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Mozione di sfiducia presentata dai gruppi parlamentari di PD e IDV

La Camera,

premesso che:

il crollo della Schola Armaturarum di Pompei rappresenta, anche dal punto di vista simbolico, il fallimento della politica in materia di tutela dei beni e delle attività culturali, e più in generale del valore dei saperi, portata avanti dal Governo in carica sin dai suoi primi provvedimenti;

la cultura è stata considerata, nei fatti e con dichiarazioni esplicite, non come un fattore di crescita civile ed economica, ma come un costo per la collettività, da ridimensionare con progressivi tagli degli stanziamenti del bilancio statale e con iniziative volte a snaturare il valore e la finalità del nostro patrimonio culturale;

il crollo dell’Armeria dei Gladiatori rappresenta uno dei più gravi danni al nostro patrimonio artistico degli ultimi decenni e, giustamente, è stato definito dal Presidente della Repubblica come una vergogna nazionale. Un episodio che, ripreso e divulgato dalle principali agenzie d’informazione e dai quotidiani internazionali, ha arrecato un irreparabile pregiudizio per l’immagine dell’Italia nel mondo;

il Ministro per i beni e le attività culturali non è stato in grado di andare al di là di atti puramente simbolici e ininfluenti, quali la mancata partecipazione alle riunioni del Consiglio dei Ministri in cui venivano adottate le misure di taglio alle risorse del Ministero, né di promuovere alcuna seria iniziativa per la tutela del nostro patrimonio artistico e culturale italiano, come dimostra il crollo di Pompei, peraltro preceduto da quelle delle arcate di Traiano alla Domus Aurea e da quelle di elementi del Colosseo;

peraltro, la scelta di procedere nel luglio 2008, con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3692, al commissariamento della gestione del sito archeologico «per la realizzazione di interventi urgenti di protezione civile diretti a fronteggiare la grave situazione di pericolo in atto nell’area archeologica di Pompei» così come la decisione di dichiarare conclusa la fase emergenziale nel giugno dell’anno in corso, con l’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3884 ha visto il pieno coinvolgimento del Ministero per i beni e le attività culturali sia per quanto attiene alle procedure adottate, che per quanto concerne la supervisione e la valutazione delle iniziative e dei relativi risultati;

ne discende che appare del tutto priva di fondamento giuridico e fattuale la dichiarazione del Ministro volta ad asserire la sua totale estraneità nella responsabilità di quanto accaduto a Pompei;

del resto, anche sulla gestione commissariale non sono mancate le riserve e le critiche di quanti hanno a cuore la tutela del principale sito archeologico del mondo, circa l’applicazione del modello «Protezione civile», basato su deroghe e gestioni fuori controllo, opere faraoniche e grossolane iniziative di marketing, affidamenti senza evidenza pubblica e mortificazione delle competenze del mondo scientifico che da anni studia e vigila sul delicato equilibrio di un sito unico al mondo;

il nostro sistema dei beni e delle attività culturali risulta penalizzato nel suo complesso dall’azione del Governo e dalla visione che ha imposto il Ministro dell’economia e delle finanze, il quale neanche un mese fa dichiarò che «la gente non mangia cultura» e che, pertanto, alla luce di questa massima, ha proposto con la legge di stabilità e con la legge di bilancio, pesanti tagli di risorse per lo svolgimento delle funzioni del Ministero per i beni e le attività culturali, in un Paese che ospita un sesto delle risorse artistiche e archeologiche di tutto il mondo e che ricava una parte significativa del suo prodotto interno lordo dal turismo domestico ed estero;

il Ministro ha privilegiato la sua attività di coordinatore nazionale del Partito del Popolo delle Libertà, piuttosto che i difficili compiti di direzione strategica e amministrativa del patrimonio artistico nazionale;

egli si è quindi dimostrato inadeguato al ruolo conferitogli;

per tali motivi:

visto l’articolo 94 della Costituzione;
visto l’articolo 115 del regolamento della Camera dei deputati;

esprime la propria sfiducia al Ministro per i beni e le attività culturali, senatore Sandro Bondi, e lo impegna a rassegnare le proprie dimissioni.

(1-00491)

«Ghizzoni, Zazzera, De Biasi, Bachelet, Coscia, De Pasquale, De Torre, Levi, Lolli, Mazzarella, Melandri, Nicolais, Pes, Rossa, Antonino Russo, Siragusa, Agostini, Albonetti, Amici, Argentin, Barbato, Baretta, Bellanova, Benamati, Berretta, Bersani, Bindi, Bobba, Bocci, Boccia, Boccuzzi, Boffa, Bonavitacola, Bordo, Borghesi, Bossa, Braga, Brandolini, Bratti, Bressa, Burtone, Calvisi, Cambursano, Capano, Capodicasa, Cardinale, Carella, Marco Carra, Castagnetti, Causi, Cavallaro, Ceccuzzi, Cenni, Cimadoro, Ciriello, Codurelli, Colaninno, Colombo, Concia, Corsini, Cuomo, Cuperlo, D’Alema, D’Antona, D’Antoni, D’Incecco, Dal Moro, Damiano, Grassi, Graziano, Iannuzzi, La Forgia, Laganà Fortugno, Laratta, Lenzi, Letta, Lo Moro, Losacco, Lovelli, Lucà, Lulli, Luongo, Madia, Maran, Marantelli, Marchi, Marchignoli, Marchioni, Margiotta, Mariani, Cesare Marini, Marrocu, Martella, Pierdomenico Martino, Mastromauro, Mattesini, Melis, Giorgio Merlo, Messina, Meta, Migliavacca, Miglioli, De Micheli, Di Giuseppe, Di Pietro, Di Stanislao, Donadi, Esposito, Evangelisti, Fadda, Gianni Farina, Farinone, Fassino, Favia, Ferranti, Ferrari, Fiano, Fiorio, Fluvi, Fogliardi, Fontanelli, Aniello Formisano, Franceschini, Froner, Garavini, Garofani, Gasbarra, Gatti, Genovese, Gentiloni Silveri, Giacomelli, Ginefra, Ginoble, Giovanelli, Gnecchi, Gozi, Minniti, Miotto, Misiani, Mogherini Rebesani, Monai, Morassut, Mosca, Motta, Mura, Murer, Naccarato, Nannicini, Narducci, Oliverio, Andrea Orlando, Leoluca Orlando, Paladini, Palagiano, Palomba, Peluffo, Mario Pepe (PD), Piccolo, Picierno, Piffari, Pistelli, Pizzetti, Pollastrini, Pompili, Porcino, Porta, Portas, Quartiani, Rampi, Razzi, Realacci, Recchia, Rigoni, Rosato, Rossomando, Rota, Rubinato, Rugghia, Samperi, Sanga, Sani, Santagata, Sarubbi, Sbrollini, Schirru, Scilipoti, Sereni, Servodio, Soro, Sposetti, Strizzolo, Tempestini, Tenaglia, Federico Testa, Tidei, Tocci, Touadi, Trappolino, Livia Turco, Vaccaro, Vannucci, Vassallo, Velo, Veltroni, Ventura, Verini, Vico, Villecco Calipari, Viola, Zaccaria, Zampa, Zucchi, Zunino».