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IL DOVERE DELLA MEMORIA

Nota trasmessa per la manifestazione di commemorazione di Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano.

Lamezia Terme, 24 maggio 2011

Ricordo perfettamente dov’ero e cosa stavo facendo la sera del 4 gennaio 1992 quando si è sparsa la notizia a Lamezia dell’uccisione del Sovrintendente Aversa e della moglie, Lucia Precenzano. Ricordo bene anche dove e con chi ero quando ho sentito in televisione la notizia della strage di Capaci il 23 maggio 1992. Non mi davo pace per la morte annunciata di Giovanni Falcone e della sua scorta ma mi ferì anche la circostanza che con lui trovò la morte la moglie Francesca, anche lei magistrato. Con forse maggiore nettezza ricordo la fitta di dolore che ho avvertito quando nel pomeriggio del 23 luglio dello stesso 1992 un amico mi avvertì telefonicamente della morte di Paolo Borsellino, un uomo mite che anche fisicamente somigliava tanto a mio padre. Eppure, se questi fatti cambiarono la mia vita e quella di tanti, nella scelta che mi trasformò da magistrato in Sindaco ebbe un’importanza decisiva l’omicidio di Pasquale Cristiano e Francesco Tramonte, il 24 maggio 1991. Non ricordo nulla di questa data né saprei dire come appresi la notizia ma so che inizialmente la registrai come uno dei tanti fatti di sangue che si susseguivano in città. La mia vita si svolgeva tra la mia casa in campagna e il Tribunale. E le notizie di cronaca nera le vivevo più in un’ottica professionale che da cittadina. Negli ultimi tempi tra l’altro più volte mi ero trovata catapultata all’ufficio GIP per occuparmi di omicidi e di altri gravi reati. Certo è che nell’immediatezza la morte dei due operai non mi apparve diversa dalle altre, anche se emerse subito che si trattava della morte di due persone estranee all’ambiente criminale.

Non mi sono mai occupata del duplice omicidio ma, ironia della sorte, mi sono occupata, come giudice dell’udienza preliminare, a seguito dell’astensione del collega titolare, del processo a carico di diversi amministratori lametini per il servizio di nettezza urbana. Non avrei mai immaginato in quella data che, qualche mese dopo, guidare l’amministrazione comunale sarebbe diventato il mio obiettivo da candidato a Sindaco di “Alleanza per Lamezia”.

E solo dopo lo scioglimento del consiglio comunale eletto il 13 e 14 maggio 1991 per infiltrazioni mafiose che la morte dei due netturbini, che tanta rilevanza ebbe nella relazione stesa dal Sovrintendente Aversa che determinò il decreto di scioglimento, diventò centrale nelle mie scelte. Si mette in conto che possa rischiare la vita chi svolge ruoli di contrasto della criminalità organizzata ma come si può accettare la morte per mano assassina di due operai usciti di casa all’alba per guadagnarsi da vivere onestamente o di una donna, come la signora Lucia, alla cui immagine sorridente nel tempo mi sono affezionata come a quella di un’amica cara o di una parente? Sposata la causa del riscatto della città, non ho mai dimenticato i due netturbini e la necessità di impedire qualsiasi tipo di ingerenza o di commistione della criminalità organizzata nella gestione dei servizi pubblici comunali.

L’amministrazione che guidai dal dicembre 1993 si occupò immediatamente del servizio di raccolta dei rifiuti. Furono mesi difficili, in cui, contando sulla collaborazione di dipendenti comunali particolarmente coraggiosi, riuscimmo a intaccare posizioni di potere consolidate e a liberare la macchina comunale da influenze nefaste. Nacquero allora progetti importanti che portarono alla realizzazione della discarica consortile e alla creazione di una società di servizi, la Multiservizi, che costituì per molto tempo il fiore all’occhiello della città.

Il 14 febbraio del 1994 ebbe luogo la prima manifestazione pubblica della nuova amministrazione. Accompagnata da Luciano Violante, che aveva avuto un ruolo importante nella mia scelta, scoprimmo la lapide apposta in ricordo dei due netturbini, “vittime della barbarie mafiosa”, sulla facciata del vecchio palazzo comunale in Corso Numistrano, accanto alla lapide che ricorda i partigiani Vinicio Cortese e Domenico Antonio Petruzza. Nelle parole scolpite sulla lapide c’è il senso dell’impegno assunto:
“Perchè la libertà del vivere non venga mai più sopraffatta e offesa dalla violenza degli egoismi e dai silenzi dell’indifferenza”.

A 19 anni di distanza voglio anche ricordare una persona che non c’è più: Vincenzo Cristiano, padre di Pasquale, che non ci ha consentito mai di dimenticare. Tra me e Vincenzo Cristiano era nata una profonda amicizia. Non mi sono mai mancati negli anni i suoi consigli e la sua vicinanza. Era un uomo di buoni sentimenti, profondamente legato alla famiglia. La tragedia lo aveva trasformato in un testimone del bisogno di giustizia –rimasto inappagato per lui come per tante vittime- e della necessità che ad occuparsi della cosa pubblica fossero persone pulite ed anche coraggiose. Tante volte, davanti a sue osservazioni sul ceto politico lametino, cercavo di calmare la sua impazienza ma sapevo che questo suo schierarsi contro l’ignavia e l’indifferenza rispondeva ad un imperativo etico che dava senso alla sua vita.

I parenti delle vittime possono apparire ingombranti in una società che tende ad archiviare tutto e in fretta. In realtà invece dobbiamo molto ai tanti che spendono anni importanti della loro vita per portare avanti, in prima persona, battaglie che dovrebbero appartenere a tutti. Se oggi in un ricordo che accomuna gli omicidi dei primi anni ‘90, che tanto hanno inciso sulla nostra storia individuale e collettiva, non si può non avere memoria dell’omicidio del giudice Scopelliti, verificatosi il 9 agosto 1991, lo dobbiamo alla battaglia portata avanti con tenacia dalla figlia Rosanna, una donna esemplare che fa onore alla Calabria.

Lamezia deve cancellare l’indifferenza che continua ad essere troppo presente. La città deve molto a Francesco e Pasquale e alle loro famiglie. Deve molto a Vincenzo Cristiano che nella sua battaglia per la verità non ha mai dimenticato di nominarli entrambi, uniti nella morte e nella memoria.

Doris Lo Moro – parlamentare PD, già Sindaco di Lamezia Terme