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Lettera aperta del presidente della sezione penale del Tribunale di Lamezia Terme Giuseppe Spadaro

Lamezia Terme – «Ho appreso con enorme soddisfazione l’iniziativa intrapresa dall’onorevole Doris Lo Moro relativa al potenziamento dell’organico della procura e delle forze dell’ordine di Lamezia Terme. Forse, il suo trascorso da magistrato, in specie nella sede giudiziaria lametina, oltre alla sua stretta appartenenza al territorio, le hanno consentito di sondare concretamente ed avere piena consapevolezza della realtà giudiziaria.
Invero, trattasi di qualcosa di più concreto ed efficace rispetto ai meri e numerosi attestati di solidarietà che, solitamente, si succedono all’indomani del verificarsi degli ormai purtroppo “ordinari” episodi minacciosi avverso magistrati che esercitano la propria attività nella realtà calabrese.
Indubbiamente, gli attestati di solidarietà fanno piacere e confortano il singolo magistrato destinatario di tali vili condotte e sono personalmente consapevole di quanto sia importante riscuotere la solidarietà, in tali occasioni, dei rappresentati delle istituzioni locali e, principalmente, dei colleghi; in effetti il giudice, espletando in “solitudine” le proprie funzioni, riceve, in tali circostanze, un tangibile conforto morale. Tuttavia, raramente, a tali unanimi cori di solidarietà si accompagnano serie e concrete iniziative che una classe politica/amministrativa attenta alle esigenze del territorio, a mio parere, dovrebbe intraprendere.
Intendo dire che, così come i vari proiettili e le lettere minatorie lasciano inalterato l’impegno che ogni magistrato calabrese profonde, gli attestati di solidarietà lasciano, altrettanto, inalterata la situazione di emergenza in cui versano tutti gli uffici giudiziari calabresi.
Credo sia giunto il momento di “agire” e rendere edotta l’opinione pubblica e gli utenti del servizio giustizia delle difficoltà enormi in cui versa, ricordandoci tutti che proprio questo il servizio costituisce il biglietto da visita di un paese democratico e civile.
Il problema principale della giustizia italiana non è costituito, esclusivamente, dalle difficoltà “ambientali” riscontrabili in una determinata realtà, dalla presenza più o meno forte della criminalità organizzata, bensì dalla “lentezza” del processo civile e penale, strettamente, correlata all’assoluta inadeguatezza dell’organico di alcuni uffici giudiziari, sia con riguardo al personale amministrativo che al numero dei magistrati rispetto all’enorme mole di procedimenti da affrontare.
Posso affermare senza timore di essere smentito che il Tribunale di Lamezia Terme è assolutamente sottodimensionato rispetto alla quantità e qualità dei processi civili e penali.
Basti pensare, a mero titolo esemplificativo, che il settore civile ha visto negli ultimi anni triplicare il numero delle sopravvenienze e che i singoli magistrati, in servizio nella sezione civile, nonostante la loro eccezionale produttività, hanno ciascuno un ruolo superiore alle 2 mila cause. In un momento in cui, da più parti, si sente parlare dell’esigenza di rivisitare le circoscrizioni dei tribunali italiani, emerge in tutta evidenza la necessità di rafforzare l’organico del mio tribunale ancora assestato a quello risalente al tempo della sua istituzione, quando la città era costituita da tre paesi, mentre attualmente è divenuta la terza città dell’intera regione con un circondario vastissimo che s’inoltra nelle province di Vibo Valentia e Cosenza.
Lo sforzo richiesto ad ogni singolo magistrato ed ai collaboratori amministrativi è immane ed ovviamente si ripercuote anche sulla qualità della vita del giudice; cosa questa che credo non sia giusto richiedere a nessun lavoratore, neanche ad un magistrato, poiché ritengo che ognuno di noi possa dare il meglio di sé stesso nell’attività lavorativa solo ed a condizione che vi sia, innanzitutto, serenità personale e familiare.
Già in precedenza e molto più autorevolmente, l’ex presidente del tribunale dottor Giulio Garofalo, ha segnalato tali carenze al Consiglio superiore delle magistratura ed al ministero della Giustizia, ma le sue esortazioni sono rimaste inesitate. Mi permetto di dire che senza l’appoggio dell’intera classe politica locale nessun risultato utile potrà essere conseguito e solo mediante una seria iniziativa “trasversale”, che prescinda dal “colore” politico, sarà possibile connotare di incisività la pregevole azione intrapresa dall’onorevole Lo Moro e dal procuratore Salvatore Vitello.
A tal proposito, mi preme evidenziare l’incongruità emergente da un’eventuale ed auspicabile incremento dell’organico dell’ufficio di Procura se non adeguatamente supportato da un corrispondente aumento dell’organico giudicante; non bisogna essere “addentrati” nella materia per comprendere che l’incremento dell’attività investigativa deve, necessariamente, trovare riscontro e subire il vaglio dell’attività dell’organo giudicante, sia esso giudice dibattimentale o, ancor più, giudice per le indagini preliminari. Che senso ha acquisire un maggior numero di notizie di reato, svolgere adeguate indagini, avanzare eventuali richieste di misure cautelari, se poi il tutto non sfocia in provvedimenti giurisdizionali?
Se realmente si vuoi migliorare il servizio giustizia, se veramente la classe politica/amministrativa vuole andare al di là delle espressioni di solidarietà, se sinceramente la città vuole “avvicinarsi” al Palazzo di giustizia, credo sia giunto il momento che con un’azione sinergica, noi magistrati segnaliamo agli organi istituzionalmente preposti la situazione effettiva; la classe forense intraprenda, a sua volta, adeguate iniziative; i parlamentari tutti esperiscano un’azione politica condivisa».

Giuseppe Spadaro

Gazzetta del Sud – venerdì 12 febbraio 2010