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La Farnesina si dissocia dalla battuta su Clinton

Il Capo Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso si dice innocente e fiducioso nei magistrati. Ieri in una conferenza stampa si è difeso dalle accuse -è indagato per corruzione -. Alla Farnesina e al governo non è piaciuta la sua battuta su Clinton e la stagista Monica.

RAI News 24 – Roma, 08-05-2010

“La Farnesina e il Governo si dissociano pienamente dal linguaggio e dalle affermazioni” del capo della Protezione civile Guido Bertolaso “che non riflettono in alcun modo il pensiero del Governo italiano, il quale in maniera ferma e compatta riafferma la massima stima e considerazione nei confronti dell’ex presidente americano Bill Clinton”. E’ quanto ha affermato il ministro degli esteri Franco Frattini, interpellato sulla battuta pronunciata ieri da Bertolaso sul fatto di aver avuto come Clinton “un problema che ha lo stesso nome: Monica”.
Bertolaso ieri si era riferito allo scandalo che ha coinvolto il presidente Usa, quello del rapporto orale con una stagista, Monica Lewinsky, nello studio ovale della Casa Bianca. Un fatto che indusse Clinton a chiedere scusa per aver mentito su quella circostanza con un messaggio alla nazione. Una delle due massaggiatrici del Salaria Sport Village di Bertolaso si chiama Monica e il capo della Protezione civile ha giocato sulla omonimia facendo anche dei distinguo: in sostanza ha detto che Clinton qualcosa ha fatto, lui no.

Autodifesa mediatica con slides
“Speravo di poter commentare con voi l’archiviazione o lo stralcio della mia posizione da questo procedimento”. Così il capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, nel corso della sua conferenza stampa a Palazzo Chigi. “Speravo non oggi, ma nell’arco di qualche settimana o mese”, ha poi aggiunto, ritenendo che “l’inchiesta e’ destinata a protrarsi nel tempo”.
Bertolaso, che ha ricordato di aver incontrato ad aprile i magistrati di Perugia, si e’ detto “impressionato dalla loro serietà’ e professionalità e dall’equilibrio con cui hanno gestito l’interrogatorio”, confermando la sua “totale fiducia nella magistratura”. Durante la conferenza stampa si è avvalso di slides con i testi delle intercettazioni e riproduzione di documenti e di articoli di giornale relativi all’inchiesta.
Bertolaso ha poi aggiunto che la vicenda che lo riguarda non nasce dai magistrati di Perugia, ma “in un altro luogo e in una prima fase e’ stata gestita fornendo una serie di informazioni e strumentalizzando le intercettazioni, facendo apparire quello che di fatto non e’”.
Non è accaduto assolutamente nulla” al Salario Sport village”. Il Capo della Protezione civile respinge di aver mai ricevuto presunte prestazioni sessuali ‘mascherate’ da massaggi nel Centro. Bertolaso ribadisce centro per sottoporsi a sedute di massaggi per alleviare i dolori alla schiena con Francesca e una volta con Monica. “Francesca – ha detto – è una signora molto seria. E’ una grande professionista conosciuta in tutta Roma”.
“Al Salaria Sport Village Monica ha detto di avermi fatto vedere le stelle: ti credo, mi ha ’sconocchiato’, come si dice a Roma, mi ha fatto cioè un massaggio estremamente valido, per questo ho visto le stelle, non certo per altri motivi”. “Non ho mai mentito agli italiani su questa vicenda. Protezione civile ha adottato
tutte le procedure per contenere i costi. Credo di avere assolutamente la coscienza pulita”
“Nessuno di noi – ha proseguito – può dimenticare gli articoli, i titoli, i commenti sulla mia figura e sulla Protezione civile. Credo di aver dimostrato con fatti concreti e documenti che tutte le accuse a me formulate non hanno fondamento. Auspico che sia chiaro a tutti che la Protezione civile continua ad essere un patrimonio e una risorsa per il suo paese e che il suo capo potrà avere commesso degli errori ma cerca di guidarla con senso istituzionale di trasparenza e con la lealtà che dovrebbe avere ogni funzionario dello Stato”.

Il Pd chiede le dimissioni
“Ma Bertolaso quando si dimette?”. A porre la domanda e’ Doris Lo Moro, parlamentare PD, che aggiunge: “Siamo stanchi di mogli, figli, amanti, parenti e amici dei politici che dilagano dappertutto. Gli italiani, di destra e di sinistra, hanno diritto di pensare che chi e’ al Governo si occupi della crisi ed in generale dei problemi pubblici e non solo e sempre dei fatti propri. E poi – conclude la Lo Moro – con quale senso delle Istituzioni si usa Palazzo Chigi per difendersi da indiscrezioni su fatti personali?”.

Gli sviluppi dell’inchiesta sulla stampa
Sull’inchiesta G8, che ha portato alle dimissioni del ministro Claudio Scajola, sono in corso altri accertamenti su somme di denaro movimentate dall’architetto Angelo Zampolini, che – secondo l’accusa – erano provento di illeciti riconducibili all’imprenditore Diego Anemone e agli appalti per i Grandi Eventi. In particolare, l’attenzione degli investigatori e’ ora concentrata su un’operazione fatta dall’architetto il 7 luglio 2004, giorno successivo al contratto con il quale Scajola acquistò l’appartamento di fronte al Colosseo.
Quel 7 luglio Zampolini – secondo quanto scrive oggi La Stampa – si recò nell’agenzia di largo Argentina della Deutsche Bank (dove aveva ottenuto gli assegni finiti – secondo l’accusa – nell’operazione Scajola) e negoziò 520 mila in contanti, chiedendo e ottenendo l’emissione di 52 assegni da 10 mila euro ciascuno all’ordine di un tale Maurizio De Carolis.
Gli investigatori ritengono possa trattarsi di un’altra provvista che abbia concorso al pagamento di un appartamento, ma non hanno finora rintracciato – sempre secondo quanto scrive la Stampa – ne’ il beneficiario degli assegni, ne’ l’operazione di compravendita.
In questo contesto, sarebbero all’esame numerosi rogiti fatti davanti al notaio romano Gianluca Napoleone, lo stesso dell’acquisto della casa da parte dell’ex ministro Scajola.
Un altro fronte investigativo – scrivono Corriere della Sera e Repubblica – mira ad approfondire i rapporti che l’imprenditore Diego Anemone aveva stretto in Vaticano. Tali accertamenti muovono dalle dichiarazioni fatte dall’autista di Angelo Balducci (tuttora in carcere), il tunisino Laid Ben Hidri Fathi: questi ha, tra l’altro, riferito di aver più volte accompagnato Anemone oltre Tevere e che l’imprenditore era in rapporti frequenti con mons. Francesco Camaldo, per 15 anni segretario del cardinale Ugo Poletti e poi cerimoniere del Papa.
In un’altra inchiesta – della quale era titolare l’allora pm di Potenza Henry John Woodcock – era emerso che mons. Camaldo aveva chiesto ed ottenuto da Angelo Balducci, una somma di denaro (280 mila euro) per estinguere un debito. Quali erano i motivi dei frequenti incontri tra Anemone e mons. Camaldo? Ed e’ stato mons. Camaldo ad aver introdotto Balducci ed Anemone tanto “dentro” le mura vaticane da consentire loro di gestire i presunti “affari” attraverso Propaganda Fide e la Congregazione del preziosissimo Sangue, di cui era economo don Evaldo Biasini, ormai noto come don Bancomat?: Sono due aspetti sui quali – secondo quanto scrivono Corriere della sera e Repubblica – i magistrati di Perugia vogliono vederci chiaro.