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Interrogazione a risposta scritta – Ministro dell’Interno

Al Ministro dell’interno.

- Per sapere – premesso che:

secondo notizie largamente diffuse dalla stampa, circa un mese fa, nel corso di un’udienza del processo «Testamento» che si sta svolgendo davanti alla corte di appello di Reggio Calabria, il collaboratore di giustizia Roberto Moio affermava che le società partecipate del comune reggino fossero controllate dalla ‘ndrangheta, indicando per le singole società la cosca che ne aveva il controllo («la Fata Morgana è degli Zito-Bertuca; la Multiservizi era gestita… da Pino Rechichi, vicino ai Tegano, e la Leonia è dei Fontana»);

nel citato processo è coinvolto, tra gli altri, un ex consigliere comunale, Massimo Labate, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per il quale il procuratore generale ha chiesto la condanna a dieci anni di carcere, in esito ad una articolata requisitoria in cui, secondo quanto riportato dalla stampa locale, il rappresentante della pubblica accusa ha, in particolare, affermato «nessuno pensi che l’idea delle società miste del Comune sia nata nelle stanze di alcuni palazzi della politica, ma è il frutto di riunioni di ‘ndrangheta»;

le società partecipate sono state al centro dell’indagine della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti che ha anche cercato, per alcune di esse, di capire perché il comune di Reggio ha aderito a più società con lo stesso oggetto, senza ottenere, a quanto risulta agli interroganti, alcun chiarimento dal presidente della regione, Scopelliti, che, secondo quanto si legge nella relazione approvata dalla Commissione nella seduta del 19 maggio 2011, ha dichiarato «di non ricordare i motivi che lo avevano indotto, pur essendo egli al tempo sindaco, ad aderire a due distinte società, benché aventi lo stesso oggetto»;

aldilà di tale particolare, la Commissione d’inchiesta si è occupata lungamente delle partecipate reggine ed ha molto insistito sulle anomalie riscontrate, segnalando anche che alcune di esse determinavano un «fondato sospetto» di infiltrazioni mafiose;

nei giorni scorsi, nell’ambito di un’operazione coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sono state eseguite undici ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere di stampo mafioso che hanno colpito esponenti del clan Tegano ma anche professionisti che lavoravano al servizio delle cosche. Nell’ambito di tale inchiesta è emerso, in particolare che la Reci.im s.r.l., in mano al clan Tegano e retta da uno degli arrestati, Giuseppe Richichi, controlla il 33 per cento della «Gestione servizi territoriali» s.r.l. che, a sua volta, controlla la Multiservizi spa. Per la Multiservizi, pertanto, sembra trovare conferma l’assunto del pentito;

il comune di Reggio Calabria è da mesi al centro dell’attenzione anche per altre vicende, anch’esse oggetto di verifica amministrativa e giudiziaria. Qualche mese fa, tra l’altro, si è suicidata, ingurgitando acido muriatico, Orsola Fallara, dirigente a contratto del predetto comune che ha retto per anni il settore finanziario. Una verifica effettuata dopo tale episodio ha accertato un buco nel bilancio comunale di particolare entità (si dovrebbe trattare di circa 170 milioni di euro);

il contesto di confusione amministrativa e di disamministrazione che emerge da tali vicende non è in sé indicativo di infiltrazioni mafiose anche se, per comune esperienza, è proprio la cattiva amministrazione a rendere possibili e a favorire le pressioni e le infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione della cosa pubblica;

è del 21 novembre 2011 la notizia che il sindaco di Reggio, accompagnato dal presidente del consiglio di amministrazione della Multiservizi, ha illustrato al prefetto «le iniziative poste in essere dagli organi societari per tutelare l’azienda e l’Amministrazione comunale». Si tratta però di iniziative tardive;

nonostante il comune sia oggi retto da una nuova amministrazione, a seguito dell’elezione del sindaco Arena, sembra opportuno, ed anzi necessario, verificare se ci sono state pressioni ed infiltrazioni che hanno trovato spazio nell’amministrazione comunale e nell’apparato burocratico del comune, a partire dal settore cui è affidata la vigilanza e il controllo sulle partecipate -:

se sia a conoscenza dei fatti sopra riferiti e quali iniziative di sua competenza intende intraprendere;

se non ritenga di attivare gli accertamenti necessari, disponendo l’accesso presso il comune di Reggio Calabria ai sensi dell’articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000.

(4-13992) LO MORO, VILLECCO CALIPARI, GARAVINI, LARATTA e OLIVERIO.