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Mafia: divieto di propaganda elettorale, evento alla Camera

Osservatorio sulla legalità e sui diritti onlus

M. Giannini e T. Gallera

Interessanti dati sull’attuale diffusione delle organizzazioni di stampo mafioso sono emersi in occasione della presentazione alla stampa, il 27 ottobre scorso, della legge che vieta la propaganda elettorale alle persone sottoposte a misure di prevenzione (e quindi ai mafiosi), legge recentemente approvata alla quasi unanimita’ dei presenti dai due rami del parlamento.

Con questo provvedimento si prevede la pena di reclusione da uno a cinque anni al sorvegliato speciale che svolga attivita’ di propaganda a favore o in pregiudizio di candidati in qualsiasi tipo di competizione elettorale. La stessa pena si applichera’ anche al candidato che si serva di tale propaganda, il quale non e’ eleggibile.

Alla conferenza stampa tenutasi a Montecitorio partecipavano Walter Veltroni (PD), Angela Napoli (FL), Giampiero D’Alia (UdC), Mario Tassone (UdC), Doris Lo Moro (PD) e il dott., Romano De Grazia, l’ex presidente della Cassazione (ed ex magistrato nei processi su Cosa Nostra in Sicilia) che per quasi 17 anni ha portato avanti la battaglia per l’approvazione del ddl, detto ddl Lazzati dal Centro Studi da lui fondato.

L’on. Veltroni, componente della Commissione antimafia, ha ricordato l’affermazione del Prefetto di Milano, secondo il quale a Milano la mafia non esiste, affermazione – ha ommentato il deputato – contraddetta dai risultati di una indagine della DIA, secondo la quale il 40% delle imprese di costruzione presenta infiltrazioni mafiose. Infatti, ha sottolineato Veltroni, le organizzazioni mafiose oggi sono presenti in regioni dove il fenomeno non e’ storico, dalla Lombardia al Lazio, alla Liguria.
Veltroni ha anche ricordato l’inadempienza di alcune Prefetture a fornire i nomi dei candidati per le prossime elezioni alla Commissione antimafia come richiesto dal presidente di quest’ultima Pisanu in attuazione del Codice elettorale predisposto dalla Commissione per limitare le infiltrazioni mafiose nella politica. Tale codice, ha evidenziato il deputato PD, e’ stato accettato dai partiti esplicitamente o con silenzio-assenso. E’ una misura che mette sotto la lente le frequentazioni dei candidati, mentre oggi alcune di tali frequentazioni in grando di influire sull’esito elettorale diventano un reato grazie alla Legge Lazzati.

L’on. Angela Napoli – che e’ stata prima firmataria di un ddl alla Camera e relatrice del provvedimento in Commissione Giustizia a Montecitorio, ha sottolineato che la Legge appena approvata viene a colmare un vuoto normativo, in quanto perette di superare la contraddizione in base alla quale a un sorvegliato speciale e’ inibita la legittimazione elettorale attiva e passiva ma non e’ vietata la sua partecipazione attiva alle campagne elettorali. L’esperienza dimostra infatti che uno dei momenti in cui si realizza la collusione tra criminalita’ organizzata e politica e’ proprio la fase elettorale.
In precedenza – ha evidenziato la deputata di FL – vi era soltanto la norma sul voto di scambio (art. 416 del Codice Penale), una fattispecie di reato che tuttavia era difficile da dimostrare, perche’ occorreva provare lo scambio, ad es di denaro. Il ddl Lazzati permette invece il superamento di tale limite.

Il sen. Giampiero D’Alia, che ha ottenuto la rapida calendarizzazione al Senato del ddl, evitando cosi’ il rischio che un eventuale ritorno alle elezioni vanificasse l’approvazione gia’ avvenuta alla Camera, ha sottolineato che la nuova legge sanziona il politico che consapevolmente si avvale del supporto mafioso.
D’Alia ha detto che, per le organizzazini di stampo mafioso, il radicamento territoriale e’ uno degli elememti, e non il principale della loro esistenza, dato che c’e’ oggi un radicamento al nord che viene coperto politicamente dalla lega, fatto molto pericoloso. Oggi la n’drangheta ha acquistato una dimensione nazionale e internazionale, ha detto D’Alia, infiltrandosi nel nord d’Italia (expo 2015) nei lavori di ricostruzione de L’Aquila e muovendo il capitale finanziario, aspetto – quest’ultimo – che si conosce molto meno. Il sen. D’Alia ha richiamato a tal proposito il ddl presentato dal collega Luigi Li Gotti (IdV), che introduce il reato di autoriciclaggio.

Il sen. Mario Tassone, calabrese e componente della Commissione antimafia, e’ intervenuto quale primo presentatore di un ddl ispirato al ddl Lazzati, quasi 17 anni fa. Egli ha reso omaggio all’impegno e alla costanza del dott. de Grazia ed ha detto che c’e’ stato evidentemente un cambiamento culturale che, a differenza di 17 anni fa, ha permesso l’approvazione della legge.

L’on. Doris Lo Moro, magistrato calabrese, ha citato il caso in cui, nel corso di un processo incentrato su altri reati e’ emerso che un consigliere regionale eletto e uno non eletto erano andati a chiedere voti a casa di un boss. Cio’ ha fatto emergere casualmente gli addentellati della mafia in ambito politico, ma il fatto scoperto non era considerato un reato fino all’approvazione della legge Lazzati, mentre oggi per simili comportamenti potra’ partire una inchiesta per l’accertamento di reato.
La legge approvata – ha evidenziato Lo Moro – colpisce mafioso ma anche politico che diventa ineleggibile, quindi le frequentazioni acquistano rilievo criminale e non piu’ solo sociologico e fenomenologico. Lo Moro ha aggiunto che occorre superare i limiti che il parlamento ha introdotto modificando l’originario progetto di legge, limiti che sono stati posti perche’, ha detto la deputata, ” questa legge ha fatto molta paura e quindi e’ stato necessario vincere molte resistenze”.

Lo Moro ha poi introdotto il dott. Romano De Grazia che, ha sottolineato, e’ esperto anche di misure di prevenzione. Il dott. De Grazia ha detto ironicamente che “il boss non effettua affissioni, ma anzi tende a nascondere”, e da qui il valore del progetto di legge e l’inutilita’ dei riferimenti normativi alle leggi sulla propaganda elettorale intesa come realizzazione concreta di volantinaggio e affissioni.
Sul fondamento giuridico della legge, il dott. De Grazia ha ricordato che la legge priva il sorvegliato speciale del diritto di voto attivo e passivo, del diritto di locomozione e di quello di proprieta’ (con il sequestro dei beni non dimostrabilmente suoi).
Nel corso del suo intervento il dott. De Grazia ha sottolineato il fatto che la legge e’ stata presentata e sostenuta da esponenti di tutte le forze politiche ed ha commentato che “la legalita’ e’ un valore che appartiene alla societa’ civile, non esiste legalita’ di destra o di sinistra”. Nel merito della lotta alla mafia, ha detto che “per parlare di sviluppo occorre restituire il territorio allo Stato” perche’ non ci puo’ essere sviluppo senza legalita’ ne’ democrazia senza liberta’.
De Grazia ha definito la Legge “una conquista di civilta’” e, visto che essa e’ stata partorita in Calabria e sostenuta da tanti cittadini e parlamentari calabresi, dimostra che la Calabria ha talento, fantasia e professionalita’. L’ex alto magistrato ha ringraziato i parlamentari calabresi e siciliani che hanno dato una mano all’approvazione del testo e gli autorevoli giuristi che hanno contribuito a farlo conoscere, da Vittorio Grevi (che ha scritto diversi articoli sulla stampa nazionale) a Cesare Ruberto e Federico Stella.
Il dott. De Grazia ha concluso ricordando che “la n’drangheta ha il piu’ alto fatturato fra le organizzazioni mafiose e la Calabria ha il triste primato della disoccupazione giovanile. Riflettete su questi dati…”.