempio, che del criterio che riguarda la gestione in forma associata non vi è traccia nel provvedimento in esame, nonostante sia stato votato dal Parlamento. Probabilmente quindi il regolamento in esame non costituisce l’atto finale ma ad esso ne seguiranno altri. Segnala la necessità di porre una particolare tutela alle società in house, non per un particolare favor nei loro confronti, ma al fine di prendere atto dell’esistente e di assicurare adeguate forme di tutela soprattutto alle società che hanno dimostrato una gestione efficiente e che hanno effettuato investimenti con risorse pubbliche che rischiano di essere annullati.
Intende poi evidenziare come vi siano settori, quali quelli dell’acqua e dei rifiuti, di cui non va incentivato il consumo o la produzione. Occorre quindi tenere conto di tali particolarità poiché in tale ambito con una logica concorrenziale devono coesistere i principi fondamentali di tutela del bene acqua e dell’ambiente.
Si sofferma quindi sull’articolo 2, ricordando che anche nel corso della audizioni è emersa la preoccupazione che si proceda senza una strategia o una programmazione di ampio respiro, con valutazioni del momento. È invece quanto mai importante comprendere dove si vuole arrivare. Per quanto riguarda l’articolo 3, rileva che gli ordini del giorno di cui – come evidenziato anche nella relazione illustrativa – si è tenuto conto sono tutti presentati da gruppi della maggioranza mentre non vi è traccia di quelli delle opposizioni accettate dal Governo. Per quanto riguarda in particolare la lettera d) del comma 3, considerato che non è stata prevista l’istituzione di una autorità di settore, si può valutare se in attesa di ciò sia ipotizzabile un rafforzamento del ruolo del Nucleo di consulenza per l’attuazione e regolazione dei servizi di pubblica utilità (NARS), così che vi sia un soggetto che svolge un ruolo di raccordo e consulenza. Auspica inoltre che nel parere della Commissione si evidenzi come al comma 3 dell’articolo 3 sarebbe necessaria un’integrazione concernente la necessità di introdurre specifiche carte di servizio, nonché una clausola di garanzia per i lavoratori, su cui si è soffermata in precedenza.
Richiama quanto evidenziato dalla collega Lanzillotta in ordine alla necessità di chiarire in cosa consistano i « compiti operativi » di cui alla lettera b) del comma 4 dell’articolo 3. Ritiene poi particolarmente preoccupante quanto stabilito alla lettera a) del comma 4 dell’articolo 3, che prevede che i criteri di valutazione delle offerte basati su qualità e corrispettivo del servizio prevalgono di norma su quelli riferiti al prezzo delle quote societarie. Si tratta di elementi importanti ma occorre tenere conto di una esigenza di bilanciamento, non potendosi non considerare elementi come il valore delle quote societarie, essendovi altrimenti il rischio di una svendita a prezzi non di mercato.
Richiama poi quanto emerso nel dibattito con riferimento al parere dell’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato ed all’articolo 8, comma 8, di cui non condivide la formulazione. Ritiene, inoltre, necessario estendere le procedure di cui al comma 9 a tutte le forme di affidamento, essendo necessario che l’organo di revisione venga coinvolto non solo se l’affidatario è pubblico o misto, ma in ogni caso, visto che occorre sempre esercitare una vigilanza sulle modalità con cui sono spese le risorse che l’ente impegna per il servizio.
Infine, sottolinea l’opportunità di introdurre specifiche previsioni con riferimento a quanto disposto dal comma 1, lettera d) dell’articolo 15 del decreto-legge n. 135 del 2009, prevedendo che le procedure ivi previste vengano concordate dalle singole amministrazioni con il Ministro dell’economia e delle finanze e che la valutazione delle offerte venga svolta da una Commissione composta a maggioranza da membri designati dallo stesso Ministro dell’economia e delle finanze. La ratio della disposizione, perfettamente coerente con l’impianto complessivo delle disposizioni contenute nella legge di autorizzazione e altresì attuativa di un ordine del giorno accolto dal governo in sede parlamentare, è di porre il Ministero dell’economia e delle finanze in una posizione di assistenza tecnica agli enti che privatizzano importanti asset quotati in borsa.