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Interpellanza urgente sulla incostituzionalità della disciplina introdotta dal Consiglio Regionale della Calabria in materia di compatibilità del consigliere regionale

Al Presidente del Consiglio, on.le Silvio Berlusconi
Al Ministro degli Affari regionali, on.le Raffaele Fitto
Al Ministro dell’Interno, on.le Roberto Maroni

Premesso che – Per sapere

Il Consiglio regionale della Calabria con una norma inserita nel Collegato alla manovra di finanza regionale per l’anno 2011 ha sancito, con riferimento al territorio regionale, la compatibilità con la carica di consigliere regionale delle cariche di Presidente e assessore provinciale e di Sindaco e assessore comunale, prevedendo per il consigliere regionale che svolge contestualmente altro incarico (tra quelli citati dalla norma) l’obbligo di “optare e percepire solo una indennità di carica”.

Nel testo della norma si legge testualmente che la compatibilità viene introdotta “anche in deroga a quanto previsto dall’articolo 4 L. 154/81 e dall’articolo 65 D. Lgs. 267/00”, il quale ultimo disciplina sul piano generale e con riferimento all’intero territorio nazionale, le incompatibilità del consigliere regionale, prevedendo espressamente che “Il presidente e gli assessori provinciali, nonché il sindaco e gli assessori dei comuni compresi nel territorio della regione, sono incompatibili con la carica di consigliere regionale”.

Peraltro, a seguito della riforma del Titolo V, che rafforza le autonomie regionali e la potestà legislativa delle Regioni, si è posto il problema della derogabilità della normativa statale sulle incompatibilità del consigliere regionale, con esito negativo sancito da sentenze della Corte Costituzionale che hanno espressamente affermato che “la competenza legislativa regionale in questione vale «nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica»” (cfr. Cort. Cost. sent. 201 del 2003) .

Ne discende l’obbligo delle Regioni di legiferare nel rispetto dei principi generali in materia, che, in mancanza di ulteriore normativa, non possono che ricavarsi, allo stato della legislazione, dall’art, 65 del D. Lgs. 267 del 2000.

Argomenta ancora la Corte che “non la regola dell’art. 65 del decreto legislativo n. 267 del 2000, dunque, deve assumersi come limite alla potestà legislativa regionale, ma il principio ispiratore di cui essa è espressione. Il principio in questione consiste nell’esistenza di ragioni che ostano all’unione nella stessa persona delle cariche di sindaco o assessore comunale e di consigliere regionale e nella necessità conseguente che la legge predisponga cause di incompatibilità idonee a evitare le ripercussioni che da tale unione possano derivare sulla distinzione degli ambiti politico-amministrativi delle istituzioni locali e, in ultima istanza, sull’efficienza e sull’imparzialità delle funzioni, secondo quella che è la ratio delle incompatibilità, riconducibile ai principi indicati in generale nell’art. 97, primo comma, della Costituzione… In sintesi: il co-esercizio delle cariche in questione è, a quei fini, in linea di massima, da escludere. Il legislatore statale, con il citato art. 65, ha messo in opera il principio anzidetto, tramite la predisposizione di una regola generale di divieto radicale. Ma ciò non esclude scelte diverse nello svolgimento del medesimo principio, con riferimento specifico all’articolazione degli enti locali nella Regione, naturalmente entro il limite della discrezionalità, oltrepassato il quale il rispetto del principio, pur apparentemente assicurato, risulterebbe sostanzialmente compromesso”.

Non c’è dubbio che l’art. 46 del collegato alla manovra di finanza della Regione Calabria per l’anno 2011, ponendosi in deroga con la normativa statale in materia, supera i limiti di autonomia legislativa in materia e si traduce in una elusione di un principio generale.

Tale problematica è oggetto di vivace discussione in Calabria, anche perché l’adozione della nuova normativa, inserita in una sede impropria (il collegato alla finanziaria), non era presente nell’agenda politica regionale e non è stata preceduta da alcun dibattito in materia, nell’ambito del quale le ragioni di incostituzionalità sarebbero state sollevate così come sta avvenendo in questi giorni sulla stampa locale (cfr. articolo “Sull’incompatibilità la Corte Costituzionale ha già fatto chiarezza” a firma di Claudio Cavaliere, segretario generale della Legautonomie calabrese, pubblicato su “Il quotidiano della Calabria” in data 6.01.2011).

Pertanto, alla luce del contenuto dell’art. 46 del Collegato alla manovra di finanza della regione Calabria per l’anno 2001 e del fatto che con tale norma il Consiglio Regionale calabrese va oltre la sua, competenza, eludendo un principio generale al cui rispetto sono tenute tutte le Regioni italiane, se il Governo non ritiene urgente e necessario impugnare, perché incostituzionale, la normativa regionale in questione.

Lo Moro, Ventura, Amici, Bressa, Zaccaria, Minniti, Giovanelli, Naccarato, Fontanelli, Ferrari, Bordo, D’Antona, Cesare Marini, Oliverio, Laratta, Laganà Fortugno, Fiano, Ferranti, Bratti, Garavini.