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L’ATTEGGIAMENTO DELLE REGIONI E DEL GOVERNO SUL RIPARTO DEL FONDO SANITARIO ANTICIPA I RISCHI DEL FEDERALISMO REGIONALE

Le difficoltà che si registrano nella discussione sulla ripartizione del fondo sanitario 2011 al tavolo della Conferenza delle Regioni rappresentano un segnale d’allarme che non va sottovalutato.

E’ passato poco più di un mese dalla sottoscrizione – il 16 dicembre 2010 – dell’Intesa Governo-Regioni sul decreto in materia di federalismo fiscale regionale e costi standard per la sanità ma i principi contenuti nel provvedimento, non ancora discusso nelle competenti commissioni parlamentari, non sono sufficienti a guidare scelte delle Regioni capaci di garantire il finanziamento della spesa sanitaria, sia pure ancorata a costi standard, sia nelle Regioni del Nord che in quelle del Sud. Il decreto contiene una formula di riparto che non fa nessun passo avanti e rischia di riprodurre anche in futuro i divari fra Nord e Sud che sono alla base dello scontro in atto sulla ripartizione dei fondi dell’anno in corso.

Avendo partecipato alla discussione sul piano di riparto da assessore regionale della Calabria negli anni 2005/2007 so bene che la discussione ruota sul peso che va attribuito all’anzianità della popolazione ma so anche che tutti i principi (compreso quello appena citato) vanno applicati con equilibrio guardando al risultato che, negli anni del Governo Prodi, non poteva prescindere dalla riduzione del divario tra il Nord e il Sud del Paese.

Nel maggio 2007, nella relazione di presentazione del nuovo piano sanitario, segnalavo “i successi registrati dalla nostra Regione negli ultimi due anni, in sede di ripartizione del fondo sanitario nazionale, dove per la prima volta dopo 10 anni l’assegnazione è stata superiore alla media nazionale”. Erano questi risultati, ottenuti con il consenso anche delle regioni del Centro e del Nord, sotto la guida del Ministro Turco che al tavolo nazionale non perdeva occasione per ribadire l’obiettivo di mantenere unito il Paese, a rendermi fiduciosa per il futuro. Negli anni successivi le cose sono via via cambiate ma le ragioni del Sud e della Calabria sono valide oggi come erano valide ieri.

E’ per questo che la battaglia di Scopelliti per la Calabria va sostenuta, come vanno sostenute le ragioni degli altri Presidenti delle Regioni del Sud che debbono fare valere senza tentennamenti il principio, già accettato in anni pregressi dal tavolo nazionale, che bisogna tener conto delle condizioni socio economiche delle varie Regioni. Accanto all’anzianità della popolazione, infatti, l’altra variabile che influenza strutturalmente i fabbisogni sanitari a livello territoriale è quella connessa alla deprivazione sociale e di questa variabile si deve tener conto in modo appropriato nel riparto 2011 e nel decreto sul federalismo regionale.

Questa battaglia, che vedrà un momento significativo nella riunione delle Regioni prevista nei prossimi giorni, acquista oggi un particolare significato perché, a seconda dell’opzione prescelta, qualifica o meno in senso solidale il federalismo regionale.

Su questo fronte i parlamentari meridionali devono prestare grande attenzione e sostenere in sede politica e in sede parlamentare le ragioni delle regioni di appartenenza la cui prospettiva di crescita e di sviluppo sarebbe seriamente messa a rischio da una scelta che amplifichi le differenze e le iniquità.

Stupisce, in questo scenario, l’assordante silenzio del Pdl, che dopo aver ottenuto nel 2008 il consenso del 45% degli elettori meridionali, ha accettato supinamente nel Governo e in Parlamento l’egemonia nordista della Lega.

Doris Lo Moro – parlamentare PD