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Doris Lo Moro si propone per un ruolo guida nel Pd

il Domani della Calabria

GIOVEDÌ 17 GIUGNO 2010

ROMA – L’onorevole Doris Lo Moro non sa se sarà presente oggi alla direzione regionale del Partito democratico. La scelta della data, ci spiega, è stata abbastanza infelice proprio perché impedirà a molti parlamentari di essere presenti, dal momento che sono impegnati alla Camera in votazioni molto delicate. Tuttavia questo non le ha impedito di dire chiaro e tondo ciò che si aspetta da questa giornata: una svolta. E una svolta che si rispetti presuppone, in questo caso, una sostituzione tra vecchi e nuovi protagonisti. I vecchi, che hanno finito il loro corso con la capitolazione in occasione del voto regionale, sono gli stessi contro i quali aveva puntato già in altre occasioni: Agazio Loiero, Nicola Adamo e Giuseppe Bova. Per quanto riguarda il nuovo, la Lo Moro esce allo scoperto e, se fino a qualche tempo fa considerava Carlo Guccione una figura esente da colpe non sue, ieri ha corretto il tiro, mettendo in diuscussione anche il suo ruolo: «Se Guccione – ci ha rivelato – non riesce a rappresentare una personalità che unisce, allora sarebbe meglio proporre un’alternativa. Stessa cosa dovrebbe succedere se gli dovessero dare un ruolo di rilievo in Consiglio regionale che sia non compatibile con la sua funzione di segretario regionale». E quale potrebbe essere l’alternativa? La Lo Moro propone se stessa per un ruolo di primo ordine nel partito calabrese: «Quando è stato necessario, anni fa, ho fatto un passo indietro. Ora mi sembra che i tempi siano maturi per poterne fare, invece, uno in avanti».

La notizia agita ancora di più una direzione regionale che si annunciava già abbastanza irrequieta. Se non altro perché segue a quella di qualche mese fa che, nonostante una sconfitta elettorale che ancora bruciava, non aveva smosso di un millimetro nessun equilibrio e aveva lasciato tutti fermi al proprio posto. Quella della Lo Moro, sicuramente, rappresenta la notizia più rilevante della giornata.

Ma anche l’appello di Fernanda Gigliotti è degno di nota. La componente del Gruppo 25 aprile, che fa riferimento al senatore Ignazio Marino, ha auspicato una soluzione radicale per risolvere la crisi del Pd calabrese: il commissariamento. «Autosciogliersi e, per l’effetto, nomina immediata di un commissario esterno alle vicende calabresi». Questo, oggi, sarà chiesto dalla Gigliotti: «La sconfitta del 28 e 29 marzo – aggiunge nella sua nota – è la peggiore che il centrosinistra calabrese ha subito in tutta lasua storia e l’entità della perdita imponeva e impone tutt’ora assunzioni di responsabilità e decisioni severe che non ci sono ancora». Non si può sfuggire, secondo lei, alle naturali conseguenze di una sconfitta e non si può non prendere atto, «com’é opinione ormai di tutti – continua – anche dei vertici regionali e nazionali del Pd, che questa classe dirigente deve essere azzerata perché la direzione, l’assemblea e il segretario sono ormai organi di un partito che non c’è più»