torna alla home di dorislomoro.it

www.dorislomoro.it

Nei centri di accoglienza per gli immigrati qualcosa deve cambiare.

Oggi a Grotteria, in provincia di Reggio Calabria, sono sbarcati trentasette immigrati di nazionalità egiziana. Tre clandestini sono stati fermati perché ritenuti gli organizzatori e i basisti dello sbarco.
Solo dieci giorni fa sulla stessa costa ionica calabrese, a Guardavalle, in provincia di Catanzaro, sono sbarcati 50 extracomunitari, in gran parte afgani, di cui tredici minorenni, arrivati a bordo di un veliero. Nelle ore immediatamente successive sono stati arrestati due scafisti ed è stato recuperato il corpo di un immigrato minorenne che non sapeva nuotare e non è riuscito a raggiungere la spiaggia.
Il fenomeno degli sbarchi continua, anche se cambiano in alcuni casi le modalità e i tipi di imbarcazione utilizzati dagli scafisti. Aumentano, inoltre, gli arrivi via terra. Non ci si può però limitare a prendere atto dell’evidente insuccesso della politica governativa.
Il giorno dopo di ogni nuovo arrivo la vita continua e la terra pronta all’accoglienza che gli immigrati trovano nei paesi della costa calabrese si trasforma in C.A.R.A. ed in C.I.E. sovraffollati, sempre più simili a luoghi di detenzione, dove i giorni e i mesi che passano distruggono ogni residuo di speranza.
Ho voluto seguire la sorte dei 50 extracomunitari sbarcati a Guardavalle.
I minori sono stati affidati al Comune di Guardavalle. Mi ha colpito la loro innocenza e lo sguardo fiducioso. Tredici ragazzi, dai 13 ai 17 anni, che si sono lasciati dietro la guerra e la paura e non hanno esitato, confortati dalle famiglie, a partire soli per tentare un destino diverso. Mi sono apparsi soddisfatti dell’accoglienza ricevuta dall’amministrazione comunale e dai cittadini di Guardavalle, del cibo, della cortesia. Preoccupati del futuro e della sorte toccata al loro coetaneo che non ce l’ha fatta. Uno di loro, legato da rapporti di parentela con il ragazzo annegato, ha espresso con forza il desiderio di vedere il corpo del giovane cugino, quindicenne. Lo vedrà nelle prossime ore. L’amministrazione comunale sta seguendo la vicenda e si sta preoccupando anche di seguire le procedure per il rimpatrio della salma. I ragazzi sono tutti consapevoli della situazione e chiederanno il riconoscimento dello status di rifugiati.
Diversa la sorte degli adulti: 29 afgani, 6 palestinesi e 3 iracheni. Dai dati anagrafici in possesso dei carabinieri di Guardavalle emerge che, salvo un’eccezione, sono tutti giovanissimi, poco più che maggiorenni. Aver compiuto anche da poco i diciotto anni li trasforma in adulti. Ho incontrato qualcuno di loro presso il C.I.E. di Lamezia Terme. In realtà avrei voluto parlare soprattutto con loro ma non ho voluto creare discriminazioni tra persone accomunate da preoccupazione ed ansia. Il primo pensiero che ho avuto è che questi luoghi dovrebbero essere visitati dai parlamentari della maggioranza che non si sono convinti dell’inopportunità di allungare il periodo di permanenza nei centri. Conosco il C.I.E. di Lamezia Terme da tempo ma ho trovato il clima veramente peggiorato e la causa, stando alla disperazione di chi ci vive, è in gran parte dovuta alla lunga permanenza in un luogo che con il tempo mina ogni aspettativa.
Qualcosa deve cambiare. Non è possibile liquidare i gesti anche violenti ed autolesionisti dei clandestini come se non fosse un problema anche nostro. Come se la qualità della loro vita non incidesse sulla qualità della nostra democrazia.