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In ricordo di Vincenzo Pronestì

Ho conosciuto Vincenzo Pronestì. Sono stata per lui una figura amica, un riferimento tranquillizzante, una persona di cui aveva fiducia.
Certo nel suo atteggiamento nei miei confronti, molto affettuoso e rispettoso, ha pesato il mio ruolo di Sindaco prima e di assessore alla sanità dopo, che mi ha consentito di avvicinarmi all’area del disagio psicologico e mentale e di scoprirne la ricchezza ed il valore. Ma, nel tempo, il rapporto si è consolidato sul piano umano.
Vincenzo non è mai stato molto esigente con me. Si accontentava di piccoli segni di amicizia. Lo incontravo spesso, uscendo di casa. Mi veniva incontro per salutarmi; sempre curato e ben vestito, con il suo dopobarba che profumava di giovinezza. Non mi chiedeva mai niente, se non attenzione per i suoi progressi, per le iniziative cui partecipava.
A Natale di un paio di anni fa si è presentato a casa mia con due panettoni. Ho dovuto spiegargli che ero io a dover offrire qualcosa a lui e non viceversa ma non sono riuscita a convincerlo e ho dovuto accettare almeno uno dei suoi panettoni, facendomi promettere che l’altro l’avrebbe portato a casa sua. Ricordo ancora la scena e l’orgoglio con cui mi ha fatto presente che era in condizioni di farmi un regalo.
Vincenzo aveva due grandi occhi azzurri, sempre sorridenti. Portava con fierezza gli occhiali che sceglieva con cura. Sapeva di avere un problema ma si sentiva anche un bel giovane e lo era.
Se scrivo di lui è perché sono convinta che gli farebbe piacere. Mi mancherà e conserverò un caro ricordo di lui.
Il suo gesto disperato deve però spingerci oltre il ricordo. Qualcosa non ha funzionato dentro di lui. Ma forse gli è anche mancato qualcosa che la società avrebbe dovuto garantirgli. Forse la nostra società, a partire dalle comunità cittadine, dovrebbe fare di più per le persone che vivono situazioni di disagio mentale.
Ma il mondo va in fretta e un suicidio conquista solo un titolo sul giornale.
Non sarà così per la madre di Vincenzo, per la sua famiglia. Non è così per me che gli sono grata per avermi offerto affetto ed amicizia chiedendomi solo di essere ricambiato.

Doris Lo Moro

Pubblicato da “il Lametino”