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La testimonianza di vita di Gianna Chirumbolo

Gianna Chirumbolo sarà ricordata per il suo lavoro, la tenacia e le capacità manageriali che le hanno dato visibilità a Lamezia e in Calabria, dove è conosciuta come Presidente di una cooperativa particolarmente attiva sul territorio, la Cepros. Una attività che le ha fatto guadagnare un ruolo importante a livello nazionale, dove la sua competenza ed anche il suo carattere deciso le hanno consentito di reggere il confronto, come dirigente nazionale della Lega delle Cooperative, con esperienze maturate in regioni più avanzate della nostra nelle politiche sociali.

Ma oggi per me non è tempo di ricordarla per questo. Nei miei sentimenti e nei miei ricordi, ancora troppo recenti e dolorosi, prevalgono altri aspetti della sua vita e della sua testimonianza che la rendono esemplare e che mi spingono a scrivere di lei.

Ho vissuto giorno per giorno la malattia di Gianna. Io ed Enzo abbiamo condiviso con lei e con Claudio ogni attimo della sua battaglia e, finché lei è rimasta vigile, fino a qualche giorno prima della sua morte, non abbiamo mai perso la speranza. E della giovane donna che ho visto confrontarsi con il rischio di morire che voglio parlare.

Gianna era piena di amore. Amore per la vita, per il suo Claudio, per la sua famiglia, per le persone con cui aveva condiviso il “sogno” della cooperativa, per noi che aveva scelto per starle accanto. Offriva amore e gioiva sapendo di essere ricambiata. La nota dominante di questo suo difficile periodo è stata la capacità di amare.

Gianna amava le cose belle, i vestiti scelti con gusto, i tacchi alti, i gioielli veri ma non appariscenti. Aveva molta cura di sé. Teneva molto ai suoi capelli che accarezzava continuamente. Eppure ha saputo fare a meno di tutto questo, facendoci scoprire che poteva essere bella anche con i capelli appena rispuntati e senza tacchi, perché a dominare erano il suo sorriso e la dignità con cui affrontava la vita, malattia compresa.

Gianna era molto esigente, con sé e con gli altri. Non si accontentava facilmente dei risultati raggiunti. Tanti anni fa, appena l’ho conosciuta, mi aveva confidato che non le bastava avere imparato lavorando, che voleva affinare le sue competenze seguendo un percorso di studio universitario. Com’era nel suo carattere, è poi passata dalle parole ai fatti e si è laureata, sacrificando il suo poco tempo libero, per essere all’altezza delle sue ambizioni. Certo non accettava facilmente la sciatteria e il disimpegno, soprattutto sul lavoro. Può darsi pure che pretendesse troppo, perché non tutti sono capaci degli stessi sacrifici. Eppure, davanti alla malattia, l’unica cosa che ha chiesto è di conoscere comunque la verità.

Gianna amava la cultura e credeva fortemente nella ricerca. Si è affidata ad una cura sperimentale con fiducia. Sapeva che l’innovazione, in ogni settore, era la strada giusta. La cura sperimentale con lei non ha funzionato. Eppure ha continuato a pensare, con noi che le stavamo accanto, che potevano trovarsi altre strade. Non ha mai perso la fiducia, l’ottimismo e la forza di volontà .

Gianna non amava i lamenti. Finché ha potuto, pur condizionata dalla malattia, ha parlato soprattutto di altro. Della malattia si parlava solo per capire come uscirne, qual era la tappa successiva da superare. Soffriva al pensiero che le persone che più erano preoccupate per lei potessero diventare monotematiche e parlare solo di lei, per il pericolo concreto che correva. Era preoccupata di rimanere sempre vigile e capace di decidere. E alla fine, il suo salto nel buio lo ha compiuto rapidamente, lasciando in noi l’amarezza e il dolore del distacco e il rimpianto per i sentimenti cari a cui ci aveva abituati.

Le qualità di Gianna e la sua storia non sono un fatto solo privato. Anche per questo è giusto parlarne. La donna che Gianna è stata può, per le sue caratteristiche, essere il simbolo di quello che potrebbe essere la Calabria se, a tutti i livelli, prevalesse la concretezza, la tenacia e l’amore delle donne.
Intanto, Gianna se ne è andata. A molti di noi sembra impossibile che la vita riprenda il suo corso. La sua mancanza peserà nelle nostre vite e nell’attività della sua cooperativa.

Ho scritto queste brevi riflessioni davanti ad una sua fotografia da cui mi guarda sorridente. Finalmente si sente capita e amata fino in fondo anche da me, verso cui, per la differenza di età e per il mio ruolo pubblico di cui era molto orgogliosa, ha avuto sempre più rispetto che amore. Finalmente prevalgono i sentimenti! Vorrei dirle che l’ho vista sempre come la vedo ora. Ma a lei non posso mentire.

Ho sempre pensato che il valore delle persone si può misurare solo alla fine. E non c’è dubbio che Gianna nei quattro mesi della sua malattia ha dato il meglio di sé. Finalmente libera dagli affanni di una giovane donna in carriera, ci ha trasmesso con grande generosità i valori a cui ha improntato la sua esistenza: amore per la vita, rispetto degli altri, dignità, ricerca della bellezza, dentro e fuori di sé, intransigenza morale, capacità di mettere in discussione innanzitutto se stessi e di fare sacrifici, amore per la cultura, la ricerca e l’innovazione, ottimismo. Nessuna sbavatura, nessun sentimento negativo, nessuna recriminazione.

Gianna è stata una giovane grande donna e deve essere un esempio.
Io conservo per me i piccoli segreti che abbiamo condiviso in momenti difficili da vivere e con un affetto senza precedenti le chiedo solo di continuarmi a sorridere, in un ricordo che intendo custodire tra i più cari.

Doris Lo Moro

il Lametino, 8 settembre 2012