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Il governo che non c’è, la ‘ndrangheta e la Calabria

Conversazione con Doris Lo Moro di Pino Gullà

E’ appena tornata da Roma. Sono a casa sua ma la vedo meno pimpante del solito. Sono curioso di sapere le “ultime” dalla capitale, del voto sulla mozione di sfiducia. Immagino sia quello il problema dei problemi.

Ma allora, credevate veramente di far cadere il governo?

Non è certo compito dell’opposizione quello di tenere in vita un governo che nei fatti non c’è. La novità degli ultimi tempi che ci ha convinto a presentare una mozione di sfiducia è che il centrodestra è imploso e che dopo la costituzione del gruppo di Futuro e Libertà il governo è andato sotto ogni volta che i finiani hanno espresso un disaccordo. Non solo, con questo pezzo di centrodestra c’è stata una convergenza di vedute anche su questioni squisitamente politiche, come ad esempio sul caso Cosentino e sulla sfiducia a Brancher. Non è un caso che sia l’uno che l’altro si siano dimessi da sottosegretario e da ministro prima che si discutesse la mozione presentata per sfiduciarli. In queste condizioni, con una maggioranza a pezzi non c’era che da provare a fare cadere il governo. E non ci abbiamo creduto solo noi del PD e di IDV. Una mozione di sfiducia è stata presentata anche dal cd. Terzo polo e da parlamentari di gruppi minori.

Ma qualcosa non è andato nel verso giusto se alla fine Berlusconi ha ottenuto la fiducia, sia pure per qualche voto.

All’inizio della legislatura alla Camera dei deputati i numeri della maggioranza erano impressionanti, potevano contare su oltre settanta parlamentari in più. Via via lo spazio di manovra si è ridotto e alla fine la sfiducia ha ottenuto 311 voti contro i 314 che hanno votato contro, confermando la fiducia a Berlusconi. Lo scandalo però non è nei numeri ma nelle persone che ci sono dietro. A determinare la differenza sono stati gli ultimi tre voti, quello di Razzi, di Scilipoti e di Calearo che hanno tutti votato in seconda battuta, quasi a voler sottolineare quanto siano stati decisivi. Si tratta di due parlamentari eletti (o nominati?) nelle liste di IDV e del capolista del PD nella regione Veneto che da tempo ha lasciato il PD. Come e perché abbiano compiuto un passo di questo genere è la domanda che ciascuno si pone. Aldilà delle congetture (che io tra l’altro ritengo fondate) c’è un punto di riflessione ineludibile in questa vicenda: il comportamento dei politici si allontana ogni giorno di più dal senso comune e dall’etica. So bene che il trasformismo non è nato certo oggi ma che un governo nato con una maggioranza poderosa rimanga in vita sul voto di tre transfughi è quanto meno discutibile. Un altro elemento non trascurabile, poi, è che non ha retto il gruppo finiano. Qualcuno era assente, qualcun altro ha votato con il Pdl. Insomma se Berlusconi nella sostanza non ha vinto, Fini ha perso certamente.

Il gruppo del PD è rimasto comunque soddisfatto …

Noi attualmente siamo in 206 e siamo stati tutti presenti, votando compatti la sfiducia. E’ stata presente persino l’on.le Mogherini che diventerà mamma da un momento all’altro. Non solo, la manifestazione dell’11 in piazza San Giovanni dice una cosa precisa: il popolo del PD ha sfiduciato il governo con la sua presenza massiccia in piazza. E queste sono cose che contano per un partito popolare come il PD.

Per la verità le manifestazioni di piazza sono continuate anche dopo il voto …

La giornata del 14 dicembre, aldilà del risultato raggiunto in Parlamento, ha dimostrato che c’è un dissenso molto forte fuori dal palazzo con cui sarà difficile non fare i conti. Inoltre c’è stato un’inquietante riemergere di un clima di scontro violento che sembra rievocare nelle modalità quella strategia della tensione che non abbiamo mai dimenticato.

Nella stessa giornata del 14 dicembre in Calabria ci sono stati arresti e avvisi di garanzia per fatti di mafia che hanno coinvolto la politica regionale. Come dire che se a Roma le cose non vanno bene in Calabria non c’è da stare allegri.

La vicenda giudiziaria che ha coinvolto pesantemente l’ex Sindaco di Siderno avrà il suo corso. C’è un fatto però su cui bisognerebbe riflettere. In questo caso sono stati coinvolti, in misura diversa, due candidati alla regione del centrosinistra e un candidato del centrodestra. Nei mesi scorsi erano già emersi episodi inquietanti che hanno coinvolto altri candidati e addirittura un consigliere eletto nel centrodestra. Sto facendo riferimento ai casi in cui si è parlato di contiguità con la mafia e di rapporti e frequentazioni con cosche. Sarebbe un errore non guardare a questi fatti senza una visione d’insieme. La politica calabrese non deve rincorrere i pacchetti di voti se vuole recidere ogni rapporto di contiguità con la ‘ndrangheta. Il primo salto di qualità è questo, altrimenti tutto il resto diventa velleitario. E non va trascurato che una Calabria ‘ndranghetista e collusa conviene solo a quanti intendono continuare a mantenerla subordinata e prona, nell’interesse delle regioni economicamente più forti.

Beh, qualche cosa di buono sarà pure successo in questo periodo…

Il 12 e 13 dicembre a Rosarno c’è stato il ballottaggio per l’elezione del nuovo Sindaco e ha vinto Elisabetta Tripodi, una donna capace e competente che saprà ridare serenità alla sua comunità. A Rosarno, dopo due scioglimenti del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose e lo scontro con gli immigrati dell’anno scorso, bisognerà ripartire e il nuovo Sindaco sarà una guida affidabile. Ho partecipato attivamente alla sua campagna elettorale e ho subito capito che avrebbe convinto i suoi concittadini. In un’occasione è venuta a Rosarno con me anche il Sindaco di Isola Capo Rizzuto, Carla Girasole, un’altra donna capace che sta operando bene nella sua città. Si è creata una bella solidarietà femminile che ha coinvolto anche altre parlamentari, in particolare Livia Turco. A Rosarno candidare una donna competente ha fatto la differenza.

Ma come è andata la campagna elettorale? Qualcuno aveva persino chiesto che fossero revocate le elezioni.

Anch’io sono intervenuta preventivamente sull’argomento, a seguito dell’arresto di due carabinieri e di un agente di polizia penitenziaria nell’operazione “All Inside2” contro la cosca Pelle di Rosarno, ma per chiedere al Ministero dell’Interno di garantire la regolarità del voto. Bloccare le elezioni sarebbe stata una resa, visto che c’erano candidati e liste che non presentavano problemi. I candidati a sindaco erano tre e quello del PDL non è arrivato al ballottaggio. Alla fine i cittadini hanno dovuto scegliere tra un ex sindaco di centrodestra e la nostra candidata e hanno scelto lei. Quello che è utile sottolineare è che a Rosarno, come in tanti altri paesi della Calabria a forte densità mafiosa, anche se ci sono cosche potenti e radicate c’è tanta gente onesta che ha bisogno di normalità e di serenità.

Questo discorso mi ha fatto ricordare l’estate trascorsa in giro per i paesi all’interno della nostra Regione. Ho preso parte anch’io a molti dei tuoi appuntamenti sul territorio. Ho notato tanta partecipazione, senso della comunità, sensibilità spiccata verso la legalità.

Per capire la complessità ed anche la ricchezza della nostra regione bisogna conoscerla, conoscere i luoghi e la gente. In giro si incontra tanta gente che discute della propria comunità con lo stesso interesse con cui discute della propria famiglia. La gente dei piccoli centri, come quella dei quartieri periferici dei centri più grossi, è più genuina. Sconta la marginalità territoriale con un surplus di impegno civile. Certo non è tutta così ma quella che si presenta in piazza o comunque nei luoghi delle discussioni è quasi sempre ben disposta. Esce di casa per entrare in relazione con gli altri e con gli ospiti è gentile e generosa. Nei centri più grossi le cose si complicano. Spesso chi partecipa alle iniziative lo fa in maniera routinaria e disincantata. Ciò non toglie che il contatto con gli altri è sempre fondamentale.

In alcuni di questi incontri si illustrava la legge “Lazzati”, una legge lametina e calabrese doc per la legalità in Italia. Vedo che le iniziative continuano e la legge viene recepita bene. Non me l’aspettavo …

Intorno a questa legge si è creato un certo entusiasmo proprio perché l’idea è nata sul nostro territorio. Il fatto che con legge sia stato sancito il divieto di propaganda elettorale per i sorvegliati speciali e che sia stata prevista come reato sia l’inosservanza del divieto che il comportamento del politico che si avvale della collaborazione dei mafiosi è recepito come un fatto positivo, chiarificatore. Ora poi si sta passando alla fase operativa. A Rosarno si sono svolte le prime elezioni dopo la sua entrata in vigore e anche questo può avere avuto il suo peso.

Con la paternità della legge “Lazzati” ci siamo presi una rivincita. Per contrasto, poi, ci sono le bombe di Reggio Calabria al Tribunale, alle abitazioni di magistrati e le centinaia di attentati verso gli amministratori calabresi, messi quotidianamente in difficoltà …

Gli enti locali, tra minacce agli amministratori, tagli economici e tentativi di infiltrazioni della criminalità organizzata sono in difficoltà ma costituiscono comunque il luogo da cui ripartire per riprendersi il controllo del territorio e per costruire progetti democratici. L’importante sarebbe mantenere un’interlocuzione con la comunità che le amministrazioni, spesso proprio perché schiacciate dalle difficoltà, finiscono per non coltivare a sufficienza. Quanto alla magistratura calabrese, bisogna ammettere che negli anni che ci lasciamo alle spalle non si è distinta per la sua incisività. Qualcosa sembra cambiare e gli esempi positivi non mancano ma i magistrati calabresi attenti solo all’avvio dei processi sono tanti mentre quello che conta è il risultato finale. Le assoluzioni, sia quando riguardano uomini di ‘ndrangheta sia quando riguardano politici, più che attestare l’innocenza degli inquisiti dimostrano le difficoltà nella fase della raccolta delle prove. Un fenomeno nuovo è poi quello degli attentati ai giornalisti …

E’ stato scritto più di un libro sull’argomento …

E’ un argomento che è stato ben studiato. La novità che ha fatto scattare il meccanismo delle minacce è che molti cronisti hanno cominciato a raccontare i fatti per come si svolgono smettendola di guardare alla ‘ndrangheta come ad un fenomeno circoscritto e chiamando le cose con il loro nome. La reazione dà ragione a Saviano che non perde occasione per sottolineare la forza della parola.

A proposito di Saviano, nella trasmissione “Vieni via con me” di qualche settimana fa è stato ospite don Giacomo Panizza. Mi pare che abbia trasmesso un’immagine positiva.

Mi è molto piaciuto l’elenco letto da don Giacomo che in fondo ha proiettato una luce positiva anche su Lamezia, considerato che vive da noi da tantissimi anni e che, insieme alla sua comunità, è molto radicato sul territorio. E’ stato opportuno il riferimento agli attentati subiti da alcuni componenti del suo gruppo. Si tratta di un episodio di gravità inaudita che è stato probabilmente sottovalutato in città e su cui a suo tempo ho anche presentato un’interrogazione parlamentare. Pensiamo cosa significa sabotare i freni di una macchina guidata da una persona in carrozzina che per immettersi sulla strada deve percorrere una ripida discesa.

Un’occasione positiva, che in qualche modo ha richiamato la reazione dei giovani dopo l’omicidio Fortugno, è stata la manifestazione regionale organizzata a Reggio Calabria immediatamente dopo le bombe di Reggio. Ma anche lì le contraddizioni calabresi erano richiamate da uno striscione su cui c’era scritta una frase inquietante: “La ‘ndrangheta sta sfilando insieme a noi”.

Ho visto lo striscione. Il punto è che la pratica abbastanza frequente di associare l’antimafia alle parole anziché ai fatti e ai comportamenti concreti consente a chiunque di proporsi in maniera autoreferenziale come un testimone dell’antimafia. La conseguenza è che partecipare alle manifestazioni può essere imbarazzante, soprattutto per quanti non sono abituati a non vedere e a non capire.

Concludiamo con il grave incidente di Lamezia in cui sono morti sette ciclisti e tre loro compagni sono rimasti feriti, uno gravemente.

La mattina di domenica 5 dicembre 2010 la dimenticheremo difficilmente. Quella che ha colpito la nostra città è una tragedia immane, senza precedenti. Il dolore per la morte dei sette ciclisti, tutti molto conosciuti e apprezzati in città, è stato così intenso da trasformare il lutto delle sette famiglie in un lutto collettivo. Del resto è proprio per questo che è stato giusto proclamare il lutto cittadino. Mi ha molto colpito la compostezza e la dignità delle famiglie coinvolte, tutte famiglie perbene, un pezzo importante della Lamezia migliore. Al funerale, poi, c’erano migliaia di persone. Nessun errore di comportamento, nessun eccesso. L’immagine che ne è uscita è stata di una città dolente ma dignitosa e civile. Questa Lamezia, che ho avuto tante occasioni, anche liete, per conoscere io continuo ad amarla profondamente. E’ che spesso nella mediocrità della vita quotidiana non la ritrovo.

Avremmo potuto parlare del PD lametino e del perché non ha rappresentanti in giunta, della sanità ed in particolare delle condizioni in cui versa l’Ospedale che tra l’altro hai visitato proprio in questi giorni, dell’iniziativa sulla giustizia che si è tenuta nel mese di novembre a Palazzo Nicotera, in cui si è visto un uditorio attento e partecipe, del libro “Terroni” di Pino Aprile che hai presentato a Roma all’Hotel Nazionale e di cui abbiamo tanto discusso in privato …

Vorrà dire che continueremo la conversazione in un’altra occasione. Intanto, approfitto dell’ospitalità sul giornale che cade a ridosso del periodo natalizio per esprimere il mio affetto e la mia vicinanza a tutti i lametini, e soprattutto a quelli che vivono condizioni di maggiori difficoltà e sofferenza. So quanto è importante non sentirsi soli e vorrei poter compiere per tutti un gesto che colmi le distanze e faccia sentire la vicinanza. E’ con questi sentimenti che tanti anni fa nacque il cenone del Capodanno in piazza, per offrire a tutti un luogo dove attendere il nuovo anno mettendo insieme i progetti e le speranze. Lamezia è nel mio cuore come allora.

il Lametino – 18 dicembre 2010