torna alla home di dorislomoro.it

www.dorislomoro.it

Interpellanza urgente – Presidenza del Consiglio

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell’interno, il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il Ministro della salute,

per sapere – premesso che:

lo scorso 23 giugno è stata approvata dalla Camera dei deputati la risoluzione in assemblea 6-00084 sul ciclo dei rifiuti in Calabria che richiama i risultati della relazione della immissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti approvata all’unanimità il 19 maggio 2011;
negli atti suddetti si legge che «l’esito delle iniziative commissariali è stato del tutto insoddisfacente, posto che le società miste pubblico-private, costituite dal commissario per realizzare la raccolta differenziata, versano tutte in stato di insolvenza e che la raccolta differenziata non è decollata, essendo, pressoché, inesistente sul 90 per cento del territorio regionale, a tal punto da raggiungere, nella media, la modesta percentuale del 4,2 per cento per gli anni 2005, 2006, 2007 e 2008» e che «il motivo principale di tale fallimento deve essere individuato nei numerosi conflitti tra l’ufficio del commissario e gli enti locali che hanno paralizzato tutte le iniziative dei vari commissari delegati succedutisi nel tempo»;
rispetto alle discariche nelle conclusioni della commissione di inchiesta si legge: «in Calabria non sono state realizzate nel corso di tutto il commissariamento né nuove discariche pubbliche, né impianti di trattamento, sicché tutto il sistema delle discariche e degli impianti di trattamento è affidato ai privati» e «in tale contesto ambientale non deve destare perplessità il fatto che la Calabria sia terra di smaltimento di rifiuti speciali, anche pericolosi, posto che l’agenzia nazionale per l’ambiente, l’Ispra, ha calcolato una capacità di smaltimento di rifiuti speciali calabrese molto alta, di quasi 43 mila tonnellate per anno, pari a circa il 7 per cento dei rifiuti nazionali, quantitativo che non corrisponde assolutamente alla produzione dei rifiuti speciali nella regione»;
la relazione inoltre individua delle responsabilità specifiche del commissario gli inadempimenti hanno investito anche il Sin di Crotone, Cerchiara e Cassano, dal momento che nel periodo di competenza che va dal mese di novembre 2002 al mese di giugno 2008, quando i siti inquinati sono stati consegnati alla Syndial, l’ufficio del commissario per l’emergenza rifiuti non ha provveduto a porre in essere iniziativa alcuna per la messa in sicurezza e/o la bonifica dei siti inquinati lasciando ineseguite le decisioni assunte nelle varie conferenze dei servizi tenute presso il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, probabilmente per deficienze strutturali;
il 18 ottobre 2011 è stata presentata a Crotone la relazione sulle criticità nel settore dei rifiuti e delle bonifiche relativa alla Calabria con la presenza del presidente della commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, onorevole Gaetano Pecorella, del presidente della regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, del sindaco di Crotone, Peppino Vallone e prefetto di Crotone, Vincenzo Panico;
non sembra però che le cose vadano meglio. Secondo quanto si apprende dalle agenzie, il 16 novembre 2011, nella zona della piana di Sibari è stato sequestrato dalla guardia di finanza un terreno di circa 6 mila metri quadrati dove erano stati scaricati abusivamente rifiuti speciali, lastre di eternit e amianto. Il maresciallo della Guardia di finanza di Sibari ha dichiarato all’AgenParl in un’intervista, che dai risultati delle prime indagini il terreno molto probabilmente apparterrebbe all’Anas e si trova in località Contrada Lattughelle;
nello stesso giorno la procura della Repubblica di Paola ha disposto l’arresto dell’imprenditore di Amantea Cesare Coccimiglio, di 75 anni, titolare di un’impresa di produzione di materiali per l’edilizia. L’arresto è stato fatto nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti tossici interrati nell’alveo del fiume Oliva. La magistratura di Paola guidata dal procuratore Bruno Giordano avrebbe accertato l’interramento di 90 mila metri cubi di materiale di risulta. L’inchiesta era nata dal ritrovamento nell’alveo del corso d’acqua ubicato al confine tra i comuni di Amantea, Serra d’Aiello e Aiello Calabro nel basso Tirreno cosentino di rifiuti tossici e radioattivi;
in data 17 novembre 2011 si è appreso dalla stampa che la procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto la misura dell’interdizione dall’esercizio di pubblico ufficio per il commissario per l’emergenza ambientale, il generale della Guardia di finanza Graziano Melandri, (nominato in data 23 febbraio 2011) coinvolto nell’inchiesta sulla gestione della discarica di Catanzaro che stamane ha portato all’arresto dei vertici della società Eneterch, la società che gestisce l’impianto. La richiesta di interdizione è stata avanzata anche per due funzionari dell’ufficio del commissario per l’emergenza ambientale della Calabria, Domenico Richichi, 41 anni, e Simone Lo Piccolo, 29 anni. Le richieste sono state avanzate dal procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, e dal sostituto Carlo Villani;
secondo inchieste giornalistiche tra gli agrumeti e gli oliveti di Cassano allo Jonio sarebbero sepolte circa 35mila tonnellate di ferriti. La regione Calabria ed il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare avrebbero stanziato 3 milioni e mezzo per la bonifica. Il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare avrebbe voluto affidare l’opera di risanamento alla Syndial del gruppo Eni;
gli inquirenti della procura della Repubblica di Crotone hanno disposto il 9 marzo 2010 il rinvio a giudizio per 45 persone, tra dirigenti, amministratori e prefetti, coinvolte nello smaltimento illegale delle scorie tossiche provenienti dal vecchio stabilimento Pertusola Sud del gruppo Eni. Come ricostruito dall’indagine, nel 1997 gli alti dirigenti della società Pertusola Sud, in odor di fallimento, avevano un problema enorme: liberarsi di 400mila tonnellate di scarti provenienti dal processo produttivo dello stabilimento metallurgico. Si trattava delle scorie di cubilot contenenti metalli altamente cancerogeni e per i quali la legge prevedeva lo smaltimento in apposite discariche. Gli amministratori della società, poco propensi ad accollarsi i costi, pensarono bene che quelle scorie potevano essere spacciate come materiale di riempimento per sottofondi stradali ed altre opere di edilizia, visto che il decreto Ronchi del 5 febbraio 1998 dichiarava il «cubilot materiale non pericoloso»;
sono 18 i siti messi sotto sequestro nel 2008. 45 imputati dovranno comparire davanti Gup il prossimo 11 maggio per disastro ambientale. Fonti locali descrivono una situazione di inerzia da parte di chi dovrebbe avviare un’opera di bonifica della zona, nonostante i soldi stanziati dallo Stato;
in alcuni dei casi sinteticamente richiamati sembra trattarsi di fatti riferiti all’attualità; il che mette ulteriormente in discussione la validità e l’efficacia di un commissariamento di cui con la risoluzione votata dalla Camera è stata sollecitata la cessazione -:

se il governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;
se i recenti fatti di cronaca siano contemplati nei risultati dei precedenti monitoraggi ambientali o se debbano essere contemplati come fatti nuovi;
quali siano le azioni che il Governo, nell’ambito delle sue competenze, intende intraprendere per vigilare su possibili abusi da parte della malavita locale a scapito della salute pubblica;
quali siano i piani di intervento che si intendono adottare per la bonifica delle aree di interesse nazionale (SIN), i costi e le ditte affidatarie delle opere di risanamento in zone dove negli ultimi anni si è avuta una forte incidenza di carcinomi e che vive soprattutto di agricoltura esportando i suoi prodotti su tutto il territorio nazionale;
se e come il Governo intenda attuare la risoluzione 6-00084 che impegnava il Governo «a intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, in raccordo e leale collaborazione con i competenti organismi nazionali, della regione Calabria e degli enti locali interessati anche al fine di creare le condizioni per una gestione ordinaria del ciclo integrato dei rifiuti»;
se il Governo intenda costituirsi parte civile nei procedimenti in corso;
se non si ritenga di far cessare lo stato di emergenza in Calabria che negli ultimi 14 anni ha causato una spesa di oltre un miliardo di euro senza costruire un sistema integrato di gestione dei rifiuti.

(2-01271)

Lo Moro, Ventura, Bratti, Mariani, Cesare Marini, Villecco Calipari, Minniti, Laganà Fortugno, Laratta.