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LO MORO (PD) – LE PAROLE DI PRODI PROPONGONO UN SERIO PERCORSO DI RISCATTO PER IL SUD

La lettura dei problemi del Sud che ci offre oggi Romano Prodi con il suo editoriale pubblicato da “Il Messaggero” è dura come, del resto, gravi e sconfortanti sono i dati raccolti nel “Rapporto Svimez 2011 sull’economia del Mezzogiorno” richiamato nell’articolo.
La crisi economica ha colpito il Mezzogiorno ancora di più del resto d’Italia e non si intravedono segni di ripresa ma i risultati del Rapporto prospettano un futuro ancora più drammatico. A causa dell’emigrazione e della crescente riduzione delle nascite, il Mezzogiorno potrebbe perdere, nei prossimi vent’anni, un giovane su quattro, trasformandosi in un’area con popolazione anziana, sempre più dipendente dal resto del Paese.
I giovani meridionali che oramai da tempo lasciano in massa il Sud finiscono per impoverire la capacità di reazione di un Mezzogiorno che, nella sua parte sana e tra mille limiti, continua comunque ad investire sui propri figli, salvo poi ad assistere impotente alla mancanza di prospettive occupazionali o, quando va bene, alla loro realizzazione altrove.
Non è più tempo di registrare ed archiviare dati. L’allarme è partito da anni e non c’è stata nessuna inversione di tendenza ma da qualche parte bisogna partire. E’ per questo che diventa importante e toglie ogni alibi, anche di tipo finanziario, l’affermazione del Presidente Prodi secondo cui “Il Mezzogiorno non corre al passo del mondo contemporaneo perchè la criminalità e i comportamenti illegali lo hanno isolato dal resto del mondo”.
Sì, non basta più fare neanche riferimento alla sola criminalità organizzata. Nel Meridione, infatti, le strategie e le attività della criminalità organizzata e i comportamenti illegali riconducibili alla politica e più in generale al ceto dirigente vanno spesso insieme e si sostengono vicendevolmente. Non viene fuori questo, forse, dai tanti scioglimenti per infiltrazioni mafiose di comuni ed aziende sanitarie? E questo scenario non è forse confermato dal coinvolgimento in inchieste giudiziarie di un numero sempre crescente di politici sostenuti da cosche mafiose? E non è forse il clima di confusione e di disamministrazione che emerge in tanti enti pubblici che rende possibile che, dietro ad un consolidato sistema clientelare, si nascondano collusioni e ingerenze mafiose?
Ma le parole di Prodi sono e devono essere recepite soprattutto come un’indicazione di percorso. Non ci si può rassegnare al peso opprimente delle illegalità nè si può affrontare il problema in confini circoscritti. Serve un “mutamento etico e politico” che richiede consapevolezza in tutti, nelle Istituzioni, a tutti i livelli territoriali, a partire dallo Stato, nella società, nella politica che deve affrontare il problema del Mezzogiorno a livello nazionale, evitando di continuare a considerare i “politici del Sud” come pedine abili nella raccolta del consenso, da utilizzare in giochi di potere che, guarda caso, avvantaggiano sempre altre regioni. Non è successo forse questo anche nelle recenti nomine in ruoli di governo?
Mentre Tremonti lancia con Eurosud un’ennesima manovra diversiva per uscire dall’isolamento, il Presidente Prodi ci richiama alla responsabilità ed all’impegno. Io gli rispondo che c’è ancora un Sud che vuole salvarsi e reagire; ci sono, in particolare, tanti giovani che vogliono restare ed impegnarsi. Il problema non facile è che il percorso di riscatto per essere credibile richiede un autentico ricambio della classe dirigente, a partire da quella politica. E questo deve volerlo il Sud ma anche, a livello nazionale, i partiti politici, tutti, a partire dal PD.

Doris Lo Moro