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Intervista a Doris Lo Moro – CalabriaOra 3 maggio 2010

Il ciclone Doris sul Pd: basta con i soliti potenti.
La Lo Moro ribadisce la sua autosospensione e attacca: «Loiero, Bova, Adamo e Guccione litigano per le poltrone». Doris Lo Moro è un fiume in piena.

Conferma la volontà di autosospendersi dal Pd e attacca i vertici del partito: in Calabria pare non accorgersi nessuno che abbiamo perso le elezioni. La Lo Moro evidenzia inoltre come in consiglio regionale siano stati «riconfermati soggetti che hanno le maggiori responsabilità della nostra sconfitta»

«In Consiglio eletti i responsabili della sconfitta»
Lo Moro attacca: «Loiero, Bova, Adamo e Guccione pensano solo alle poltrone»

Doris Lo Moro non fa passi indietro e conferma la decisione di autosospendersi dal Pd calabrese: «Resta un dissenso netto rispetto alle decisioni prese dai vertici del partito». E’ un fiume in piena, la parlamentare lametina dei democrat.

Si potrebbe obiettare che le battaglie si fanno dall’interno dei partiti e non restando fuori.
«Non sono d’accordo. Non sono andata alla direzione del Pd calabrese (si è riunita venerdì scorso ndr) per evidenziare la rottura che c’è tra me e i vari colonnelli calabresi. Da quanto emerso, appare chiaro che ancora mancano le condizioni per ripartire».

E quali sarebbero queste condizioni?
«Prendere atto, in maniera seria, che abbiamo perso le elezioni. In Calabria pare non accorgersene nessuno. Tra l’altro non bisogna sottovalutare un altro dato: in consiglio regionale sono stati riconfermati alcuni soggetti che hanno le maggiori responsabilità della nostra sconfitta».

A chi si riferisce?
«Ai “potenti” di turno. Penso a Loiero, Bova, Adamo e Guccione che adesso litigano per spartirsi quelle poche poltrone rimaste a disposizione ».

Accuse pesanti, senza dubbio. Ma lei poteva spendersi un po’ di più nell’ultima campagna elettorale. Non le pare?
«Il mio disimpegno alle regionali non è presunto. Lo scriva chiaramente: non mi sono spesa per la coalizione perché alla fine hanno prevalso vecchie logiche che non mi appartengono».

Quali sarebbero queste vecchie logiche?
«Penso a tutte le discussioni che hanno interessato la fase di definizione delle candidature».

Quella di Agazio Loiero è stata decretata dalle primarie indette dal suo partito.
«Facciamo un passo indietro. Le primarie per legge sono state prima sospese e poi annullate con una decisione notturna e con l’avallo dei vari Loiero, Bova e Guccione».

Resta il fatto che il Pd calabrese le sue primarie le ha organizzate comunque.
«Secondo lei dovrei accettare il responso di quella consultazione? Lo sanno tutti che si è trattato di primarie falsate nei risultati e nella partecipazione. Basta guardare a ciò che è successo in molti centri calabresi dove i votanti alle primarie sono stati superiori ai voti raccolti dal Pd alle regionali. Possiamo credere che tutto è stato regolare? Suvvia, siamo seri e guardiamo in faccia alla realtà».

A proposito di realtà: il centrodestra ha stravinto in Calabria. Il governatore Peppe Scopelliti parla di uno tsunami che ha travolto il loierismo.
«Nulla da obiettare, la sconfitta è stata nettissima. Non si poteva pensare di guadagnare il consenso dei calabresi dopo mesi di divisioni e di liturgie inutili».

Lei parla quasi come se certe cose non la riguardassero.
«Ma quale credibilità abbiamo se fino al giorno prima della riunione di Capo Suvero abbiamo attaccato Loiero e il suo governo e dopo lo abbiamo incoronato come il candidato che poteva assicurarci la vittoria. Tutto un po’ strano, a mio avviso».

Loiero, nel corso dell’ultima direzione regionale del Pd, non le ha certo riservato toni morbidi a proposito della gestione della sanità calabrese.
«Non sono sorpresa per l’atteggiamento dell’ex governatore ma delusa perché Loiero tenta di scaricare sugli altri le proprie responsabilità. Mettere le mani nella sanità di questa regione non fu un’operazione facile. Tutt’altro. Basta pensare al fatto che i conti sono a tutt’oggi “ballerini”. E poi non bisogna dimenticare l’omicidio di Franco Fortugno che frenò, in maniera evidente, tutta la nostra azione riformatrice».

Torniamo alle vicende interne del Pd. Lei ha confermato la sua autosospensione dal partito calabrese. Questo significa che a Montecitorio non andrà via dal gruppo del Pd?
«Significa che mantengo un’interlocuzione proficua con i livelli nazionali. Anzi a Bersani e agli altri maggiorenti chiedo di intervenire in maniera decisa sul partito calabrese. L’azzeramento della classe dirigente non basta se ad esso non si accompagna un lavoro di selezione dei futuri quadri dirigenti del partito».

Romano Prodi sostiene che i democratici vanno organizzati regione per regione. Tutto il potere ai venti segretari locali, ai quali deve essere affidato anche il compito di eleggere il capo del partito. Lei come la pensa sul punto?
«Non sono d’accordo. Il Pd, come ha ripetuto Bersani, deve essere un partito dei territori. Sono convinta che ci sono le potenzialità per poter risalire la china. Per questo ho deciso di restare nel Partito democratico e di contribuire al suo rilancio».