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Interrogazione a risposta scritta – Presidente del Consiglio

Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell’interno.

Per sapere – premesso che:

il 25 luglio 2011, il capogruppo del gruppo consiliare «Primavera Andreolese», Pino Commodari, a seguito di richiesta di accesso agli atti, riceveva una nota da parte del sindaco di S. Andrea Jonio (Catanzaro), Gerardo Frustaci, recante la stessa data del 25 luglio 2011 ed il n. 5006 di protocollo, nella quale quest’ultimo contestava la sua richiesta sul presupposto che la stessa, unitamente ad asserite numerose e prolungate visite presso gli uffici comunali, fosse di intralcio al regolare soddisfacimento dei pubblici servizi. In conclusione il sindaco faceva presente che, per novanta giorni, i responsabili dei servizi erano diffidati a non dare corso all’istanza;

con successiva nota del primo agosto 2011, il Commodari, sempre nella qualità di capogruppo, informava il prefetto di Catanzaro della grave presa di posizione assunta dal sindaco;

come riportato anche dalla stampa, che si è occupata più volte della vicenda, il prefetto interveniva sottolineando che la giurisprudenza amministrativa confermava per i consiglieri comunali il «non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere d’utilità all’espletamento del loro mandato» e invitando il sindaco «a mettere in atto ogni iniziativa idonea a soddisfare le legittime esigenze della minoranza consiliare»;

in data 23 agosto 2011, il Commodari inoltrava ai responsabili dei competenti servizi comunali richiesta di rilascio delle copie giacenti presso i rispettivi uffici e per le quali era già stata prodotta istanza ma gli stessi, con nota del 5 settembre 2011, prot. n. 5910, comunicavano la loro non disponibilità ad evadere la richiesta;

l’atteggiamento tenuto dal sindaco e, conseguentemente, anche dai responsabili dei servizi, si pone in palese contrasto non soltanto con le disposizioni di legge in materia, ma anche con quelle regolamentari, che tendono a garantire ai consiglieri comunali il più ampio accesso agli atti, al fine di assicurare il controllo sulla correttezza e la legittimità dell’azione della pubblica amministrazione, come, peraltro, pacificamente riconosciuto anche dalla giurisprudenza amministrativa;

ed invero, l’articolo 43 del decreto legislativo n. 267 del 2000 riconosce ai consiglieri comunali, per un efficace espletamento del loro mandato, un diritto all’informazione inteso in senso lato, a cui si contrappone l’obbligo per gli uffici di fornire ai richiedenti tutte le notizie in loro possesso. A tale diritto all’informazione si accompagna un altrettanto ampio diritto di prendere visione ed estrarre copia degli atti dell’amministrazione comunale, diritti anch’essi collegati all’efficace esercizio delle funzioni pubbliche connesse allo svolgimento della carica. Detto strumento è necessario per consentire al consigliere comunale di esercitare il proprio mandato, verificando e controllando il comportamento degli organi istituzionali e decisionali del comune, ragion per cui non gli si può opporre alcun diniego, atteso che, in caso contrario, si finirebbe per porre in essere un illegittimo impedimento ad un efficace espletamento di quel mandato, non consentendogli di attuare un’adeguata verifica sul corretto operato del sindaco e della giunta. A fronte di tale diritto del consigliere comunale vi è, quindi, l’obbligo del sindaco e degli uffici di porre in essere le condizioni per garantire un corretto esercizio dello stesso, senza frapporre ostacoli ed atteggiamenti ostruzionistici di sorta;

in tal senso, del resto, si era già in precedenza espresso il prefetto di Catanzaro, che, di fronte ad un episodio analogo, inviava al sindaco del comune di Sant’Andrea Jonio la nota protocollo n. 0083574 del 13 dicembre 2010, con cui lo diffidava a garantire l’accesso agli atti ai consiglieri di minoranza;

il comportamento omissivo dell’amministrazione comunale di S. Andrea Jonio, tuttora in essere, è fonte di gravissimo danno e per i consiglieri comunali, che si vedono privati della possibilità di svolgere liberamente le proprie funzioni, oltre che, considerata la lunghezza del termine, anche della possibilità di impugnare tempestivamente eventuali provvedimenti illegittimi, e per i cittadini stessi, che si trovano a non avere alcun rappresentante messo nelle condizioni di controllare la regolarità e la legittimità dell’azione amministrativa per un periodo eccessivamente lungo;

a ciò è da aggiungersi che la presa di posizione contestata è suffragata da motivazioni risibili, se è vero che mai si è registrata duplicazione di richieste e mai alcun consigliere ha effettuato «visite» presso gli uffici comunali protrattesi al di là del tempo necessario a prendere visione degli atti o a richiederne copia;

ciò che, però, appare ancora più grave è il fatto che, con tale operazione, il sindaco si garantisce, per ben 90 giorni, la possibilità di operare in assenza di qualsivoglia tipo di controllo, in contrasto con quei princìpi di democraticità che dovrebbero governare l’azione amministrativa nonché dei diritti di quella parte della popolazione andreolese che ha conferito ai consiglieri di opposizione il mandato ad effettuare il necessario controllo sulla legittimità ed imparzialità di quell’azione;

sono da ritenere inammissibili applicazioni distorte ed interpretazioni arbitrarie della normativa sull’accesso dei consiglieri che contraddicono il principio costituzionale di buona amministrazione e di trasparenza dell’attività amministrativa -:

se il Governo sia a conoscenza dei fatti denunciati;

se e come intenda intervenire nella vicenda al fine di ristabilire l’agibilità democratica nella cittadina calabrese in particolare, se non ritenga opportuno sottoporre la questione descritta in premessa all’esame della Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi di cui all’articolo 27 della legge n. 241 del 1990 affinché essa eserciti i propri poteri di vigilanza ed accesso a tutela delle legittime esigenze della minoranza consiliare del comune di S. Andrea Jonio (Catanzaro).

LO MORO (4-13849)