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INTERROGAZIONE a risposta scritta – convenzione della Regione Calabria con Infrastrutture Lombarde spa

Al Ministro della Salute
Al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti

Per sapere – premesso che:

con precedente atto di sindacato ispettivo 4/11154, indirizzato al Ministro della Salute e pubblicato in data 7.03.2011, si sollecitava, in particolare,“adeguata vigilanza sull’esecuzione dell’accordo di programma stralcio stipulato nel dicembre 2007” tra il Ministero della salute e la Regione Calabria “per la costruzione dell’ospedale di Vibo Valentia” e di “altri tre nuovi ospedali … (localizzati rispettivamente a Catanzaro, nella Sibaritide e nella piana di Gioia Tauro)” denunciando che “a distanza di oltre tre anni” dalla stipula dell’accordo e nonostante la dichiarazione dello stato di emergenza, con contestuale nomina di un commissario per la costruzione delle nuove strutture sanitarie, si era “lontani dall’avvio dei lavori”;

le perplessità, sollevate nell’interrogazione sopra richiamata e ancora in corso, non sono state in alcun modo superate dalle informazioni fornite dal Presidente della Regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, nominato commissario a fine luglio 2010, a seguito di decreto di commissariamento della sanità calabrese, il quale, nel corso di una conferenza stampa, in data 14 maggio 2011, garantiva “procedure record” per la realizzazione degli ospedali e annunciava l’avvio dei lavori entro un anno, con ciò confermando ritardi e difficoltà;

in realtà l’unica novità emersa, illustrata dal Commissario e Presidente Scopelliti in occasione della stessa conferenza stampa, è che la Regione Calabria ha stipulato un protocollo d’intesa con la Regione Lombardia, con cui si prevede l’utilizzo di Infrastrutture Lombarde s.p.a. per la realizzazione dei nuovi ospedali calabresi;

sulla scelta fatta dal Commissario – che, anziché risolvere i problemi, ha individuato il soggetto (esterno) cui demandarne la soluzione – sono stati sollevati dubbi dalla CGIL regionale che, forte anche del parere problematico fornito dal Comitato di sorveglianza della Stazione Unica Appaltante della Regione Calabria, con una nota del segretario generale calabrese, Sergio Genco, e della segretaria regionale, Mimma Iannello, pubblicata sulla stampa regionale in data 27 maggio 2011, mette in discussione il contenuto della convenzione e l’importo del compenso riconosciuto a Infrastrutture Lombarde s.p.a. per il lavoro di supporto alla struttura commissariale, pari al “2,7% del costo complessivo dei lavori, compresi gli oneri per la sicurezza, le attrezzature e gli arredi”, denunciando “il rischio che dietro l’asse politico con la Lombardia” possano “celarsi gli interessi di società che detengono il monopolio sulla realizzazione di grandi opere pubbliche”;

in verità lascia perplessi il rapporto con la società lombarda, basato su una convenzione tra le due regioni (Calabria e Lombardia);

non si conosce il rapporto che lega la società alla Regione Lombardia, tale da legittimare un affidamento diretto di una commessa al di fuori delle regole dell’evidenza pubblica, considerato che per importi presunti così elevati è necessario il ricorso alla gara pubblica;

né è sufficiente sapere che si tratta di una società partecipata dalla Regione Lombardia, poiché tale caratteristica strutturale e giuridica non implica la sua esenzione dalle regole della concorrenza, né la esonera dal rispetto delle norme sulla pubblicità dei bandi e sulla apertura alla partecipazione di altri soggetti, individuali o collettivi, italiani e comunitari, abilitati ad erogare il medesimo tipo di prestazione professionale;

dai dati di cui si è a conoscenza attraverso la stampa, sembrerebbe che il procedimento incorra nelle violazioni derivanti dalla mancata applicazione della disciplina comunitaria, come recepita nelle vigenti norme in materia;

neppure un ipotetico rapporto di concessione amministrativa di appalto, conferita dalla Regione Lombardia alla Infrastrutture Lombarde s.p.a., potrebbe giustificare la prestazione di servizi all’esterno della Regione medesima, che si trasformerebbe impropriamente in un soggetto che acquisisce commesse da affidare a propri concessionari;

nel presente caso, così come sopra ricostruito, si è al di fuori del rapporto di collaborazione tra due istituzioni, ma si profila un fenomeno di intermediazione a favore di un soggetto privato, la cui natura giuridica non muta in presenza di un capitale sottoscritto da un soggetto pubblico;

non può poi trascurarsi il fatto che l’effetto sostanziale della convenzione con la Regione Lombardia è che somme consistenti della sanità calabrese, che potrebbero essere spese sul territorio, trasmigrerebbero verso altre regioni;

se poi si considera l’importo dei fondi che già vengono erogati per la mobilità passiva alle altre regioni, ed in particolare, alla Regione Lombardia, diventa difficile capire quale delle due regioni riceve sostegno dall’altra (se è la Calabria a ricevere supporto o è la Lombardia a pareggiare i propri bilanci e quelli delle sue partecipate anche con fondi dirottati dalla Calabria);

alla luce di quanto successo con l’advisor nominato e pagato per la quantificazione del disavanzo, che ha prodotto risultati ballerini, trascinando nel ridicolo la sanità calabrese, in una fase delicata come quella del commissariamento, serve una vigilanza dei Ministeri in indirizzo per garantire la compatibilità delle scelte commissariali, con il piano di rientro sottoscritto dalla regione oltre che con la normativa vigente e le regole del mercato;

se sono a conoscenza della convenzione stipulata tra la Regione Calabria e la Regione Lombardia e degli impegni assunti dalla Calabria verso Infrastrutture Lombarde s.p.a.;

se le scelte effettuate dal Commissario e Presidente Scopelliti sono compatibili con il piano di rientro, oltre che rispettose della normativa vigente e delle regole del mercato;

se e come ritengono di intervenire, ciascuno per le proprie competenze, per garantire l’osservanza delle regole e l’efficacia e la tempestività degli interventi oggetto dell’accordo di programma, richiamato in premessa, stipulato nel dicembre 2007, per i quali a distanza di oltre tre anni e nonostante la dichiarazione dello stato di emergenza, si è lontani dall’avvio dei lavori.

LO MORO