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	<title>Doris Lo Moro &#187; Notizie</title>
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		<title>Doris Lo Moro si propone per un ruolo guida nel Pd</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 09:03:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[il Domani della Calabria
GIOVEDÌ 17 GIUGNO 2010 
ROMA &#8211; L’onorevole Doris Lo Moro non sa se sarà presente oggi alla direzione regionale del Partito democratico. La scelta della data, ci spiega, è stata abbastanza infelice proprio perché impedirà a molti parlamentari di essere presenti, dal momento che sono impegnati alla Camera in votazioni molto delicate. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>il</em> Domani della Calabria</p>
<p>GIOVEDÌ 17 GIUGNO 2010 </p>
<p>ROMA &#8211; L’onorevole Doris Lo Moro non sa se sarà presente oggi alla direzione regionale del Partito democratico. La scelta della data, ci spiega, è stata abbastanza infelice proprio perché impedirà a molti parlamentari di essere presenti, dal momento che sono impegnati alla Camera in votazioni molto delicate. Tuttavia questo non le ha impedito di dire chiaro e tondo ciò che si aspetta da questa giornata: una svolta. E una svolta che si rispetti presuppone, in questo caso, una sostituzione tra vecchi e nuovi protagonisti. I vecchi, che hanno finito il loro corso con la capitolazione in occasione del voto regionale, sono gli stessi contro i quali aveva puntato già in altre occasioni: Agazio Loiero, Nicola Adamo e Giuseppe Bova. Per quanto riguarda il nuovo, la Lo Moro esce allo scoperto e, se fino a qualche tempo fa considerava Carlo Guccione una figura esente da colpe non sue, ieri ha corretto il tiro, mettendo in diuscussione anche il suo ruolo: «Se Guccione &#8211; ci ha rivelato &#8211; non riesce a rappresentare una personalità che unisce, allora sarebbe meglio proporre un’alternativa. Stessa cosa dovrebbe succedere se gli dovessero dare un ruolo di rilievo in Consiglio regionale che sia non compatibile con la sua funzione di segretario regionale». E quale potrebbe essere l’alternativa? La Lo Moro propone se stessa per un ruolo di primo ordine nel partito calabrese: «Quando è stato necessario, anni fa, ho fatto un passo indietro. Ora mi sembra che i tempi siano maturi per poterne fare, invece, uno in avanti». </p>
<p>La notizia agita ancora di più una direzione regionale che si annunciava già abbastanza irrequieta. Se non altro perché segue a quella di qualche mese fa che, nonostante una sconfitta elettorale che ancora bruciava, non aveva smosso di un millimetro nessun equilibrio e aveva lasciato tutti fermi al proprio posto. Quella della Lo Moro, sicuramente, rappresenta la notizia più rilevante della giornata. </p>
<p>Ma anche l’appello di Fernanda Gigliotti è degno di nota. La componente del Gruppo 25 aprile, che fa riferimento al senatore Ignazio Marino, ha auspicato una soluzione radicale per risolvere la crisi del Pd calabrese: il commissariamento. «Autosciogliersi e, per l’effetto, nomina immediata di un commissario esterno alle vicende calabresi». Questo, oggi, sarà chiesto dalla Gigliotti: «La sconfitta del 28 e 29 marzo &#8211; aggiunge nella sua nota &#8211; è la peggiore che il centrosinistra calabrese ha subito  in tutta lasua storia e l’entità della perdita imponeva e impone tutt’ora assunzioni di responsabilità e decisioni severe che non ci sono ancora».  Non si può sfuggire, secondo lei, alle naturali conseguenze di una sconfitta e non si può non prendere atto, «com’é opinione ormai di tutti &#8211; continua &#8211; anche dei vertici regionali e nazionali del Pd, che questa classe dirigente deve essere azzerata perché la direzione, l’assemblea e il segretario sono ormai organi di un partito che non c’è più»</p>
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		<title>Presentazione del libro &#8220;Avamposto&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 14:47:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentazione nazionale del libro inchiesta di Roberta Mani e Roberto Rossi sui cronisti minacciati dalla &#8216;ndrangheta in Calabria. 

Locri (RC) &#8211; Palazzo Nieddu &#8211; sabato 12 giugno &#8211; ore 18,00
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentazione nazionale del libro inchiesta di Roberta Mani e Roberto Rossi sui cronisti minacciati dalla &#8216;ndrangheta in Calabria. </p>
<p><a href="http://www.dorislomoro.it/dlm/wp-content/uploads/2010/06/Avamposto_invito3.jpg"><img src="http://www.dorislomoro.it/dlm/wp-content/uploads/2010/06/Avamposto_invito3-300x224.jpg" alt="" title="Avamposto_invito" width="300" height="224" class="aligncenter size-medium wp-image-716" /></a></p>
<p>Locri (RC) &#8211; Palazzo Nieddu &#8211; sabato 12 giugno &#8211; ore 18,00</p>
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		<title>&#8220;Dubbi tremendi su quelle morti. Forse un pezzo dello Stato tradì&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 07:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Parla Walter Veltroni: &#8220;Non si può assistere da spettatori indifferenti a notizie che in altre democrazie sarebbero priorità assolute&#8221;
di CURZIO MALTESE
ROMA &#8211; &#8220;Il Paese non può assistere da spettatore indifferente a notizie sconvolgenti che in altre democrazie sarebbero priorità assolute. Mettiamo per un momento da parte tutto il resto, la manovra finanziaria e la crisi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parla Walter Veltroni: &#8220;Non si può assistere da spettatori indifferenti a notizie che in altre democrazie sarebbero priorità assolute&#8221;</p>
<p>di CURZIO MALTESE</p>
<p>ROMA &#8211; &#8220;Il Paese non può assistere da spettatore indifferente a notizie sconvolgenti che in altre democrazie sarebbero priorità assolute. Mettiamo per un momento da parte tutto il resto, la manovra finanziaria e la crisi, Berlusconi e Fini, le questioni interne ai partiti e fermiamoci tutti, destra e sinistra, a riflettere sulle parole di Piero Grasso. Si, i galantuomini di destra e di sinistra, perché in ballo ci sono i fondamentali della democrazia. C&#8217;è davvero un pezzo dello Stato dietro la morte di Falcone e Borsellino, le stragi del &#8216;92 e &#8216;93? Se é così, che cosa c&#8217;è di più importante da chiarire ora e subito?&#8221;. La denuncia di Walter Veltroni arriva dopo quella scioccante del procuratore antimafia Piero Grasso: &#8220;Nel &#8216;93, Cosa nostra ha avuto in subappalto una vera e propria strategia della tensione&#8221; &#8220;Le stragi furono organizzate anche da pezzi dello Stato per aiutare una nuova forza politica&#8221;.</p>
<p>Davanti a rivelazioni così sconvolgenti, la prima reazione dei cittadini è chiedersi: fin dove si parla di fatti accertati e dove comincia invece la dietrologia?<br />
&#8220;Non esiste e non deve esistere alcuna dietrologia. Il procuratore Grasso è del resto uomo assai prudente e responsabile. E ogni informazione andrà vagliata con assoluto rigore. Tuttavia da ciò che emerge le inchieste stanno arrivando alla conclusione che Falcone e Borsellino sono stati uccisi, con e attraverso la mafia, almeno con la attiva collaborazione di un&#8217;entità esterna. Se un pezzo dello Stato ha materialmente preparato la 126 imbottita d&#8217;esplosivo che ha provocato la strage di via D&#8217;Amelio dopo aver organizzato il fallito attentato a Falcone all&#8217;Addaura, se davvero funzionari dello Stato hanno eliminato due giudici coraggiosi e i loro colleghi delle scorte saremmo di fronte a qualcosa di enorme&#8230;&#8221;.</p>
<p>É il racconto dei pentiti o esistono riscontri oggettivi per dire che quelle del &#8216;92 e &#8216;93 non erano soltanto stragi di mafia?<br />
&#8220;Non erano sicuramente soltanto stragi di mafia. Anzi, sulla base delle inchieste, non si dovrebbe neppure più chiamarle in questo modo. Sono stragi di un anti Stato, che era o forse è annidato dentro e contro lo Stato&#8221;.</p>
<p>Era o è? Attilio Bolzoni ha scritto ieri che la procura di Caltanissetta avrebbe identificato il misterioso &#8220;signor Franco&#8221;, l&#8217;uomo dei servizi di cui parla il figlio di Vito Ciancimino, presente in tutte le stragi, da Capaci ai Georgofili. Ed è un alto dirigente dei servizi ancora in attività.<br />
&#8220;Già, e per chi lavorava questo signor Franco o altri come lui, che infangano anche il lavoro di uomini dei servizi onesti che rischiano la vita per la sicurezza di tutti? Chi dava gli ordini allora e chi li ha protetti fino a oggi? Chi per vent&#8217;anni ha depistato le indagini? Se si risponde a queste domande, si scopre chi ha davvero ordinato le stragi del &#8216;92 e &#8216;93. La commissione antimafia a giorni presenterà la relazione del Presidente Pisanu sulle stragi. Ma intanto il governo ha il dovere di una risposta al paese. Si pronuncino come credono, anche dicendo che Grasso si sbaglia, ma non devono continuare a tacere. Non si tratta soltanto di chiarire il passato, ma anche di prevenire il possibile ripetersi di queste strategie eversive nel futuro&#8221;. </p>
<p>Che cosa vuol dire, esiste il rischio di altre stragi, qui e oggi?<br />
&#8220;Non ho certo notizie, ma faccio un ragionamento storico. Questa entità che ha ordinato le stragi del &#8216;92 e &#8216;93 è la stessa che è sempre scesa in campo nelle fasi di transizione. É la stessa di piazza Fontana e di piazza della Loggia, dell&#8217;attentato alla Questura di Milano del finto anarchico Bertoli, del rapimento Moro? Se non è così, non si capisce quale potere abbia potuto mettere insieme in tutte queste storie di sangue cose in apparenza tanto distanti come l&#8217;estremismo di destra e le Br, i servizi segreti e la P2 e la banda della Magliana e forse anche pezzi di terrorismo di sinistra. Questo grumo di interessi che interviene ogni volta per orientare la storia con colpi di mano, con la violenza delle stragi, è intervenuto l&#8217;ultima volta nel &#8216;92 e &#8216;93, all&#8217;alba della seconda repubblica. Ora è di nuovo un momento difficile: una grave crisi finanziaria, l&#8217;esaurirsi di una fase politica, la difficoltà dei partiti e delle istituzioni&#8221;. </p>
<p>Si può definire quello che è accaduto nel &#8216;92-&#8217;93 una specie di golpe?<br />
&#8220;Insomma, parliamoci chiaro. Lei crede che Totò Riina fosse davvero il capo della mafia? Una mafia che fa girare 130 miliardi di euro all&#8217;anno? Lei crede che Riina o Provenzano avessero mai sentito parlare nella vita del Velabro e dei Georgofili? É pensabile che la mafia, con i suoi codici secolari, abbia adottato per la prima volta dopo Portella Della Ginestra il linguaggio terroristico delle stragi senza una ragione forte, politica?&#8221; </p>
<p>Qual era l&#8217;obiettivo politico degli attentati?<br />
&#8220;Erano i giorni di Tangentopoli, della fine dei partiti della Prima Repubblica, della svalutazione della lira. Da quel terremoto si stava uscendo con il governo Ciampi. Ciampi s&#8217;insedia nell&#8217;aprile del &#8216;93. Il 27 maggio c&#8217;è l&#8217;attentato di Firenze, il 27 luglio quelli di Milano e Roma. Poi c&#8217;è il fallito attentato allo stadio Olimpico, contro i carabinieri. E poi le stragi finiscono. Perché? Le domande sono due e la risposta, temo, una. Perché la mafia comincia a fare le stragi? Perché la mafia smette di fare le stragi?&#8221; </p>
<p>Grasso dice perché era nata la nuova forza politica destinata a prendere in mano il Paese e garantire gli interessi di sempre.<br />
&#8220;Un altro aspetto che si sottovaluta è che quelle bombe sono annunciate. E non dalla mafia, ma da ambienti della politica e dei servizi. Il 6 marzo del &#8216;92 Elio Ciolini, piduista con un passato nei servizi, annunciava l&#8217;imminenza di &#8220;altre bombe, altre stragi&#8221;. IL 22 maggio del &#8216;92, alla vigilia di Capaci, Vittorio Sbardella parlava a un&#8217;agenzia del timore di &#8220;un&#8217;altra strategia della tensione&#8221;, di un prossimo &#8220;colpo grosso&#8221;&#8230;&#8221;.</p>
<p>Lei in campagna elettorale chiese alla mafia di non votare per il Pd. Nella stessa campagna, a una settimana dal voto, Berlusconi definì eroico il boss mafioso Mangano. Lo stesso premier che oggi attacca Saviano e con la legge sulle intercettazioni, a parere del governo statunitense, ostacola la lotta alla mafia.<br />
&#8220;Io non faccio ipotesi, sto ai fatti. Chiedo soltanto che Berlusconi e il governo non tacciano, che rispondano. La lotta alla mafia non è questione di parte, è il tema bipartisan per eccellenza. Aggiungo, sempre in base ai fatti, che un giudice ha scritto che il presidente del consiglio ha ascoltato personalmente le intercettazioni riguardanti Piero Fassino, all&#8217;epoca segretario dei Ds, e invece di chiamare la procura le ha passate al suo giornale di famiglia perché ne facesse un uso politico. La stessa procedura, più o meno, ha seguito nel caso di Piero Marrazzo. Ma com&#8217;è possibile che una notizia come questa passi nell&#8217;indifferenza? Il Watergate che costò la presidenza a Nixon era meno di questo. Dobbiamo sperare che le indagini ci dicano che nessuno di questi sospetti è reale. Ma se lo sono davvero la storia d&#8217;Italia e il suo futuro possono cambiare.&#8221;. </p>
<p>la Repubblica &#8211; 28 maggio 2010</p>
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		<title>Sant&#8217;Onofrio dove lo stato non si è infiltrato</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Apr 2010 20:25:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sant’Onofrio, provincia di Vibo Valentia. Il priore Michele Virdò nega agli affiliati di partecipare alla processione, la ‘ndrangheta minaccia sparando alcuni colpi contro la sua abitazione. La notizia di oggi è il ritrovamento di proiettili nel cimitero, indaga la distrettuale antimafia di Catanzaro. Il vescovo, monsignor Luigi Renzo, che ha deciso di rompere il silenzio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sant’Onofrio, provincia di Vibo Valentia. Il priore Michele Virdò nega agli affiliati di partecipare alla processione, la ‘ndrangheta minaccia sparando alcuni colpi contro la sua abitazione. La notizia di oggi è il ritrovamento di proiettili nel cimitero, indaga la distrettuale antimafia di Catanzaro. Il vescovo, monsignor Luigi Renzo, che ha deciso di rompere il silenzio, spesso omertoso, della chiesa, negando ai malviventi la possibilità di partecipare alle cerimonie religiose. Si sprecano i commenti dei politici, ne furono pochi  quando il comune di Sant’Onofrio fu sciolto per infiltrazione mafiose, esattamente un anno fa. Nella relazione allegata al decreto c’è uno spaccato di questa Italia di proiettili e democrazia sospesa( ora online su www.federalismocriminale.it).<br />
Nella relazione si citano le dimissioni del sindaco Francesco Ciancio e la conseguente verifica della prefettura per la presenza di eventuali infiltrazioni mafiose. Questa è terra della ‘ndrina Bonavota, con interessi e affari anche nel centro-nord Italia. Nella relazione si legge: “  Dagli atti giudiziari risulta inoltre il ruolo determinante svolto dalla suddetta cosca sia nelle consultazioni elettorali del 2002, sia in quelle del 2007. Tra gli episodi sintomatici citati assume particolare rilievo il comizio di chiusura della campagna elettorale del 2007, nel corso del quale un candidato alla carica di consigliere comunale nella lista che sosteneva il candidato sindaco, successivamente proclamato eletto, ha dato pubblicamente lettura di una «lettera di incoraggiamento» inviatagli dal cugino, cioè dal citato capo clan della cosca egemone, che si rivolgeva direttamente agli elettori, chiedendo loro di appoggiare il suddetto candidato alla carica di sindaco”. Nel decreto viene censurata la gestione degli appalti, denunciata la compromissione dell’organo elettivo. Sant’Onofrio viene citata nella relazione annuale della direzione nazionale antimafia( 2008,ndr): “Trattasi di una potente consorteria mafiosa con locale in Sant’Onofrio ma che, nel corso degli anni ha esteso i propri interessi e le proprie zone di influenza anche in località dell’Italia settentrionale e centrale. Pasquale  Bonavota emerge dall’attività di indagine, come un personaggio che può definirsi “’ndranghetista moderno”, il quale mantiene forti legami con il suo territorio di origine e che, proprio nel territorio di origine recluta i soggetti appartenenti alla associazione dal medesimo capeggiata, ma che ha scelto di dedicarsi alla attività imprenditoriale e, in particolare ad una attività particolarmente redditizia quale è il settore dei giochi elettronici”.  Ora l’Italia scopre Sant’Onofrio, la ‘ndrangheta e le infiltrazioni anche nelle festività religiose, luogo simbolo di consenso e potere.<br />
Per Doris Lo Moro, deputata del Pd, ‘ siamo tutti bravi a dire che siamo contro la mafia calabrese, siamo in overdose di antimafia. La ‘ndrangheta vive di consenso, dove stava la chiesa prima? Dietro alla presenza di questi riti religiosi c’è stata, per dire poco, reticenza e da tempo”. Per Lo Moro: “Meglio il silenzio, ho deciso di non mandare comunicati per evitare di mettermi nella processione dei commentatori del giorno dopo, ma noi dove eravamo?. Bisogna avere la forza di intervenire prima”. Lo Moro fissa un principio: “ La Calabria, in qualche modo, deve essere svergognata, basti pensare a quello che è successo a Rosarno. L’informazione, in particolare quella nazionale, deve dire a chiare lettere che queste cose sono cose di cui la Calabria dovrebbe vergognarsi”. A salvare la faccia dello stato la magistratura, una magistrata, in particolare, che ha dato più volte colpi mortali alla ‘ndrina, si chiama Marisa Manzini. Ora non è più alla direzione distrettuale antimafia, ha lasciato l’incarico: più volte minacciata dalla ‘ndrangheta, isolata e abbandonata dallo stato e dai politici(molti) che oggi riempiono le agenzie.</p>
<p>Ascolta l&#8217;intervista a Doris Lo Moro</p>
<p>http://www.articolo21.info/ECONEWS/dorislomoro.mp3</p>
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		<title>Per un voto onesto servirebbe l&#8217;Onu</title>
		<link>http://www.dorislomoro.it/dlm/per-un-voto-onesto-servirebbe-lonu.html</link>
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		<pubDate>Sat, 20 Mar 2010 09:48:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ di Roberto Saviano
La Repubblica &#8211; 20 marzo 2010
&#8220;LA DISPERAZIONE più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. E questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo&#8221;. È una riflessione che Corrado Alvaro, scrittore calabrese di San Luca, scrisse alla fine della sua vita. E io [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> di Roberto Saviano</p>
<p>La Repubblica &#8211; 20 marzo 2010</p>
<p>&#8220;LA DISPERAZIONE più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile. E questa disperazione avvolge il mio paese da molto tempo&#8221;. È una riflessione che Corrado Alvaro, scrittore calabrese di San Luca, scrisse alla fine della sua vita. E io non ho paura a dirlo: è necessario che il nostro Paese chieda un aiuto. Lo dico e non temo che mi si punti il dito contro, per un&#8217;affermazione del genere. Chi pensa che questa sia un&#8217;esagerazione, sappia che l&#8217;Italia è un paese sotto assedio. In Calabria su 50 consiglieri regionali 35 sono stati inquisiti o condannati. E tutto accade nella più totale accondiscendenza. Nel silenzio. Quale altro paese lo ammetterebbe?</p>
<p>Quello che in altri Stati sarebbe considerato veleno, in Italia è pasto quotidiano: dai più piccoli Comuni sino alla gestione delle province e delle regioni, non c&#8217;è luogo in cui la corruzione non sia ritenuta cosa ovvia. L&#8217;ingiustizia ha ormai un sapore che non ci disgusta, non ci schifa, non ci stravolge lo stomaco, né l&#8217;orgoglio. Ma come è potuto accadere?<br />
Il solo dubbio che ogni sforzo sia inutile, che esprimere il proprio voto e quindi la propria opinione sia vano, toglie forza agli onesti. Annega, strozza e seppellisce il diritto. Il diritto che fonda le regole del vivere civile, ma anche il diritto che lo trascende: il diritto alla felicità.</p>
<p>Il senso del &#8220;è tutto inutile&#8221; toglie speranza nel futuro, e ormai sono sempre di più coloro che abbandonano la propria terra per andare a vivere al Nord o in un altro paese. Lontano da questa vergogna.<br />
Io non voglio arrendermi a un&#8217;Italia così, a un&#8217;Italia che costringe i propri giovani ad andar via per vergogna e mancanza di speranza. Non voglio vivere in un paese che dovrebbe chiedere all&#8217;Osce, all&#8217;Onu, alla Comunità europea di inviare osservatori nei territori più difficili, durante le fasi ultime della campagna elettorale per garantire la regolarità di tutte le fasi del voto. Ci vorrebbe un controllo che qui non si riesce più a esercitare.</p>
<p>Ciò che riusciamo a valutare, a occhio nudo, sono i ribaltoni, i voltafaccia, i casi eclatanti in cui per ridare dignità alla cosa pubblica un politico, magari, si dovrebbe fare da parte anche se per legge può rimanere dov&#8217;è. Ma non riusciamo a esercitare un controllo che costringa la politica italiana a guardarsi allo specchio veramente, perché lo specchio che usiamo riesce a riflettere solo gli strati più superficiali della realtà. Ci indigniamo per politici come l&#8217;imputata Sandra Lonardo Mastella che dall&#8217;esilio si ricicla per sostenere, questa volta, non più il Pd ma il candidato a governatore in Campania del Pdl, Stefano Caldoro. Per Fiorella Bilancio, che aveva tappezzato Napoli di manifesti del Pdl ma all&#8217;ultimo momento è stata cancellata dalla lista del partito e ha accettato la candidatura nell&#8217;Udc. Così sui manifesti c&#8217;è il simbolo di un partito ma lei si candida per un altro. </p>
<p>Ci indigniamo per la vicenda dell&#8217;ex consigliere regionale dei Verdi e della Margherita, Roberto Conte, candidatosi nuovamente nonostante una condanna in primo grado a due anni e otto mesi per associazione camorristica e per giunta questa volta nel Pdl. Ci indigniamo perché il sottosegretario all&#8217;economia Nicola Cosentino, su cui pende un mandato d&#8217;arresto, mantiene la propria posizione senza pensare di lasciare il suo incarico di sottosegretario e di coordinatore regionale del Pdl. </p>
<p>Ci indigniamo perché è possibile che un senatore possa essere eletto nella circoscrizione Estero con i voti della &#8216;ndrangheta, com&#8217;è accaduto a Nicola Di Girolamo, coinvolto anche, secondo l&#8217;accusa, nella mega-truffa di Fastweb. Ci indigniamo, infine, perché alla criminalità organizzata è consentito gestire locali di lusso nel cuore della nostra capitale, come il Café de Paris a via Vittorio Veneto.<br />
Ascoltiamo allibiti la commissione parlamentare antimafia che dichiara, riguardo queste ultime elezioni, che ci sono alcuni politici da attenzionare nelle liste del centrosinistra. </p>
<p>E ad oggi il centrosinistra non ha dato risposte. Si tratta di Ottavio Bruni candidato nel Pd a Vibo Valentia. Sua figlia fu trovata in casa con un latitante di &#8216;ndrangheta. Si tratta di Nicola Adamo candidato Pd nel Cosentino, rinviato a giudizio nell&#8217;inchiesta Why not. Di Diego Tommasi candidato Pd anche lui nel Cosentino e coinvolto nell&#8217;inchiesta sulle pale eoliche. Luciano Racco candidato Pd nel Reggino, che non è indagato, ma il cui nome spunta fuori nell&#8217;ambito delle intercettazioni sui boss Costa di Siderno. Il boss Tommaso Costa ha fornito, per gli inquirenti, il proprio sostegno elettorale a Luciano Racco in occasione delle Europee del 2004 che vedevano Racco candidato nella lista &#8220;Socialisti Uniti&#8221; della circoscrizione meridionale. Tutte le intercettazioni sono depositate nel processo &#8220;Lettera Morta&#8221; contro il clan Costa ed in quelle per l&#8217;uccisione del giovane commerciante di Siderno Gianluca Congiusta.</p>
<p>A tutto questo non possiamo rimanere indifferenti e ci indigniamo perché facciamo delle valutazioni che vanno oltre il  &#8211;  o vengono prima del  &#8211;  diritto, valutazioni in merito all&#8217;opportunità politica e alla possibilità di votare per professionisti che non cambino bandiera a seconda di chi sta alla maggioranza e all&#8217;opposizione. Trasformarsi, riciclarsi, mantenere il proprio posto, l&#8217;antica prassi della politica italiana non è semplicemente una aberrazione. È ormai considerata un&#8217;abitudine, una specie di vizio, di eventualità che ogni elettore deve suo malgrado mettere in conto sperando di sbagliarsi. Sperando che questa volta non succeda. È un tradimento che quasi si perdona con un&#8217;alzata di spalle come quello d&#8217;un marito troppo spensierato che scivola nelle lenzuola di un&#8217;altra donna.</p>
<p>Ma si possono barattare le proprie attese e i propri sogni per la leggerezza e per il cinismo di qualcun altro?<br />
Oramai si parte dal presupposto che la politica non abbia un percorso, non abbia idee e progetti. Eppure la gente continua ad aspettarsi altro, continua a chiedere altro.</p>
<p>Dov&#8217;è finito l&#8217;orgoglio della missione politica? La responsabilità di parlare a nome di un elettorato? Dov&#8217;è finita la consapevolezza che le parole e le promesse sono responsabilità che ci si assume? E la consapevolezza che un partito, un gruppo politico, senza una linea precisa, non è niente? Eppure proprio questo è diventata, nella maggioranza dei casi, la politica italiana: niente, spillette colorate da appuntarsi al bavero del doppiopetto. Senza più credibilità. Contenitori vuoti da riempire con parole e a volte nemmeno più con quelle. A volte si è divenuti addirittura incapaci si servirsi delle parole.</p>
<p>Quando la politica diviene questo, le mafie hanno già vinto. Poiché nessuno più di loro riesce a dare certezze  &#8211;  certezza di un lavoro, di uno stipendio, di una sistemazione. Certezze che si pagano, è ovvio, con l&#8217;obbedienza al clan. È terribile, ma si tratta di avere a che fare con chi una risposta la fornisce. Con chi ti paga la mesata, l&#8217;avvocato. Non è questo il tempo per moralismi, poco importa se ci si deve sporcare le mani.</p>
<p>Solo quando la politica smetterà di somigliare al potere mafioso  &#8211;  meno crudele, certo, ma meno forte e solido  &#8211;  solo quando cesserà di essere identificato con favori, scambi, acquisti di voti, baratto di morale, solo allora sarà possibile dare un&#8217;alternativa vera e vincente.<br />
Anche nei paesi dominati dalle mafie è possibile essere un&#8217;alternativa.<br />
Lo sono già i commercianti che non si piegano, lo sono già quelli che resistono, ogni giorno.</p>
<p>Del resto, quello che più d&#8217;ogni altra cosa dobbiamo comprendere è che le mafie sono un problema internazionale e internazionalmente vanno contrastate.<br />
L&#8217;Italia non può farcela da sola. Le organizzazioni criminali stanno modificando le strutture politiche dei paesi di mezzo mondo. Negli Usa considerano i cartelli criminali italiani tra le prime cause di inquinamento del libero mercato mondiale. Sapendo che il Messico oramai è divenuto una narcodemocrazia la nostra rischia di essere, se non lo è già diventata una democrazia a capitale camorrista e ndranghetista.</p>
<p>Qui, invece, ancora si crede che la crisi sia esclusivamente un problema legato al lavoro, a un rallentamento della domanda e dell&#8217;offerta. Qui ancora non si è compreso davvero che uscire dalla crisi significa cercare alternative all&#8217;economia criminale. E non basta la militarizzazione del territorio. Non bastano le confische dei beni. Bisogna arginare la corruzione, le collusioni, gli accordi sottobanco. Bisogna porre un freno alla ricattabilità della politica, e come per un cancro cercare ovunque le sue proliferazioni.</p>
<p>Sarebbe triste che i cittadini, gli elettori italiani, dovessero rivolgersi all&#8217;Onu, all&#8217;Unione Europea, all&#8217;Osce per vedere garantito un diritto che ogni democrazia occidentale deve considerare normale : la pulizia e la regolarità delle elezioni.<br />
Dovrebbe essere normale sapere, in questo Paese, che votare non è inutile, che il voto non si regala per 50 euro, per un corso di formazione o per delle bollette pagate. Che la politica non è solo uno scambio di favori, una strada furba per ottenere qualcosa che senza pagare il potere sarebbe impossibile raggiungere. Che restare in Italia, vivere e partecipare è necessario. Che la felicità non è un sogno da bambini ma un orizzonte di diritto.</p>
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		<title>Sì della Camera al ddl Lazzati</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Feb 2010 16:11:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[De Grazia: dedico questo giorno a mia figlia. Lo Moro: siamo stati tutti compatti 
Gazzetta del Sud on-line &#8211; Vinicio Leonetti
Mancavano due minuti alle 19 quando ieri sera è arrivata l&#8217;approvazione della Camera del disegno di legge Lazzati (vedi articolo a pagina 2). Subito dopo una telefonata al cellulare di Romano De Grazia da Roma. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>De Grazia: dedico questo giorno a mia figlia. Lo Moro: siamo stati tutti compatti </strong></p>
<p>Gazzetta del Sud on-line &#8211; Vinicio Leonetti</p>
<p>Mancavano due minuti alle 19 quando ieri sera è arrivata l&#8217;approvazione della Camera del disegno di legge Lazzati (vedi articolo a pagina 2). Subito dopo una telefonata al cellulare di Romano De Grazia da Roma. Commozione e contentezza negli occhi del magistrato che 16 anni fa ideò una misura forte contro la mafia: il divieto di fare propaganda elettorale ai sorvegliati speciali di pubblica sicurezza. Quei loschi figuri che s&#8217;aggirano tra le segreterie di certi personaggi politici calabresi non potranno più stare lì a contrattare i loro voti con altri favori: appalti, posti di lavoro, posizioni di potere a teste di legno.<br />
«Dedico questa giornata a mia figlia Rosangela e a mio nipote Francesco morti prematuramente», ha detto Romano De Grazia che ieri ha seguito in tv i lavori dell&#8217;aula sul canale satellitare della Camera dei deputati. Perchè quella proposta di legge su cui ieri i parlamentari hanno discusso per almeno quattro ore è nata in città, nella sede del Centro studi Lazzati, di recente trasferita a Falerna.<br />
Grande soddisfazione anche da Doris Lo Moro, parlamentare del Pd, che ha seguito nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia il provvedimento, ed è intervenuta nel dibattito in aula.<br />
«Si tratta di un risultato importante», ha spiegato la deputata lametina, «conseguito superando non pochi problemi. È stato svolto un buon lavoro nelle commissioni, e sono molto soddisfatta per la compattezza dimostrata dalle forze politiche d&#8217;opposizione e dal gruppo del Pd in particolare, fin dall&#8217;inizio dell&#8217;iter del provvedimento».<br />
«Voglio sottolineare», ha aggiunto, «l&#8217;impegno dei parlamentari calabresi d&#8217;opposizione, aggiunge la deputata del Pd, «siamo stati attenti e vigili davanti alla possibile trasformazione del testo attraverso modifiche inaccettabili. Va inoltre evidenziato il ruolo svolto in commissione Giustizia dalla presidente Giulia Bongiorno e dall&#8217;onorevole Angela Napoli. Si tratta di un provvedimento molto importate per la regolarità del voto nelle regioni del Mezzogiorno ed in Calabria in particolare, più esposte al rischio d&#8217;inquinamento mafioso del processo elettorale».<br />
Lo Moro ha continuato riferendosi al primo estensore della proposta: «Penso che di questo risultato possa essere soddisfatto il giudice Romano De Grazia, che ha perseguito questo risultato con costanza e perseveranza. Mi auguro che il provvedimento abbia lo stesso consenso in Senato, anche attraverso una rapida calendarizzazione del disegno di legge».<br />
Nell&#8217;aula di Montecitorio tutti i parlamentari calabresi presentatori della proposta hanno fatto muro, ed in modo trasversale: da Angela Napoli del Pdl a Roberto Occhiuto e Mario Tassone dell&#8217;Udc, da Doris Lo Moro a Nicodemo Oliverio e a Jole Santelli. Ma determinante è stato certamente il sostegno al ddl Lazzati da parte dell&#8217;onorevole Giulia Bongiorno, che dopo gli interventi contrari di alcuni colleghi del Pdl che hanno tentato di fare slittare ad altra data la votazione, rimandandola indietro alle commissioni dove c&#8217;era stato invece parere favorevole.<br />
A favore della proposta che tende a bloccare i rapporti tra mafia e politica sempre più stretti è stata anche la Lega Nord attraverso il suo rappresentante Fulvio Follegot, eletto a Treviso e componente della commissione Giustizia. Perchè, ha detto nel suo intervento, «questo intreccio perverso tende ad espandersi anche in aree che fino a poco tempo fa erano considerate delle isole felici». Anche un leghista padano legato a doppio filo col centrodestra ha sottolineato che «in questo modo il sorvegliato speciale verrà a perdere quel potere contrattuale sul politico per la raccolta di voti».<br />
Sono stati 354 i parlamentari che hanno votato a favore, pochi contrari (solo 7) e ben 35 astenuti. Segno chiarissimo che per il ddl Lazzati non è finita la corsa ad ostacoli quando entrerà a Palazzo Madama per l&#8217;esame da parte del Senato. Solo là il Lazzati potrà diventare legge. </p>
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		<title>Lettera aperta del presidente della sezione penale del Tribunale di Lamezia Terme Giuseppe Spadaro</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 08:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lamezia Terme &#8211; «Ho appreso con enorme soddisfazione l&#8217;iniziativa intrapresa dall&#8217;onorevole Doris Lo Moro relativa al potenziamento dell&#8217;organico della procura e delle forze dell&#8217;ordine di Lamezia Terme. Forse, il suo trascorso da magistrato, in specie nella sede giudiziaria lametina, oltre alla sua stretta appartenenza al territorio, le hanno consentito di sondare concretamente ed avere piena [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lamezia Terme &#8211; «Ho appreso con enorme soddisfazione l&#8217;iniziativa intrapresa dall&#8217;onorevole Doris Lo Moro relativa al potenziamento dell&#8217;organico della procura e delle forze dell&#8217;ordine di Lamezia Terme. Forse, il suo trascorso da magistrato, in specie nella sede giudiziaria lametina, oltre alla sua stretta appartenenza al territorio, le hanno consentito di sondare concretamente ed avere piena consapevolezza della realtà giudiziaria.<br />
Invero, trattasi di qualcosa di più concreto ed efficace rispetto ai meri e numerosi attestati di solidarietà che, solitamente, si succedono all&#8217;indomani del verificarsi degli ormai purtroppo &#8220;ordinari&#8221; episodi minacciosi avverso magistrati che esercitano la propria attività nella realtà calabrese.<br />
Indubbiamente, gli attestati di solidarietà fanno piacere e confortano il singolo magistrato destinatario di tali vili condotte e sono personalmente consapevole di quanto sia importante riscuotere la solidarietà, in tali occasioni, dei rappresentati delle istituzioni locali e, principalmente, dei colleghi; in effetti il giudice, espletando in &#8220;solitudine&#8221; le proprie funzioni, riceve, in tali circostanze, un tangibile conforto morale. Tuttavia, raramente, a tali unanimi cori di solidarietà si accompagnano serie e concrete iniziative che una classe politica/amministrativa attenta alle esigenze del territorio, a mio parere, dovrebbe intraprendere.<br />
Intendo dire che, così come i vari proiettili e le lettere minatorie lasciano inalterato l&#8217;impegno che ogni magistrato calabrese profonde, gli attestati di solidarietà lasciano, altrettanto, inalterata la situazione di emergenza in cui versano tutti gli uffici giudiziari calabresi.<br />
Credo sia giunto il momento di &#8220;agire&#8221; e rendere edotta l&#8217;opinione pubblica e gli utenti del servizio giustizia delle difficoltà enormi in cui versa, ricordandoci tutti che proprio questo il servizio costituisce il biglietto da visita di un paese democratico e civile.<br />
Il problema principale della giustizia italiana non è costituito, esclusivamente, dalle difficoltà &#8220;ambientali&#8221; riscontrabili in una determinata realtà, dalla presenza più o meno forte della criminalità organizzata, bensì dalla &#8220;lentezza&#8221; del processo civile e penale, strettamente, correlata all&#8217;assoluta inadeguatezza dell&#8217;organico di alcuni uffici giudiziari, sia con riguardo al personale amministrativo che al numero dei magistrati rispetto all&#8217;enorme mole di procedimenti da affrontare.<br />
Posso affermare senza timore di essere smentito che il Tribunale di Lamezia Terme è assolutamente sottodimensionato rispetto alla quantità e qualità dei processi civili e penali.<br />
Basti pensare, a mero titolo esemplificativo, che il settore civile ha visto negli ultimi anni triplicare il numero delle sopravvenienze e che i singoli magistrati, in servizio nella sezione civile, nonostante la loro eccezionale produttività, hanno ciascuno un ruolo superiore alle 2 mila cause. In un momento in cui, da più parti, si sente parlare dell&#8217;esigenza di rivisitare le circoscrizioni dei tribunali italiani, emerge in tutta evidenza la necessità di rafforzare l&#8217;organico del mio tribunale ancora assestato a quello risalente al tempo della sua istituzione, quando la città era costituita da tre paesi, mentre attualmente è divenuta la terza città dell&#8217;intera regione con un circondario vastissimo che s&#8217;inoltra nelle province di Vibo Valentia e Cosenza.<br />
Lo sforzo richiesto ad ogni singolo magistrato ed ai collaboratori amministrativi è immane ed ovviamente si ripercuote anche sulla qualità della vita del giudice; cosa questa che credo non sia giusto richiedere a nessun lavoratore, neanche ad un magistrato, poiché ritengo che ognuno di noi possa dare il meglio di sé stesso nell&#8217;attività lavorativa solo ed a condizione che vi sia, innanzitutto, serenità personale e familiare.<br />
Già in precedenza e molto più autorevolmente, l&#8217;ex presidente del tribunale dottor Giulio Garofalo, ha segnalato tali carenze al Consiglio superiore delle magistratura ed al ministero della Giustizia, ma le sue esortazioni sono rimaste inesitate. Mi permetto di dire che senza l&#8217;appoggio dell&#8217;intera classe politica locale nessun risultato utile potrà essere conseguito e solo mediante una seria iniziativa &#8220;trasversale&#8221;, che prescinda dal &#8220;colore&#8221; politico, sarà possibile connotare di incisività la pregevole azione intrapresa dall&#8217;onorevole Lo Moro e dal procuratore Salvatore Vitello.<br />
A tal proposito, mi preme evidenziare l&#8217;incongruità emergente da un&#8217;eventuale ed auspicabile incremento dell&#8217;organico dell&#8217;ufficio di Procura se non adeguatamente supportato da un corrispondente aumento dell&#8217;organico giudicante; non bisogna essere &#8220;addentrati&#8221; nella materia per comprendere che l&#8217;incremento dell&#8217;attività investigativa deve, necessariamente, trovare riscontro e subire il vaglio dell&#8217;attività dell&#8217;organo giudicante, sia esso giudice dibattimentale o, ancor più, giudice per le indagini preliminari. Che senso ha acquisire un maggior numero di notizie di reato, svolgere adeguate indagini, avanzare eventuali richieste di misure cautelari, se poi il tutto non sfocia in provvedimenti giurisdizionali?<br />
Se realmente si vuoi migliorare il servizio giustizia, se veramente la classe politica/amministrativa vuole andare al di là delle espressioni di solidarietà, se sinceramente la città vuole &#8220;avvicinarsi&#8221; al Palazzo di giustizia, credo sia giunto il momento che con un&#8217;azione sinergica, noi magistrati segnaliamo agli organi istituzionalmente preposti la situazione effettiva; la classe forense intraprenda, a sua volta, adeguate iniziative; i parlamentari tutti esperiscano un&#8217;azione politica condivisa». </p>
<p>Giuseppe Spadaro </p>
<p>Gazzetta del Sud &#8211; venerdì 12 febbraio 2010</p>
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