torna alla home di dorislomoro.it

www.dorislomoro.it

Intervista a Doris Lo Moro – Mezzoeuro 8 maggio 2010

Faccio mio l’allarme di Guccione

Il deputato Doris Lo Moro rientra a pieno titolo nel Pd calabrese. «Bersani non può rimanere estraneo al declino del partito in Calabria. Costi quel che costi bisogna ripartire. Io sono disposta ad esserci»

di Francesca Gabriele

Militare in un partito presuppone anche l’essere dotati di senso di responsabilità che sembra proprio non mancare al deputato Doris Lo Moro, la quale, subito dopo la pubblicazione della lettera inviata dal segretario regionale del Pd, Carlo Guccione al segretario nazionale, Pierluigi Bersani, ha annunciato il suo ritorno attivo nel partito, dopo l’autosospensione, Guccione, lo ricordiamo, all’interno della missiva ha sollecitato l’apertura di una nuova fase politica chiedendo che si ponga definitivamente la parola fine a quelle che nero su bianco ha definito «vecchie pratiche intrise di tatticismi e di furbizie». Parole, quelle del segretario regionale, che si sono trovate in sintonia perfetta con il pensiero della Lo Moro che non ha dubbi: «Occorre ripartire per rilanciare il Pd in Calabria tagliando definitivamente i ponti con il partito delle tessere e dei tatticismi».

Della fase critica che sta attraversando il Partito democratico calabrese, delle posizioni discutibili di Bova, Adamo e dello stesso Loiero, dell’assenza di Minniti e di tanto altro, noi di Mezzoeuro, abbiamo voluto parlarne con il deputato Lo Moro.

Onorevole, c’è chi minaccia di lasciare il Pd e c’è chi come lei decide di porre fine all’autosospensione. Cos’ è cambiato nelle ultime ore?
“Personalmente, non ho mai pensato di andare via dal Pd. Mi sono autosospesa dal partito calabrese rimanendo parte integrante del gruppo parlamentare ed intensificando il lavoro, tanto che in questi mesi, ho sostenuto in aula provvedimenti molto importanti: dalla mozione sull’immigrazione, al decreto legge salvaliste. Questo è il segno tangibile che non ho mai abbondato il Pd.”

Lei, non ha condiviso il modo con il quale è stata affrontata la questione elezioni regionali. Perché?
“La competizione elettorale si è rivelata una catastrofe. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.”

Una catastrofe figlia di chi?
“In parte viene da lontano ed è anche il frutto di come si è lavorato. Di come si è arrivati alla ricandidatura di Loiero, per non parlare delle deroghe che sono state accordate. Quella appena trascorsa non poteva essere la mia campagna elettorale. Un tutto contro tutti che ha portato alla sconfitta. Il tutto contro tutti avviene sempre tra un gruppo oligarchico. In Calabria, dopo un iniziale momento che sembrava essere positivo, in cui si era detto: fuori le statue di sale, i pacchetti delle tessere, i capibastone (il riferimento è all’epoca veltroniana, ndr), si è finito per decidere tutto sulla base di equilibri provati tra i vari capicorrente. Se tutto contro tutti significa: Bova contro Loiero, Adamo contro Loiero, e tutto questo si svolge all’interno del teatrino della politica, non mi preoccupo.”

Come fa a non preoccuparsi?
“Questi personaggi rischiano di spegnere la passione dei militanti. La denuncia che ha fatto ieri Guccione va interpretata.”

Lei come l’ha interpretata?
“Questo è il momento di testimoniare che esiste un altro modo di fare politica che non è quello di trovare un equilibrio tra i gruppi
di potere, ma cominciare a parlare dei problemi che interessano le persone. Problemi che non sono riconducibili ai ruoli di Tizio e di Caio, bensì alla capacità di affrontare temi politici importanti. La mia non è una guerra di posizione. Non ho nulla da chiedere o da ottenere. Voglio solo aiutare il Pd a radicarsi tra la gente.”

Il primo anno dell’esecutivo Loiero doveva essere quello della svolta. Sono, invece, partiti degli attacchi feroci nei suoi confronti che, in quella fase, ricopriva il ruolo di assessore con delega alla salute. La guerra tra bande ha avuto luogo nel periodo appena citato?
“La composizione degli equilibri era soprattutto tra presidente e vice. Purtroppo dobbiamo parlare sempre delle stesse persone nei confronti delle quali, lo sottolineo, non nutro astio. Contesto solo il loro modo di fare politica. Per quanto riguarda la fase alla quale fa riferimento nella sua domanda, è stato contrassegnata dall’omicidio Fortugno. I contrasti nei miei confronti hanno avuto luogo subito dopo, nel corso del secondo anno di amministrazione, quando iniziavano ad arrivare a compimento gli atti di riforma sui quali lavoravo.”

Si è data una spiegazione sul perché Nicola Adamo l’ha attaccata quando ricopriva il ruolo di assessore alla salute?
“Apprezzo l’intelligenza di Nicola Adamo. C’è, però, da dire che, quando lui e il gruppo che decide per lui, si orientano su azioni di contrasto nei confronti di qualcuno, non ha eguali. So bene di essere stato un obiettivo del gruppo dirigente dell’epoca (il riferimento è agli ex Ds, ndr). La logica di questa oligarchia di partito era quella di non consentire che altri crescessero. In quegli anni le soddisfazioni che raccoglievo non potevano che dare loro fastidio. C’era da spazzare via il consolidamento di una leadership che in quel momento io potevo rappresentare.”

Bova e Adamo sono stati parte dell’esecutivo Loiero fino all’ultimo giorno. Possono oggi chiamarsi fuori addossando la responsabilità a chi gestisce da pochi mesi questo partito?
“No. Questa è una sciocchezza. Le responsabilità sono parte di tutti, compresa me medesima e Guccione. Ci sono stati momenti in cui potevamo parlare e non l’abbiamo fatto. Certo, c’è chi responsabilità ne ha di più, chi meno. Non c’è dubbio che Loiero, Bova e Adamo dall’inizio di questa storia rappresentano la faccia della stessa medaglia. Litigano, ma poi compongono il tutto. Serve un colpo di spugna.”

In tutto questo Minniti ha avuto un ruolo?
“Il limite di Minniti è quello di aver dovuto poggiare il ruolo di segretario sempre su qualcuno dei soggetti citati prima. Non ha lavorato per costruire un seguito personale. La sua solidarietà nei miei confronti è rimasta sempre nel privato. Non è mai diventata una battaglia politica. In questo momento anche lui sta pagando un prezzo. Non c’è in questa discussione perché non ha gli strumenti per dire la sua ed essere decisivo. Minniti ha le sue responsabilità.”

La minaccia di uscire dal partito. Gli attacchi al segretario regionale. Cosa temono i potenti del Pd?
“Le minacce non m’impressionano. Sono convinta che se alle prossime elezioni ci presenteremo senza i soliti nominativi creceremo. Mi chiede cosa temono. Temono di rimanere fuori dai giochi del futuro. Il loro è un virus: non sono mai grati a nessuno. Non sono mai soddisfatti di nulla.”

Dove vuole arrivare Loiero?
“Uno che perde in questo modo dovrebbe avere il coraggio di ridimensionare le sue aspettative e pensare che ha avuto tanto dalla politica.”

E Bova e Adamo?
“Vale lo stesso discorso. A preoccuparmi sono le difficoltà che incontrano i giovani ad entrare nella politica occupata dai settantenni.”

Dove porterà la strada intrapresa da Carlo Guccione?
“L’augurio che mi faccio è che il segretario regionale riesca ad allertare l’attenzione del Nazionale sulla questione calabrese. Bersani non può rimanere estraneo al declino del partito in Calabria. Costi quel che costi bisogna ripartire. Io sono disposta ad esserci.”

Condivide l’allarme di Guccione?
“Oggi condivido l’allarme di Guccione e mi trovo nella sua stessa posizione: quella di chi non ha nulla da chiedere, ma qualcosa da offrire, in primis, l’impegno per la costruzione di un partito che sappia far crescere nuove leadership e che guardi in avanti.”

Si parla di commissariamento. Del Pd?
“Questa strada, leggendo la lettera inviata da Guccione a Bersani, la vedo aperta. Non ho paura del commissariamento se questo significa fare tutti un passo indietro per costruire un partito plurale.”