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	<title>Doris Lo Moro &#187; Interviste</title>
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		<title>Perfidia Web &#8211; Incontro con Doris Lo Moro</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2010 22:11:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Antonella Grippo

Chiacchierata tra due amiche schiette e disinvolte, la quarta puntata di Perfidia Web. Antonella Grippo incontra la raffinata Doris Lo Moro, in un’inconsueta atmosfera gioviale che sembra riuscire a stemperare anche gli inferi di Perfidia. Ma è solo una percezione “ambientale”. I toni pacati dell’ospite, il suo modo di parlare posato e attento, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Antonella Grippo</p>
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<p>Chiacchierata tra due amiche schiette e disinvolte, la quarta puntata di Perfidia Web. Antonella Grippo incontra la raffinata Doris Lo Moro, in un’inconsueta atmosfera gioviale che sembra riuscire a stemperare anche gli inferi di Perfidia. Ma è solo una percezione “ambientale”. I toni pacati dell’ospite, il suo modo di parlare posato e attento, veicolano dichiarazioni risolute e sferzanti.<br />
La deputata del Pd non esita ad assecondare la sarcastica Grippo e risponde a tono alle considerazioni provocatorie della giornalista: «Ma non te l’hanno ancora tolta la bicicletta dal Pd?» «Se non me l’hanno tolta in quindici anni, ormai non accadrà. Piuttosto sono io che potrei togliere qualche strumento a qualcun altro». Lo strumento cui allude &#8211; spiega &#8211; sono i pacchetti di tessere, da togliere ai tanti che li ostentano senza curarsi dell’evidente paradosso della loro numerosità, ovvero la speculazione sul bisogno del cittadino. Insomma, più tessere di iscritti uguale più cittadini scontenti dello stato attuale della politica.<br />
Le parole di Doris Lo Moro non celano l’amarezza per i meccanismi malsani della pratica governativa, della quale si sente parte critica, da un lato, ma orgogliosa rappresentante dall’altro. Ex assessore regionale alla Sanità, oggi deputata della Repubblica, la più votata in Calabria durante il governo Loiero: «Nonostante i vari Nicola Adamo, Peppe Bova e tanti altri». È una bandiera da far sventolare la benevolenza dei cittadini, unica risposta civile – e in linea con la correttezza che confà alla Lo Moro – a tutti i suoi detrattori. Tuttavia, dopo i primi minuti di conversazione, forse ispirata dall’ambientazione infernale di Perfidia Web, l’ospite comincia ad allinearsi allo spirito della trasmissione: «Oggi io sono un deputato del Parlamento nazionale e i miei avversari sono consiglieri regionali. Per chi ha una mente nobile è chiara l’equivalenza dei due ruoli, ma per chi è greve e sta attento solo alle ‘patacche’, il Parlamento nazionale conta qualcosa di più». Dopo una simile dichiarazione, la stessa Perfidia si sente di dover concedere il primo posto per crudeltà alla Lo Moro, auto-declassandosi a seconda sul podio. Naturalmente, la Grippo non si lascia scappare l’occasione di incalzare quella crudeltà e stuzzica l’ospite chiedendo di fare il nome di chi secondo lei è «il meno attrezzato del Pd» o di dedicare una «cattiveria a una donna del suo partito». Doris Lo Moro non si tira indietro e fa i nomi di Bova, Eva Catizione («Ma che ne sa lei della sanità»), riconosce a Nicola Adamo l’intelligenza di chi si sa adattare ai tempi, ma immediatamente ne sottolinea la pericolosità.<br />
Perfidia introduce la questione delle donne nella politica, e lo fa attraverso l’equazione brunettiana: “Fighe a destra, cozze a sinistra”: «In sostanza tu abiti impropriamente il Pd, perché sei una gran figa» domanda Perfidia. «Sì, ma sarà perché dopo i cinquanta non ci badano più», risponde l’ex sindaco di Lamezia Terme. «Insomma, puoi pure essere una bella donna, ma tanto sei vecchia». La Lo Moro, però, abbraccia solo per un momento il lato ironico della discussione e immediatamente mette sul piatto la sua vera opinione: «Non capisco perché noi donne non siamo solidali tra noi. Dovremmo fare invece una piccola rivoluzione, per non essere più solo le madri, le figlie o le mogli di qualcuno a cui intestare proprietà scomode».<br />
Anche questa volta il salotto infernale di Perfidia Web ha svelato il lato più oscuro – ma per questo, il più trasparente – degli ospiti che accoglie. La Lo Moro, poi, ha aggiunto quel tocco di raffinata crudeltà, che sa scuotere gli animi (e le menti) senza alzare di un solo decibel in più il tono della voce. </p>
<p>ilquotidianoweb.it</p>
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		<title>Intervista a Doris Lo Moro &#8211; Mezzoeuro 8 maggio 2010</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 21:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Faccio mio l’allarme di Guccione
Il deputato Doris Lo Moro rientra a pieno titolo nel Pd calabrese. «Bersani non può rimanere estraneo al declino del partito in Calabria. Costi quel che costi bisogna ripartire. Io sono disposta ad esserci»
di Francesca Gabriele
Militare in un partito presuppone anche l’essere dotati di senso di responsabilità che sembra proprio non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Faccio mio l’allarme di Guccione</strong></p>
<p><em>Il deputato Doris Lo Moro rientra a pieno titolo nel Pd calabrese. «Bersani non può rimanere estraneo al declino del partito in Calabria. Costi quel che costi bisogna ripartire. Io sono disposta ad esserci»</em></p>
<p>di Francesca Gabriele</p>
<p>Militare in un partito presuppone anche l’essere dotati di senso di responsabilità che sembra proprio non mancare al deputato Doris Lo Moro, la quale, subito dopo la pubblicazione della lettera inviata dal segretario regionale del Pd, Carlo Guccione al segretario nazionale, Pierluigi Bersani, ha annunciato il suo ritorno attivo nel partito, dopo l’autosospensione, Guccione, lo ricordiamo, all’interno della missiva ha sollecitato l’apertura di una nuova fase politica chiedendo che si ponga definitivamente la parola fine a quelle che nero su bianco ha definito «vecchie pratiche intrise di tatticismi e di furbizie». Parole, quelle del segretario regionale, che si sono trovate in sintonia perfetta con il pensiero della Lo Moro che non ha dubbi: «Occorre ripartire per rilanciare il Pd in Calabria tagliando definitivamente i ponti con il partito delle tessere e dei tatticismi». </p>
<p>Della fase critica che sta attraversando il Partito democratico calabrese, delle posizioni discutibili di Bova, Adamo e dello stesso Loiero, dell’assenza di Minniti e di tanto altro, noi di Mezzoeuro, abbiamo voluto parlarne con il deputato Lo Moro.</p>
<p>Onorevole, c’è chi minaccia di lasciare il Pd e c’è chi come lei decide di porre fine all’autosospensione. Cos’ è cambiato nelle ultime ore?<br />
&#8220;Personalmente, non ho mai pensato di andare via dal Pd. Mi sono autosospesa dal partito calabrese rimanendo parte integrante del gruppo parlamentare ed intensificando il lavoro, tanto che in questi mesi, ho sostenuto in aula provvedimenti molto importanti: dalla mozione sull’immigrazione, al decreto legge salvaliste. Questo è il segno tangibile che non ho mai abbondato il Pd.&#8221; </p>
<p>Lei, non ha condiviso il modo con il quale è stata affrontata la questione elezioni regionali. Perché?<br />
&#8220;La competizione elettorale si è rivelata una catastrofe. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.&#8221;</p>
<p>Una catastrofe figlia di chi?<br />
&#8220;In parte viene da lontano ed è anche il frutto di come si è lavorato. Di come si è arrivati alla ricandidatura di Loiero, per non parlare delle deroghe che sono state accordate. Quella appena trascorsa non poteva essere la mia campagna elettorale. Un tutto contro tutti che ha portato alla sconfitta. Il tutto contro tutti avviene sempre tra un gruppo oligarchico. In Calabria, dopo un iniziale momento che sembrava essere positivo, in cui si era detto: fuori le statue di sale, i pacchetti delle tessere, i capibastone (il riferimento è all’epoca veltroniana, ndr), si è finito per decidere tutto sulla base di equilibri provati tra i vari capicorrente. Se tutto contro tutti significa: Bova contro Loiero, Adamo contro Loiero, e tutto questo si svolge all’interno del teatrino della politica, non mi preoccupo.&#8221;</p>
<p>Come fa a non preoccuparsi?<br />
&#8220;Questi personaggi rischiano di spegnere la passione dei militanti. La denuncia che ha fatto ieri Guccione va interpretata.&#8221; </p>
<p>Lei come l’ha interpretata?<br />
&#8220;Questo è il momento di testimoniare che esiste un altro modo di fare politica che non è quello di trovare un equilibrio tra i gruppi<br />
di potere, ma cominciare a parlare dei problemi che interessano le persone. Problemi che non sono riconducibili ai ruoli di Tizio e di Caio, bensì alla capacità di affrontare temi politici importanti. La mia non è una guerra di posizione. Non ho nulla da chiedere o da ottenere. Voglio solo aiutare il Pd a radicarsi tra la gente.&#8221; </p>
<p>Il primo anno dell’esecutivo Loiero doveva essere quello della svolta. Sono, invece, partiti degli attacchi feroci nei suoi confronti che, in quella fase, ricopriva il ruolo di assessore con delega alla salute. La guerra tra bande ha avuto luogo nel periodo appena citato?<br />
&#8220;La composizione degli equilibri era soprattutto tra presidente e vice. Purtroppo dobbiamo parlare sempre delle stesse persone nei confronti delle quali, lo sottolineo, non nutro astio. Contesto solo il loro modo di fare politica. Per quanto riguarda la fase alla quale fa riferimento nella sua domanda, è stato contrassegnata dall’omicidio Fortugno. I contrasti nei miei confronti hanno avuto luogo subito dopo, nel corso del secondo anno di amministrazione, quando iniziavano ad arrivare a compimento gli atti di riforma sui quali lavoravo.&#8221;</p>
<p>Si è data una spiegazione sul perché Nicola Adamo l’ha attaccata quando ricopriva il ruolo di assessore alla salute?<br />
&#8220;Apprezzo l’intelligenza di Nicola Adamo. C’è, però, da dire che, quando lui e il gruppo che decide per lui, si orientano su azioni di contrasto nei confronti di qualcuno, non ha eguali. So bene di essere stato un obiettivo del gruppo dirigente dell’epoca (il riferimento è agli ex Ds, ndr). La logica di questa oligarchia di partito era quella di non consentire che altri crescessero. In quegli anni le soddisfazioni che raccoglievo non potevano che dare loro fastidio. C’era da spazzare via il consolidamento di una leadership che in quel momento io potevo rappresentare.&#8221;</p>
<p>Bova e Adamo sono stati parte dell’esecutivo Loiero fino all’ultimo giorno. Possono oggi chiamarsi fuori addossando la responsabilità a chi gestisce da pochi mesi questo partito?<br />
&#8220;No. Questa è una sciocchezza. Le responsabilità sono parte di tutti, compresa me medesima e Guccione. Ci sono stati momenti in cui potevamo parlare e non l’abbiamo fatto. Certo, c’è chi responsabilità ne ha di più, chi meno. Non c’è dubbio che Loiero, Bova e Adamo dall’inizio di questa storia rappresentano la faccia della stessa medaglia. Litigano, ma poi compongono il tutto. Serve un colpo di spugna.&#8221;</p>
<p>In tutto questo Minniti ha avuto un ruolo?<br />
&#8220;Il limite di Minniti è quello di aver dovuto poggiare il ruolo di segretario sempre su qualcuno dei soggetti citati prima. Non ha lavorato per costruire un seguito personale. La sua solidarietà nei miei confronti è rimasta sempre nel privato. Non è mai diventata una battaglia politica. In questo momento anche lui sta pagando un prezzo. Non c’è in questa discussione perché non ha gli strumenti per dire la sua ed essere decisivo. Minniti ha le sue responsabilità.&#8221;</p>
<p>La minaccia di uscire dal partito. Gli attacchi al segretario regionale. Cosa temono i potenti del Pd?<br />
&#8220;Le minacce non m’impressionano. Sono convinta che se alle prossime elezioni ci presenteremo senza i soliti nominativi creceremo. Mi chiede cosa temono. Temono di rimanere fuori dai giochi del futuro. Il loro è un virus: non sono mai grati a nessuno. Non sono mai soddisfatti di nulla.&#8221;</p>
<p>Dove vuole arrivare Loiero?<br />
&#8220;Uno che perde in questo modo dovrebbe avere il coraggio di ridimensionare le sue aspettative e pensare che ha avuto tanto dalla politica.&#8221;</p>
<p>E Bova e Adamo?<br />
&#8220;Vale lo stesso discorso. A preoccuparmi sono le difficoltà che incontrano i giovani ad entrare nella politica occupata dai settantenni.&#8221;</p>
<p>Dove porterà la strada intrapresa da Carlo Guccione?<br />
&#8220;L’augurio che mi faccio è che il segretario regionale riesca ad allertare l’attenzione del Nazionale sulla questione calabrese. Bersani non può rimanere estraneo al declino del partito in Calabria. Costi quel che costi bisogna ripartire. Io sono disposta ad esserci.&#8221;</p>
<p>Condivide l’allarme di Guccione?<br />
&#8220;Oggi condivido l’allarme di Guccione e mi trovo nella sua stessa posizione: quella di chi non ha nulla da chiedere, ma qualcosa da offrire, in primis, l’impegno per la costruzione di un partito che sappia far crescere nuove leadership e che guardi in avanti.&#8221;</p>
<p>Si parla di commissariamento. Del Pd?<br />
&#8220;Questa strada, leggendo la lettera inviata da Guccione a Bersani, la vedo aperta. Non ho paura del commissariamento se questo significa fare tutti un passo indietro per costruire un partito plurale.&#8221;</p>
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		<title>Intervista a Doris Lo Moro &#8211; CalabriaOra 3 maggio 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 03 May 2010 10:37:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il ciclone Doris sul Pd: basta con i soliti potenti.
La Lo Moro ribadisce la sua autosospensione e attacca: «Loiero, Bova, Adamo e Guccione litigano per le poltrone». Doris Lo Moro è un fiume in piena. 
Conferma la volontà di autosospendersi dal Pd e attacca i vertici del partito: in Calabria pare non accorgersi nessuno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il ciclone Doris sul Pd: basta con i soliti potenti.</strong><br />
<em>La Lo Moro ribadisce la sua autosospensione e attacca: «Loiero, Bova, Adamo e Guccione litigano per le poltrone»</em>. Doris Lo Moro è un fiume in piena. </p>
<p>Conferma la volontà di autosospendersi dal Pd e attacca i vertici del partito: in Calabria pare non accorgersi nessuno che abbiamo perso le elezioni. La Lo Moro evidenzia inoltre come in consiglio regionale siano stati «riconfermati soggetti che hanno le maggiori responsabilità della nostra sconfitta» </p>
<p><strong>«In Consiglio eletti i responsabili della sconfitta»</strong><br />
<em>Lo Moro attacca: «Loiero, Bova, Adamo e Guccione pensano solo alle poltrone»</em></p>
<p>Doris Lo Moro non fa passi indietro e conferma la decisione di autosospendersi dal Pd calabrese: «Resta un dissenso netto rispetto alle decisioni prese dai vertici del partito». E’ un fiume in piena, la parlamentare lametina dei democrat.</p>
<p>Si potrebbe obiettare che le battaglie si fanno dall’interno dei partiti e non restando fuori.<br />
«Non sono d’accordo. Non sono andata alla direzione del Pd calabrese (si è riunita venerdì scorso ndr) per evidenziare la rottura che c’è tra me e i vari colonnelli calabresi. Da quanto emerso, appare chiaro che ancora mancano le condizioni per ripartire».</p>
<p>E quali sarebbero queste condizioni?<br />
«Prendere atto, in maniera seria, che abbiamo perso le elezioni. In Calabria pare non accorgersene nessuno. Tra l’altro non bisogna sottovalutare un altro dato: in consiglio regionale sono stati riconfermati alcuni soggetti che hanno le maggiori responsabilità della nostra sconfitta».</p>
<p>A chi si riferisce?<br />
«Ai “potenti” di turno. Penso a Loiero, Bova, Adamo e Guccione che adesso litigano per spartirsi quelle poche poltrone rimaste a disposizione ».</p>
<p>Accuse pesanti, senza dubbio. Ma lei poteva spendersi un po’ di più nell’ultima campagna elettorale. Non le pare?<br />
«Il mio disimpegno alle regionali non è presunto. Lo scriva chiaramente: non mi sono spesa per la coalizione perché alla fine hanno prevalso vecchie logiche che non mi appartengono».</p>
<p>Quali sarebbero queste vecchie logiche?<br />
«Penso a tutte le discussioni che hanno interessato la fase di definizione delle candidature».</p>
<p>Quella di Agazio Loiero è stata decretata dalle primarie indette dal suo partito.<br />
«Facciamo un passo indietro. Le primarie per legge sono state prima sospese e poi annullate con una decisione notturna e con l’avallo dei vari Loiero, Bova e Guccione».</p>
<p>Resta il fatto che il Pd calabrese le sue primarie le ha organizzate comunque.<br />
«Secondo lei dovrei accettare il responso di quella consultazione? Lo sanno tutti che si è trattato di primarie falsate nei risultati e nella partecipazione. Basta guardare a ciò che è successo in molti centri calabresi dove i votanti alle primarie sono stati superiori ai voti raccolti dal Pd alle regionali. Possiamo credere che tutto è stato regolare? Suvvia, siamo seri e guardiamo in faccia alla realtà».</p>
<p>A proposito di realtà: il centrodestra ha stravinto in Calabria. Il governatore Peppe Scopelliti parla di uno tsunami che ha travolto il loierismo.<br />
«Nulla da obiettare, la sconfitta è stata nettissima. Non si poteva pensare di guadagnare il consenso dei calabresi dopo mesi di divisioni e di liturgie inutili».</p>
<p>Lei parla quasi come se certe cose non la riguardassero.<br />
«Ma quale credibilità abbiamo se fino al giorno prima della riunione di Capo Suvero abbiamo attaccato Loiero e il suo governo e dopo lo abbiamo incoronato come il candidato che poteva assicurarci la vittoria. Tutto un po’ strano, a mio avviso».</p>
<p>Loiero, nel corso dell’ultima direzione regionale del Pd, non le ha certo riservato toni morbidi a proposito della gestione della sanità calabrese.<br />
«Non sono sorpresa per l’atteggiamento dell’ex governatore ma delusa perché Loiero tenta di scaricare sugli altri le proprie responsabilità. Mettere le mani nella sanità di questa regione non fu un’operazione facile. Tutt’altro. Basta pensare al fatto che i conti sono a tutt’oggi “ballerini”. E poi non bisogna dimenticare l’omicidio di Franco Fortugno che frenò, in maniera evidente, tutta la nostra azione riformatrice».</p>
<p>Torniamo alle vicende interne del Pd. Lei ha confermato la sua autosospensione dal partito calabrese. Questo significa che a Montecitorio non andrà via dal gruppo del Pd?<br />
«Significa che mantengo un’interlocuzione proficua con i livelli nazionali. Anzi a Bersani e agli altri maggiorenti chiedo di intervenire in maniera decisa sul partito calabrese. L’azzeramento della classe dirigente non basta se ad esso non si accompagna un lavoro di selezione dei futuri quadri dirigenti del partito».</p>
<p>Romano Prodi sostiene che i democratici vanno organizzati regione per regione. Tutto il potere ai venti segretari locali, ai quali deve essere affidato anche il compito di eleggere il capo del partito. Lei come la pensa sul punto?<br />
«Non sono d’accordo. Il Pd, come ha ripetuto Bersani, deve essere un partito dei territori. Sono convinta che ci sono le potenzialità per poter risalire la china. Per questo ho deciso di restare nel Partito democratico e di contribuire al suo rilancio».</p>
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		<title>Politica: le donne tra discriminazioni e pari opportunità</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 14:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ultimi Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[UNICAL &#8211; Facoltà di Scienze Politiche
Intervista a Doris Lo Moro di Silvia Iachetta
Magistrato, due volte sindaco della città di Lamezia Terme, assessore regionale alla Sanità dal 2005 al 2007, eletta alla Camera dei Deputati nella lista del PD in Calabria nel 2008: Doris Lo Moro è una donna navigata, forte quanto dolce. Temperamento mite ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>UNICAL &#8211; Facoltà di Scienze Politiche</p>
<p>Intervista a Doris Lo Moro di Silvia Iachetta</p>
<p>Magistrato, due volte sindaco della città di Lamezia Terme, assessore regionale alla Sanità dal 2005 al 2007, eletta alla Camera dei Deputati nella lista del PD in Calabria nel 2008: Doris Lo Moro è una donna navigata, forte quanto dolce. Temperamento mite ma deciso.<br />
Basta uno sguardo per capire subito la sua “totale disponibilità verso i giovani” ed è una delle prime cose che sottolinea prima di iniziare l’intervista; ma si dimostra soprattutto preoccupata per il loro futuro, in una terra “dove sembra non esserci più futuro”: «Vivo un momento di grande preoccupazione per voi giovani. Il mio unico assillo è cosa farete voi».<br />
Dai giovani passiamo al focus dell’intervista: “Le donne e la politica”. Ed emerge subito la prima differenza tra il gentil sesso e gli uomini.<br />
«Le donne ci mettono qualcosa di proprio. Noi guardiamo agli impegni politici come se fossero fatti personali, non nel senso di tornaconto personale, ma nel senso del non risparmiarsi, di impegnarsi con il cuore. È molto femminile questo atteggiamento».</p>
<p><strong>Lei ha fatto il suo ingresso in politica come sindaco della città di Lamezia Terme. Come è riuscita ad imporsi e a ricoprire subito un ruolo così importante?</strong><br />
La mia esperienza personale è stata, in un certo senso, un’esperienza fortuna &#8211; ma nella vita si impara a guardare alle esperienze al femminile a prescindere dalla propria -. È fortunata perché io entro in politica direttamente come candidato a sindaco e vengo scelta in un momento in cui c’era bisogno di essere innovativi, e l’essere donna veniva considerato come un elemento di innovazione politica. Il comune di Lamezia Terme era stato sciolto per mafia e si era organizzata una lista che allora si chiamava “Alleanza per Lamezia” che cercava un candidato credibile da opporre ai potenti dell’epoca. Nel candidato si cercavano delle caratteriste, una di queste era che fosse il più istituzionale possibile: il mio venire dalla magistratura è stata considerata una garanzia, come anche essere una donna perché significava rompere con il vecchio ceto dirigente che era pressoché tutto maschile. L’inizio è stato buono. Il fatto che io fossi donna è stato un elemento che è piaciuto alla cittadinanza: non solo nella fase di elezione, ma anche nella fase successiva ho avuto un rapporto anomalo, era un rapporto di stima però anche di grande affetto. Nell’elemento femminile il popolo ha visto un elemento di garanzia.</p>
<p><strong>L’elemento femminile era visto dunque come una novità a Lamezia Terme?</strong><br />
Non proprio. Devo dire che Lamezia ha una sua peculiarità come città perché è abituata ad avere rappresentati femminili. Lamezia ha avuto consiglieri regionali, deputati donne. Nei 18 consiglieri che ho portato in consiglio con il premio di maggioranza almeno sette erano donne. Ho avuto più volte validi assessori al femminile. Anche in quest’ultima campagna elettorale c’era una donna, se pur perdente, che è una deputata in carica. Quindi Lamezia ha visto molte donne in prima linea.</p>
<p><strong>Questo non vuol dire che non ci sia alcuna discriminazione nei confronti delle donne. C’è un pregiudizio a priori proprio sul fatto di essere “donne”?</strong><br />
Sì. Molto spesso, soprattutto nelle fase delle trattative, molte discussioni nemmeno venivano portate avanti perché il mio linguaggio non combaciava con in linguaggio della loro politica, che era quello dei compromessi, di richieste di nomine, e via dicendo. Non si trattava del fatto che io dovessi dire “no” perché non mi venivano nemmeno prospettate le discussioni. La politica vissuta come “nominificio” o pratiche clientelari ne risentiva ed io mi rendevo conto di questo. Ma io mi sono<br />
caratterizzata sin da subito come un politico che non amava e non ama le clientele, le scelte fatte al di fuori dei principi di buona amministrazione. Io ho sempre sostenuto che quanto detto dentro le Istituzioni o dentro le sezioni di partito sia dicibile anche all’esterno, senza alcuna traduzione nel linguaggio. Tutte le cose che noi facevamo, come amministrazione comunale, venivano portate avanti dichiarando anche il principio per cui era stata fatta quella scelta.<br />
Nei luoghi della politica dove si mettono in atto le trattative le discriminazione nei confronti delle donne sono più forti, si avverte molto la diffidenza dei segretari politici, dei vari personaggi che si aggiravano in questo mondo oscuro delle sezioni di partito.</p>
<p><strong>Due mandati come sindaco di Lamezia Terme e poi l’assessorato regionale alla Sanità. Come ha vissuto quest’ultima esperienza che, purtroppo, non è stata positiva come la prima?</strong><br />
La mia esperienza di sindaco è l’esperienza di un vertice amministrativo, quindi di una persona che conquista la vittoria elettorale e mantiene saldo il timone.<br />
L’esperienza di assessore regionale alla Sanità e di consigliere regionale, invece, è di tutt’altro genere. Io mi avvio verso questa esperienza con un successo enorme, con un successo elettorale, molto forte, che mi portava anche ad essere tra le persone che potevano contare sulle nomine di assessore. Mi venne affidata una delega forte, pesante &#8211; che doveva essere anche la garanzia della capacità innovativa di quella giunta &#8211; nel periodo più difficile, il periodo del dopo Fortugno, in cui bisognava anche guardarsi la schiena, visto che c’era stato un omicidio che riguardava un politico che proveniva dalla sanità. In quel periodo ho avuto un largo riconoscimento della Giunta e del Presidente della Giunta. Tuttavia, quando mi è stato dato questo incarico io non ero soddisfatta, ma solo perché ero interessata ad altro: volevo continuare il percorso che avevo già avviato da sindaco e quindi occuparmi di sviluppo economico. Volevo lavorare in questa continuità, anche perché questo percorso prevedeva che mi occupassi del futuro, di posti di lavoro, dei giovani e richiedeva capacità innovativa, di intraprendere nuovi percorsi. È stato il presidente Loiero, appoggiato anche dal mio partito, ad insistere molto e non ho avuto scampo. Io poi mi sono innamorata della sanità. Ci sono entrata dentro con cautela, ma poi ho capito che occuparsi di cose che richiedevano ancora una volta il polso fermo, il contrasto degli sprechi, degli abusi, della corruzione, il garantire il diritto alla salute dei cittadini era una cosa estremamente soddisfacente. Nel tempo ho considerato un privilegio essermi potuta avvicinare ad un’umanità dolente, che aveva bisogno di essere rispettata, e così è diventato un mio obiettivo rimanere nella sanità. Le cose poi sono cambiate fino a precipitate perché, in realtà, non si voleva il cambiamento ma c’era una spinta alla conservazione, soprattutto a quella legata ad una serie di interessi forti che si muovono nella sanità. Allora mi sono scontrata con i politici e con la politica maschile, io ero l’unica donna in giunta e una delle due donne in consiglio regionale.</p>
<p><strong>Lei rappresenta un po’ un’eccezione: si è ritrovata da subito in prima linea nella politica, ricoprendo incarichi molto importanti. Ma per molte donne il percorso in politica è irto e spesso non porta a nessun traguardo. Perché per una donna è così difficile inserirsi in politica? Disinteresse delle donne, rifiuto di sottomissione alle logiche clientelari o cos’altro?</strong><br />
Il vero motivo è che gli spazi della politica sono occupati. Un conto è entrare in un luogo dove si accede per concorso perché c’è un posto vuoto; un conto è entrare in un luogo dove i posti sono già occupati e dove solo per essere candidati bisogna fare i conti con una classe politica che è prevalentemente maschile. Il nostro sistema tende alla riproduzione degli eletti, al riposizionamento di chi c’è già. Come si fa ad entrare in un consiglio regionale quando le donne si trovano ad essere inserite in lista perché lo prevede una legge? Quando vengono inserite insieme, non in liste in cui possono competere ad armi pari, ma in liste in cui ci sono personalità o personaggi che entrano perché hanno una rete, rapporti di potere, di clientele o comunque consolidate nel tempo? Io sono stata eletta con i voti determinanti della mia città, in una provincia, quella di Catanzaro, in cui ero conosciuta per aver esercitato il mio ruolo di sindaco per due mandati. I cittadini, conoscendomi già come sindaco della città, mi hanno votata.</p>
<p><strong>Questo a dimostrazione del buon lavoro portato avanti durante i due mandati…</strong><br />
Si, ma quante donne hanno la possibilità di farsi valere e di farsi conoscere? Molto spesso le candidature femminili, quelle vere, quelle forti, vengono stroncate sul nascere; vengono privilegiate candidature fragili o rese fragili dal fatto che vengono inserite in liste che non sono competitive.<br />
Molte donne vivono la politica anche come un fatto anche violento, di prevaricazione. Coloro che conoscono la politica, e che hanno avuto l’esperienza che ho avuto io in giunta regionale, sanno di dover fare i conti con il fatto che il potere maschile non è fatto di sane passioni, ma di voglia di contare sempre di più, di acquisire consensi che non sono sempre quelli eticamente condivisibili. Il sistema clientelare è quello più utilizzato dagli uomini, invece la stragrande maggioranza delle donne prendono le distanze da esso. Un altro grande problema, inoltre, è che le donne non ci sono nei luoghi in cui si prendono decisioni importanti, in cui si decidono le candidature.<br />
Fino a quando le donne si conteranno sulle dita delle mani diventerà tutto discutibile. Insisto nel dire che oggi, sia per quanto riguarda i giovani che per quanto riguarda le donne, il problema non è che non vogliono fare politica, ma che i posti sono tutti occupati.</p>
<p><strong>E quindi come riuscire a rompere questo sistema, come uscire da questa impasse?</strong><br />
L’unica possibilità è di fare squadra con le altre donne. È importante che vadano avanti tante donne.<br />
Fare squadra vuol dire aprirsi alle altre donne. Il percorso unico è quello della quantità. Se entriamo in tante nelle liste qualcuno di noi riuscirà a farsi eleggere.</p>
<p><strong>Nelle ultime elezioni regionali non è stata nominata alcuna donna. Tuttavia, il neo governatore della Calabria, Giuseppe Scopelliti, ha assegnato la vicepresidenza ad Antonella Stasi, esterna, e attuale presidente di Confindustria Crotone. Qual è il suo pensiero a riguardo?</strong><br />
Devo dire che a me ha fatto molto piacere la sua nomina. Il mio timore, la cosa che mi è venuta in mente vedendola inserita in una giunta tutta al maschile, è che non sia anche lei uno specchietto delle allodole. Una sola donna, utilizzata senza deleghe e in una giunta che non mi sembra di largo respiro, temo che sia una di quelle cose che si fanno per dimostrare un’apertura alle donne. Però è comunque un fatto positivo. Mi preoccupo per lei, anche se non la conosco, perché una cosa che ho imparato da donna è che una delle cose che ci condanna è la solitudine. Si è sole perché si è in poche e quand’è così si è ancora più deboli, più fragili. Se io, oggi, dovessi fare una battaglia non farei solo una battaglia di qualità, farei anche una battaglia di quantità: più donne possibili perché non avremo mai forze a sufficienza fino a quando non saremo in tante. Il fatto di essere isolate e sole rende più vulnerabili. Nel caso della Stasi, non c’è nessuna donna in consiglio e c’è solo una donna in giunta che ha una debolezza: non essere stata neanche un’eletta. Lei in questo momento mi sembra più una rappresentate di Confindustria che delle donne</p>
<p><strong>Un limite che scoraggia le donne ad entrare in politica è quello di non avere il tempo da dedicare poi alla famiglia. Come far fronte a questo problema?</strong><br />
Io questo problema non me lo porrei proprio. Oggi il modello di famiglia non è più quello della donna che sta a casa. Chi può permettersi il lusso di stare a casa? In un Paese in forte crisi economica l’uomo e la donna sono disposti a tutto per far quadrare il bilancio economico. Queste sono cose che ci vogliono vincolare. Le donne vere, che crescono i figli, che costruiscono la solidità della famiglia, non hanno il tempo di stare a casa. Per poter arrivare a fine mese anche la donna è obbligata a lavorare, spesso tutto il giorno. Quindi basta con questa retorica. La politica non ti impone di rinunciare a qualcosa più di un altro lavoro.</p>
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		<title>Intervista a Doris Lo Moro sul provvedimento relativo alle intercettazioni</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 08:23:18 +0000</pubDate>
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		<title>Intervista a Doris Lo Moro PD : salvaliste , riforme</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Apr 2010 16:17:48 +0000</pubDate>
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<p>ROMA, 15 aprile 2010 </p>
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		<title>Intervista a Doris Lo Moro sul provvedimento che vieta ai sorvegliati speciali di prendere parte alle campagne elettorali</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Mar 2010 08:05:15 +0000</pubDate>
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		<title>Intervista a Doris Lo Moro &#8211; &#8220;Patto etico per la legalità&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Feb 2010 16:18:27 +0000</pubDate>
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Convegno &#8220;Patto etico per la legalità&#8221; con on. Angela Napoli, on. Doris Lo Moro e on. Luigi De Magistris.
Taurianova (RC) &#8211; 13 febbraio 2010
Melito TV
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<p>Convegno &#8220;Patto etico per la legalità&#8221; con on. Angela Napoli, on. Doris Lo Moro e on. Luigi De Magistris.<br />
Taurianova (RC) &#8211; 13 febbraio 2010</p>
<p>Melito TV</p>
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		<title>Intervista a Doris Lo Moro su alleanze e su regionali in Calabria</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jan 2010 08:18:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista a doris Lo Moro sullo scenario politico in Calabria in vista delle scelte per le elezioni regionali

Radio Radicale &#8211; Giovanna Reanda
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		<title>Intervista a Doris Lo Moro sulle prossime elezioni regionali della Calabria e sulla riforma della giustizia</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jan 2010 10:18:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Intervista sulla situazione politica in Calabria, in vista delle scelte per le elezioni regionali, e sul dibattito parlamentare relativo alle riforme della giustizia.

Radio Radicale – Giovanna Reanda
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista sulla situazione politica in Calabria, in vista delle scelte per le elezioni regionali, e sul dibattito parlamentare relativo alle riforme della giustizia.</p>
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<p>Radio Radicale – Giovanna Reanda</p>
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