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	<title>Doris Lo Moro &#187; Interpellanze e Interrogazioni</title>
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		<title>Interrogazione a risposta scritta &#8211; Ministro dell&#8217;interno</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:23:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Al Ministro dell&#8217;interno.
Per sapere &#8211; premesso che: 
la scorsa settimana l&#8217;associazione autonomistica LegAutonomie Calabria ha reso noti i dati del rapporto annuale sugli atti di intimidazione contro amministratori locali in Calabria, rivelando che nel 2011 sono stati registrati 103 atti intimidatori e nel corso dell&#8217;ultimo decennio è stata raggiunta la enorme cifra di oltre mille [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Ministro dell&#8217;interno.</p>
<p>Per sapere &#8211; premesso che: </p>
<p>la scorsa settimana l&#8217;associazione autonomistica LegAutonomie Calabria ha reso noti i dati del rapporto annuale sugli atti di intimidazione contro amministratori locali in Calabria, rivelando che nel 2011 sono stati registrati 103 atti intimidatori e nel corso dell&#8217;ultimo decennio è stata raggiunta la enorme cifra di oltre mille episodi, molti dei quali gravissimi; </p>
<p>già in questo primo mese dell&#8217;anno 2012, nella stessa regione, si sono verificati numerosi episodi con le medesime tipologie, ossia auto incendiate, danneggiamenti di proprietà pubbliche e private, spari contro cose e persone, utilizzo di ordigni esplosivi; </p>
<p>rispetto a questo fenomeno, più volte denunciato e che riguarda l&#8217;intero territorio nazionale, anche se è più grave in alcune regioni, tra cui la Calabria, non ci si può limitare oltre alla semplice presa d&#8217;atto del problema ed alla rituale solidarietà anche perché questi atti intimidatori incidono profondamente sulle condizioni di vita delle comunità; </p>
<p>va, in particolare, evitato il rischio che finisca per essere vissuta come normale una situazione drammatica che mette in discussione l&#8217;agibilità democratica delle istituzioni locali; </p>
<p>si sono già verificati casi di «abbandono» di sindaci che hanno subito, in pochissimo tempo, decine di episodi, come nel caso del sindaco del comune di Sant&#8217;Agata dell&#8217;Esaro (Cosenza); </p>
<p>nonostante moltissimi di questi episodi avvengono anche in piccole comunità, nella stragrande maggioranza dei casi non si riesce ad assicurare i responsabili alla giustizia -: </p>
<p>se si sia a conoscenza del fenomeno che, stando ai dati rilevati, appare in costante crescita, specie in alcune aree del Paese, tra cui la Calabria; </p>
<p>se non si intenda assumere il problema come priorità ed assicurare mezzi ulteriori a supporto dell&#8217;azione investigativa, per una più incisiva e determinata azione di deterrenza e di contrasto. </p>
<p>LO MORO (4-14577) </p>
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		<title>INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA &#8211; Ministro della giustizia</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:20:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interpellanze e Interrogazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Ministro della giustizia, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. 
Per sapere &#8211; premesso che: 
come si legge dalle agenzie di stampa del 19 gennaio 2011, nella procura della Repubblica di Catanzaro 38 computer, giunti da tempo presso gli uffici, sono abbandonati e inutilizzati perché mancherebbe il contratto di assistenza tecnica; 
il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Ministro della giustizia, al Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione. </p>
<p>Per sapere &#8211; premesso che: </p>
<p>come si legge dalle agenzie di stampa del 19 gennaio 2011, nella procura della Repubblica di Catanzaro 38 computer, giunti da tempo presso gli uffici, sono abbandonati e inutilizzati perché mancherebbe il contratto di assistenza tecnica; </p>
<p>il procuratore aggiunto della Repubblica di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, sulla vicenda dei 38 computer ha evidenziato che «basterebbe davvero poco per mettere in funzione queste apparecchiature. Basta sottoscrivere un contratto di assistenza e manutenzione che sicuramente costa poco. E questi computer ci consentirebbero di risolvere tanti problemi presenti nel nostro ufficio»; </p>
<p>il Ministro della giustizia, Paola Severino, durante la relazione alla Camera dei deputati ha indicato come priorità «l&#8217;indifferibile razionalizzazione organizzativa e tecnologica dell&#8217;intera struttura amministrativa dei servizi giudiziari, in modo da utilizzare al meglio le risorse umane e finanziarie disponibili, realizzando risparmi di spesa che siano il frutto di interventi strutturali»; </p>
<p>il Ministro della giustizia ha inoltre ricordato, nel corso della relazione, che l&#8217;inefficienza della pubblica amministrazione si misura in termini di Pil e quindi si potrebbero «trasformare le criticità del sistema giudiziario italiano in opportunità di sviluppo e di crescita economica»; </p>
<p>inoltre, come si legge nel sito www.digit.pa.gov.it (Ente nazionale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione) «Il Piano e-Gov 2012 individua nella digitalizzazione della Giustizia un obiettivo prioritario. In questo quadro l&#8217;accordo tra il Ministro della giustizia e il Ministro per la pubblica amministrazione e l&#8217;innovazione serve, attraverso la valorizzazione degli investimenti fatti e delle esperienze acquisite, ad accelerare i tempi di attivazione di alcuni servizi digitali, ad utilizzare meglio le competenze disponibili e a ridurre i tempi dei processi. Per garantire un&#8217;ulteriore e decisiva accelerazione dei tempi di definizione dei processi, il Governo ha deciso di puntare su un Piano Straordinario per una rapida diffusione, sull&#8217;intero territorio nazionale, della digitalizzazione della giustizia» </p>
<p>se i Ministri interrogati siano a conoscenza della vicenda dei 38 computer ricordata in premessa; </p>
<p>se non ritengano opportuno disporre i fondi necessari per la stipula dei contratti di assistenza tecnica, così da dare concretezza al piano di digitalizzazione anche per la procura di Catanzaro e per gli altri uffici giudiziari in cui si registrano disguidi dello stesso genere. </p>
<p>LO MORO (4-14572) </p>
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		<title>Interrogazioni a risposta scritta &#8211; Ministro delle infrastrutture</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 16:35:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interpellanze e Interrogazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dello sviluppo economico. 
Per sapere &#8211; premesso che:
nell&#8217;ottobre 2008, avendo raccolto sul territorio l&#8217;esigenza di uno svincolo autostradale con accesso diretto all&#8217;area industriale di Lamezia Terme, l&#8217;interrogante ha richiesto all&#8217;Anas spa che l&#8217;opera venisse valutata e inserita tra le priorità infrastrutturali per la Calabria nell&#8217;ambito della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dello sviluppo economico. </p>
<p>Per sapere &#8211; premesso che:</p>
<p>nell&#8217;ottobre 2008, avendo raccolto sul territorio l&#8217;esigenza di uno svincolo autostradale con accesso diretto all&#8217;area industriale di Lamezia Terme, l&#8217;interrogante ha richiesto all&#8217;Anas spa che l&#8217;opera venisse valutata e inserita tra le priorità infrastrutturali per la Calabria nell&#8217;ambito della programmazione degli interventi previsti da Governo, Anas spa e regione, in coerenza con una logica di sviluppo nazionale e regionale finalizzata a valorizzare le potenzialità di attrazione produttiva e le infrastrutture logistiche presenti nell&#8217;area lametina in un&#8217;ottica di integrazione funzionale con il porto internazionale di Gioia Tauro;</p>
<p>le motivazioni di tali sollecitazioni sono tuttora valide e largamente condivise. La realizzazione dello svincolo, infatti, consentirebbe di eliminare considerevoli quote di traffico pesante dalla strada statale 18 nel tratto Sant&#8217;Eufemia Lamezia-Ponte dell&#8217;Angitola, legate anche agli importanti insediamenti turistici presenti nella zona, che determinano attualmente gravi pericoli per la sicurezza dei mezzi e delle persone testimoniati dai numerosi incidenti stradali, purtroppo anche mortali, che si sono verificati lungo la strada statale 18 nel corso degli anni, nonché di mitigare, mediante la riduzione dei tempi di percorrenza, l&#8217;impatto sul territorio delle centinaia di veicoli pesanti che quotidianamente transitano da e per l&#8217;area industriale per servizi offerti alle aziende insediate ed anche alle infrastrutture a carattere sovracomunale presenti nell&#8217;area;</p>
<p>con nota del 6 agosto 2009 il presidente Anas spa, ingegner Pietro Ciucci, nel riscontrare la missiva dell&#8217;interrogante, comunicava l&#8217;avvio da parte dell&#8217;ente di uno studio di fattibilità tecnica per la realizzazione dello svincolo autostradale A3 SA/RC per l&#8217;accesso diretto all&#8217;area industriale di Lamezia Terme, sottolineando che la collocazione di un nuovo svincolo, in posizione baricentrica rispetto agli svincoli di Lamezia Terme e Pizzo Calabro, rappresentava una soluzione progettuale di indubbia valenza per il futuro sviluppo socio-economico del territorio lametino e per l&#8217;espansione dell&#8217;area industriale di Lamezia Terme;</p>
<p>nel settembre 2009, nel corso di un incontro a Lamezia Terme, il condirettore generale dell&#8217;Anas spa, Stefano Granati, nell&#8217;evidenziare il giudizio positivo espresso sul progetto dal presidente Ciucci, confermava che l&#8217;ente stava affrontando e valutando il progetto sia in termini tecnici che di fattibilità finanziaria;</p>
<p>nell&#8217;agosto 2010 Anas spa ha bandito l&#8217;appalto per i lavori di ammodernamento ed adeguamento del tratto autostradale della SA/RC compreso tra il chilometro 320 + 164 (svincolo di Lamezia Terme) ed il chilometro 331 + 400 (ponte sul torrente Rendace in comune di Curinga) per un importo complessivo di circa 88 milioni di euro, di cui 81,6 per lavori e 6,4 per oneri relativi alla sicurezza;</p>
<p>nei lavori appaltati, che riguardano anche l&#8217;area interessata dallo svincolo ipotizzato per l&#8217;accesso diretto all&#8217;area industriale, non è prevista la realizzazione dell&#8217;infrastruttura. Diventa perciò necessario decidere in via definitiva il da farsi, per evitare di dover reintervenire sulla stessa area per realizzare un&#8217;opera che sarebbe molto più conveniente ed opportuno eseguire contestualmente ai lavori già appaltati -:</p>
<p>se il Governo sia a conoscenza di quanto sopra riferito;</p>
<p>se lo studio di fattibilità tecnica per la realizzazione dello svincolo autostradale A3 SA/RC per l&#8217;accesso diretto all&#8217;area industriale di Lamezia Terme sia stato ultimato e con quali risultati;</p>
<p>se e come si ritenga di intervenire per consentire la progettazione e la realizzazione dell&#8217;opera prima del completamento dei lavori appaltati dall&#8217;ANAS sullo stesso tratto autostradale.</p>
<p>(4-14114) LO MORO</p>
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		<title>Interrogazione a risposta scritta &#8211; Ministro dell&#8217;Interno</title>
		<link>http://www.dorislomoro.it/dlm/interrogazione-a-risposta-scritta-ministro-dellinterno-5.html</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 08:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interpellanze e Interrogazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Ministro dell&#8217;interno.
- Per sapere &#8211; premesso che: 
secondo notizie largamente diffuse dalla stampa, circa un mese fa, nel corso di un&#8217;udienza del processo «Testamento» che si sta svolgendo davanti alla corte di appello di Reggio Calabria, il collaboratore di giustizia Roberto Moio affermava che le società partecipate del comune reggino fossero controllate dalla &#8216;ndrangheta, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Ministro dell&#8217;interno.</p>
<p>- Per sapere &#8211; premesso che: </p>
<p>secondo notizie largamente diffuse dalla stampa, circa un mese fa, nel corso di un&#8217;udienza del processo «Testamento» che si sta svolgendo davanti alla corte di appello di Reggio Calabria, il collaboratore di giustizia Roberto Moio affermava che le società partecipate del comune reggino fossero controllate dalla &#8216;ndrangheta, indicando per le singole società la cosca che ne aveva il controllo («la Fata Morgana è degli Zito-Bertuca; la Multiservizi era gestita&#8230; da Pino Rechichi, vicino ai Tegano, e la Leonia è dei Fontana»); </p>
<p>nel citato processo è coinvolto, tra gli altri, un ex consigliere comunale, Massimo Labate, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, per il quale il procuratore generale ha chiesto la condanna a dieci anni di carcere, in esito ad una articolata requisitoria in cui, secondo quanto riportato dalla stampa locale, il rappresentante della pubblica accusa ha, in particolare, affermato «nessuno pensi che l&#8217;idea delle società miste del Comune sia nata nelle stanze di alcuni palazzi della politica, ma è il frutto di riunioni di &#8216;ndrangheta»; </p>
<p>le società partecipate sono state al centro dell&#8217;indagine della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti che ha anche cercato, per alcune di esse, di capire perché il comune di Reggio ha aderito a più società con lo stesso oggetto, senza ottenere, a quanto risulta agli interroganti, alcun chiarimento dal presidente della regione, Scopelliti, che, secondo quanto si legge nella relazione approvata dalla Commissione nella seduta del 19 maggio 2011, ha dichiarato «di non ricordare i motivi che lo avevano indotto, pur essendo egli al tempo sindaco, ad aderire a due distinte società, benché aventi lo stesso oggetto»; </p>
<p>aldilà di tale particolare, la Commissione d&#8217;inchiesta si è occupata lungamente delle partecipate reggine ed ha molto insistito sulle anomalie riscontrate, segnalando anche che alcune di esse determinavano un «fondato sospetto» di infiltrazioni mafiose; </p>
<p>nei giorni scorsi, nell&#8217;ambito di un&#8217;operazione coordinata dalla direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria sono state eseguite undici ordinanze di custodia cautelare per associazione a delinquere di stampo mafioso che hanno colpito esponenti del clan Tegano ma anche professionisti che lavoravano al servizio delle cosche. Nell&#8217;ambito di tale inchiesta è emerso, in particolare che la Reci.im s.r.l., in mano al clan Tegano e retta da uno degli arrestati, Giuseppe Richichi, controlla il 33 per cento della «Gestione servizi territoriali» s.r.l. che, a sua volta, controlla la Multiservizi spa. Per la Multiservizi, pertanto, sembra trovare conferma l&#8217;assunto del pentito; </p>
<p>il comune di Reggio Calabria è da mesi al centro dell&#8217;attenzione anche per altre vicende, anch&#8217;esse oggetto di verifica amministrativa e giudiziaria. Qualche mese fa, tra l&#8217;altro, si è suicidata, ingurgitando acido muriatico, Orsola Fallara, dirigente a contratto del predetto comune che ha retto per anni il settore finanziario. Una verifica effettuata dopo tale episodio ha accertato un buco nel bilancio comunale di particolare entità (si dovrebbe trattare di circa 170 milioni di euro); </p>
<p>il contesto di confusione amministrativa e di disamministrazione che emerge da tali vicende non è in sé indicativo di infiltrazioni mafiose anche se, per comune esperienza, è proprio la cattiva amministrazione a rendere possibili e a favorire le pressioni e le infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione della cosa pubblica; </p>
<p>è del 21 novembre 2011 la notizia che il sindaco di Reggio, accompagnato dal presidente del consiglio di amministrazione della Multiservizi, ha illustrato al prefetto «le iniziative poste in essere dagli organi societari per tutelare l&#8217;azienda e l&#8217;Amministrazione comunale». Si tratta però di iniziative tardive; </p>
<p>nonostante il comune sia oggi retto da una nuova amministrazione, a seguito dell&#8217;elezione del sindaco Arena, sembra opportuno, ed anzi necessario, verificare se ci sono state pressioni ed infiltrazioni che hanno trovato spazio nell&#8217;amministrazione comunale e nell&#8217;apparato burocratico del comune, a partire dal settore cui è affidata la vigilanza e il controllo sulle partecipate -: </p>
<p>se sia a conoscenza dei fatti sopra riferiti e quali iniziative di sua competenza intende intraprendere; </p>
<p>se non ritenga di attivare gli accertamenti necessari, disponendo l&#8217;accesso presso il comune di Reggio Calabria ai sensi dell&#8217;articolo 143 del decreto legislativo 267 del 2000. </p>
<p>(4-13992) LO MORO, VILLECCO CALIPARI, GARAVINI, LARATTA e OLIVERIO.</p>
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		<title>Interrogazione a risposta in Commissione &#8211; Ministro dell&#8217;Interno</title>
		<link>http://www.dorislomoro.it/dlm/interrogazione-a-risposta-in-commissione-ministro-dellinterno.html</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2011 07:16:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interpellanze e Interrogazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Ministro dell&#8217;interno.
- Per sapere &#8211; premesso che: 
con la legge n. 45 del 2001 è stata introdotta nel nostro ordinamento la figura dei «testimoni di giustizia», sancendo una netta differenziazione tra gli stessi e i «collaboratori di giustizia», alla quale corrisponde una diversa disciplina; 
con tale normativa si riconosce, in particolare, l&#8217;importanza ed il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Ministro dell&#8217;interno.</p>
<p>- Per sapere &#8211; premesso che: </p>
<p>con la legge n. 45 del 2001 è stata introdotta nel nostro ordinamento la figura dei «testimoni di giustizia», sancendo una netta differenziazione tra gli stessi e i «collaboratori di giustizia», alla quale corrisponde una diversa disciplina; </p>
<p>con tale normativa si riconosce, in particolare, l&#8217;importanza ed il valore del contributo che soggetti estranei alla criminalità organizzata offrono con la loro testimonianza in processi contro la criminalità mafiosa e si introducono specifiche misure di assistenza e di tutela; </p>
<p>a distanza di dieci anni dalla normativa sopra richiamata, non sembra però che si possa tracciare un bilancio del tutto positivo, non solo per i limiti che la normativa vigente ha dimostrato e che sono stati oggetto di approfondimento parlamentare e richiedono iniziative legislative, ma soprattutto per le difficoltà emerse sotto il profilo gestionale; </p>
<p>non sembra che in concreto la questione dei testimoni di giustizia, nonostante il loro numero limitato, essendo allo stato circa 70, sia gestita in maniera adeguata, tant&#8217;è che da più parti viene messa in discussione la capacità dello Stato di rispettare gli impegni che assume; </p>
<p>le conseguenze che ne derivano sulla vita dei testimoni e delle loro famiglie sono molto gravi e di fatto si disincentiva un fenomeno, che è invece assai prezioso, tenuto conto che chi decide di testimoniare non può non essere consapevole della solitudine e della precarietà denunciata da quanti hanno testimoniato contro le cosche prima di lui; </p>
<p>a dimostrazione di come il problema sia largamente avvertito nella società italiana, si registra la raccolta di firme su una petizione di alcune associazioni con l&#8217;obiettivo di chiedere garanzie di lavoro e di sicurezza per i testimoni di giustizia, in cui si sottolinea che i testimoni «non sono &#8220;collaboratori di giustizia&#8221;, in quanto non hanno mai fatto parte di organizzazioni criminali ma hanno soltanto esercitato il loro diritto-dovere di testimoniare contro le attività criminali, e per questo hanno perso casa, lavoro e libertà di vivere una vita civile comune»; </p>
<p>nel mese di settembre 2011 è stato anche organizzato un sit-in davanti alla prefettura di Reggio Calabria per portare all&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica e delle istituzioni la sorte toccata a due giovani donne, testimoni di giustizia, Tita Buccafusca, 38 anni, moglie di un boss, suicidatasi il 18 aprile 2011, e Maria Concetta Cacciola, 31 anni, che si è tolta la vita il 20 agosto 2011; </p>
<p>sia la Buccafusca che la Cacciola avrebbero ingurgitato acido muriatico e nell&#8217;acido muriatico è stata, inoltre, sciolta nel novembre 2009 Lea Garofalo, altra giovane calabrese che aveva avuto il coraggio, mettendosi alle spalle vincoli familiari, di denunciare fatti di sangue; </p>
<p>altre vicende sofferte, come quelle di Alfio Cariati e di Pino Masciari, entrambi testimoni di giustizia contro la &#8216;ndrangheta, sono state oggetto di più di un atto di sindacato ispettivo nel corso della legislatura, senza che si producesse alcun miglioramento della loro condizione di vita; </p>
<p>ciò che accomuna molte delle storie individuali dei testimoni di giustizia è la difficoltà che hanno ad essere riconosciuti come tali ai fini dell&#8217;applicazione dell&#8217;articolo 16-bis della legge n. 82 del 1991 (introdotto dall&#8217;articolo 12 della legge n. 45 del 2001, già citata) che prevede speciali misure di protezione per predetti testimoni di giustizia. Anche quando per la magistratura si tratta di veri e propri testimoni, succede che vengano definiti e trattati dalla Commissione centrale di protezione come collaboratori di giustizia, anche se non hanno commesso alcun reato né sono destinatari di misure di prevenzione; </p>
<p>secondo l&#8217;orientamento finora assunto dalla Commissione, la stessa avrebbe «margine di discrezionalità in ordine a differenti valutazioni allorché emergano, dall&#8217;acquisizione di elementi informativi e documentali ulteriori rispetto a quelli contenuti nella proposta originaria, profili di incompatibilità sul piano logico e sistematico con la figura di testimone di giustizia, a prescindere dalla formale veste processuale formalmente rivestita»; </p>
<p>più in particolare, andrebbe «esclusa ai fini della qualifica di testimone di giustizia ogni contiguità con contesti criminali da desumere caso per caso sulla base delle informazioni acquisite dalle Autorità proponenti, dalla polizia giudiziaria delegata, dal Servizio Centrale di Protezione e, se del caso, dalla lettura integrale dei verbali illustrativi dei contenuti della collaborazione» (confronta resoconto della seduta della Commissione giustizia di mercoledì 10 novembre 2010 &#8211; interrogazione a risposta immediata in Commissione n. 5-03726 sul livello di protezione accordato al signor Alfio Cariati &#8211; intervento del Sottosegretario di Stato Alfredo Mantovano); </p>
<p>tale interpretazione finisce per penalizzare i soggetti che decidono di testimoniare pur se legati al contesto di criminalità organizzata da forti vincoli familiari o affettivi, per i quali sarebbe difficile escludere «contiguità» per il periodo che precede la scelta di rendere testimonianza; </p>
<p>il rischio è che con tale criterio si finisca per garantire le misure solo al testimone «oculare» o a quello «occasionale» e per negarle alle persone che ne hanno più bisogno, basta pensare ad alcune giovani donne che stanno testimoniando contro cosche di &#8216;ndrangheta di cui fanno parte stretti congiunti, rompendo il vincolo familistico che contraddistingue questo tipo di criminalità organizzata, oggi ritenuta la più pericolosa e pervasiva; </p>
<p>l&#8217;orientamento della Commissione va assolutamente precisato e rivisto per le conseguenze inique che comporta e perché non tiene conto del fatto che per una persona che non ha commesso reati di alcun genere, può essere sul piano psicologico ed umano inaccettabile essere assimilato ad un pentito, e i suicidi sopra richiamati, tutti riferiti a donne inserite in contesti familiari di &#8216;ndrangheta, attestano la rilevanza dell&#8217;aspetto psicologico nella gestione del problema -: </p>
<p>se non si ritenga necessario verificare e rivedere l&#8217;orientamento che consente alla Commissione centrale di protezione di assoggettare, in dissenso con la proposta della magistratura, al regime dei collaboratori di giustizia soggetti che sono definiti in sede giudiziaria testimoni di giustizia e che non hanno commesso alcun reato né sono destinatari di misure di prevenzione; </p>
<p>se non si ritenga che i criteri che sorreggono l&#8217;attività della Commissione debbano rispettare la differenza tra le due tipologie di soggetti stabilita dalla legge; </p>
<p>se e come si intenda intervenire su tale vicenda che semina sconforto e insicurezza in soggetti che hanno bisogno di sostegno e di assistenza. </p>
<p>(5-05738) LO MORO</p>
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		<title>Interpellanza urgente &#8211; Presidenza del Consiglio</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Nov 2011 08:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Ultimi Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell&#8217;interno, il Ministro dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il Ministro della salute, 
per sapere &#8211; premesso che:
lo scorso 23 giugno è stata approvata dalla Camera dei deputati la risoluzione in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri, il Ministro dell&#8217;interno, il Ministro dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali, il Ministro della salute, </p>
<p>per sapere &#8211; premesso che:</p>
<p>lo scorso 23 giugno è stata approvata dalla Camera dei deputati la risoluzione in assemblea 6-00084 sul ciclo dei rifiuti in Calabria che richiama i risultati della relazione della immissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti approvata all&#8217;unanimità il 19 maggio 2011;<br />
negli atti suddetti si legge che «l&#8217;esito delle iniziative commissariali è stato del tutto insoddisfacente, posto che le società miste pubblico-private, costituite dal commissario per realizzare la raccolta differenziata, versano tutte in stato di insolvenza e che la raccolta differenziata non è decollata, essendo, pressoché, inesistente sul 90 per cento del territorio regionale, a tal punto da raggiungere, nella media, la modesta percentuale del 4,2 per cento per gli anni 2005, 2006, 2007 e 2008» e che «il motivo principale di tale fallimento deve essere individuato nei numerosi conflitti tra l&#8217;ufficio del commissario e gli enti locali che hanno paralizzato tutte le iniziative dei vari commissari delegati succedutisi nel tempo»;<br />
rispetto alle discariche nelle conclusioni della commissione di inchiesta si legge: «in Calabria non sono state realizzate nel corso di tutto il commissariamento né nuove discariche pubbliche, né impianti di trattamento, sicché tutto il sistema delle discariche e degli impianti di trattamento è affidato ai privati» e «in tale contesto ambientale non deve destare perplessità il fatto che la Calabria sia terra di smaltimento di rifiuti speciali, anche pericolosi, posto che l&#8217;agenzia nazionale per l&#8217;ambiente, l&#8217;Ispra, ha calcolato una capacità di smaltimento di rifiuti speciali calabrese molto alta, di quasi 43 mila tonnellate per anno, pari a circa il 7 per cento dei rifiuti nazionali, quantitativo che non corrisponde assolutamente alla produzione dei rifiuti speciali nella regione»;<br />
la relazione inoltre individua delle responsabilità specifiche del commissario gli inadempimenti hanno investito anche il Sin di Crotone, Cerchiara e Cassano, dal momento che nel periodo di competenza che va dal mese di novembre 2002 al mese di giugno 2008, quando i siti inquinati sono stati consegnati alla Syndial, l&#8217;ufficio del commissario per l&#8217;emergenza rifiuti non ha provveduto a porre in essere iniziativa alcuna per la messa in sicurezza e/o la bonifica dei siti inquinati lasciando ineseguite le decisioni assunte nelle varie conferenze dei servizi tenute presso il Ministero dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare, probabilmente per deficienze strutturali;<br />
il 18 ottobre 2011 è stata presentata a Crotone la relazione sulle criticità nel settore dei rifiuti e delle bonifiche relativa alla Calabria con la presenza del presidente della commissione di inchiesta sul ciclo dei rifiuti, onorevole Gaetano Pecorella, del presidente della regione Calabria, Giuseppe Scopelliti, del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, del sindaco di Crotone, Peppino Vallone e prefetto di Crotone, Vincenzo Panico;<br />
non sembra però che le cose vadano meglio. Secondo quanto si apprende dalle agenzie, il 16 novembre 2011, nella zona della piana di Sibari è stato sequestrato dalla guardia di finanza un terreno di circa 6 mila metri quadrati dove erano stati scaricati abusivamente rifiuti speciali, lastre di eternit e amianto. Il maresciallo della Guardia di finanza di Sibari ha dichiarato all&#8217;AgenParl in un&#8217;intervista, che dai risultati delle prime indagini il terreno molto probabilmente apparterrebbe all&#8217;Anas e si trova in località Contrada Lattughelle;<br />
nello stesso giorno la procura della Repubblica di Paola ha disposto l&#8217;arresto dell&#8217;imprenditore di Amantea Cesare Coccimiglio, di 75 anni, titolare di un&#8217;impresa di produzione di materiali per l&#8217;edilizia. L&#8217;arresto è stato fatto nell&#8217;ambito dell&#8217;inchiesta sui rifiuti tossici interrati nell&#8217;alveo del fiume Oliva. La magistratura di Paola guidata dal procuratore Bruno Giordano avrebbe accertato l&#8217;interramento di 90 mila metri cubi di materiale di risulta. L&#8217;inchiesta era nata dal ritrovamento nell&#8217;alveo del corso d&#8217;acqua ubicato al confine tra i comuni di Amantea, Serra d&#8217;Aiello e Aiello Calabro nel basso Tirreno cosentino di rifiuti tossici e radioattivi;<br />
in data 17 novembre 2011 si è appreso dalla stampa che la procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto la misura dell&#8217;interdizione dall&#8217;esercizio di pubblico ufficio per il commissario per l&#8217;emergenza ambientale, il generale della Guardia di finanza Graziano Melandri, (nominato in data 23 febbraio 2011) coinvolto nell&#8217;inchiesta sulla gestione della discarica di Catanzaro che stamane ha portato all&#8217;arresto dei vertici della società Eneterch, la società che gestisce l&#8217;impianto. La richiesta di interdizione è stata avanzata anche per due funzionari dell&#8217;ufficio del commissario per l&#8217;emergenza ambientale della Calabria, Domenico Richichi, 41 anni, e Simone Lo Piccolo, 29 anni. Le richieste sono state avanzate dal procuratore aggiunto di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, e dal sostituto Carlo Villani;<br />
secondo inchieste giornalistiche tra gli agrumeti e gli oliveti di Cassano allo Jonio sarebbero sepolte circa 35mila tonnellate di ferriti. La regione Calabria ed il Ministero dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare avrebbero stanziato 3 milioni e mezzo per la bonifica. Il Ministero dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare avrebbe voluto affidare l&#8217;opera di risanamento alla Syndial del gruppo Eni;<br />
gli inquirenti della procura della Repubblica di Crotone hanno disposto il 9 marzo 2010 il rinvio a giudizio per 45 persone, tra dirigenti, amministratori e prefetti, coinvolte nello smaltimento illegale delle scorie tossiche provenienti dal vecchio stabilimento Pertusola Sud del gruppo Eni. Come ricostruito dall&#8217;indagine, nel 1997 gli alti dirigenti della società Pertusola Sud, in odor di fallimento, avevano un problema enorme: liberarsi di 400mila tonnellate di scarti provenienti dal processo produttivo dello stabilimento metallurgico. Si trattava delle scorie di cubilot contenenti metalli altamente cancerogeni e per i quali la legge prevedeva lo smaltimento in apposite discariche. Gli amministratori della società, poco propensi ad accollarsi i costi, pensarono bene che quelle scorie potevano essere spacciate come materiale di riempimento per sottofondi stradali ed altre opere di edilizia, visto che il decreto Ronchi del 5 febbraio 1998 dichiarava il «cubilot materiale non pericoloso»;<br />
sono 18 i siti messi sotto sequestro nel 2008. 45 imputati dovranno comparire davanti Gup il prossimo 11 maggio per disastro ambientale. Fonti locali descrivono una situazione di inerzia da parte di chi dovrebbe avviare un&#8217;opera di bonifica della zona, nonostante i soldi stanziati dallo Stato;<br />
in alcuni dei casi sinteticamente richiamati sembra trattarsi di fatti riferiti all&#8217;attualità; il che mette ulteriormente in discussione la validità e l&#8217;efficacia di un commissariamento di cui con la risoluzione votata dalla Camera è stata sollecitata la cessazione -:</p>
<p>se il governo sia a conoscenza dei fatti esposti in premessa;<br />
se i recenti fatti di cronaca siano contemplati nei risultati dei precedenti monitoraggi ambientali o se debbano essere contemplati come fatti nuovi;<br />
quali siano le azioni che il Governo, nell&#8217;ambito delle sue competenze, intende intraprendere per vigilare su possibili abusi da parte della malavita locale a scapito della salute pubblica;<br />
quali siano i piani di intervento che si intendono adottare per la bonifica delle aree di interesse nazionale (SIN), i costi e le ditte affidatarie delle opere di risanamento in zone dove negli ultimi anni si è avuta una forte incidenza di carcinomi e che vive soprattutto di agricoltura esportando i suoi prodotti su tutto il territorio nazionale;<br />
se e come il Governo intenda attuare la risoluzione 6-00084 che impegnava il Governo «a intraprendere ogni iniziativa utile al fine di risolvere le questioni evidenziate nella relazione della Commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, in raccordo e leale collaborazione con i competenti organismi nazionali, della regione Calabria e degli enti locali interessati anche al fine di creare le condizioni per una gestione ordinaria del ciclo integrato dei rifiuti»;<br />
se il Governo intenda costituirsi parte civile nei procedimenti in corso;<br />
se non si ritenga di far cessare lo stato di emergenza in Calabria che negli ultimi 14 anni ha causato una spesa di oltre un miliardo di euro senza costruire un sistema integrato di gestione dei rifiuti.</p>
<p>(2-01271)</p>
<p>Lo Moro, Ventura, Bratti, Mariani, Cesare Marini, Villecco Calipari, Minniti, Laganà Fortugno, Laratta.</p>
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		<title>Interrogazione a risposta scritta &#8211; Ministro delle Infrastrutture</title>
		<link>http://www.dorislomoro.it/dlm/interrogazione-a-risposta-scritta-ministro-delle-infrastrutture-2.html</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 17:16:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti
Per sapere  &#8211;  premesso che:
negli ultimi anni si è registrata in Calabria una progressiva riduzione, da parte di Trenitalia Spa, controllata al 100% da Ferrovie dello Stato Italiane, di servizi e treni, giustificati dall’azienda e dallo stesso governo con ragioni di bilancio anche se, in realtà, sono stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Ministro delle Infrastrutture e Trasporti</p>
<p>Per sapere  &#8211;  premesso che:</p>
<p>negli ultimi anni si è registrata in Calabria una progressiva riduzione, da parte di Trenitalia Spa, controllata al 100% da Ferrovie dello Stato Italiane, di servizi e treni, giustificati dall’azienda e dallo stesso governo con ragioni di bilancio anche se, in realtà, sono stati smantellati persino servizi in attivo come il servizio “auto a seguito” per il quale peraltro erano stati effettuati in alcuni scali calabresi consistenti investimenti;</p>
<p>nessun seguito ha avuto, inoltre, l’accordo di programma stipulato nel settembre 2010, con riferimento al porto di Gioia Tauro, tra la Regione Calabria, l’Autorità portuale e i Ministeri dello Sviluppo economico e delle Infrastrutture, con il quale venivano, in particolare, concessi 261 milioni di euro a RFI SpA (Rete Ferroviaria Italiana SpA), dello stesso Gruppo Ferrovie dello Stato, per il potenziamento della rete ferroviaria a servizio dell’infrastruttura portuale calabrese mentre la stessa RFI SpA sta investendo 200 milioni di euro nella piattaforma logistica di Trieste in fase di realizzazione in partnership con la Maersk  e con Unicredit;</p>
<p>in questo quadro è facile  cogliere una scelta del gruppo Ferrovie dello Stato in danno della Calabria e del Meridione con una progressiva emarginazione rispetto al sistema Paese e con un’offerta e una qualità dei trasporti che accentua il divario tra il nord e il sud;</p>
<p>secondo notizie di stampa di questi ultimi giorni, la nuova ipotesi di programmazione dei servizi ferroviari prevista da Trenitalia, in occasione dell’entrata in vigore dell’orario 2011/2012, relativamente al servizio minimo che ha l’obbligo di erogare per le relazioni Reggio Calabria/Torino, Reggio Calabria/Milano e Reggio Calabria/Venezia, garantirebbe dei collegamenti da e per la Calabria  solo su Roma; il successivo proseguimento sulle destinazioni succitate dovrebbe essere effettuato con l’utilizzazione dei convogli alta velocità “Freccia Rossa”;</p>
<p>tale previsione, se mantenuta nei termini suesposti, andrebbe a penalizzare gravemente i cittadini calabresi che sarebbero costretti a utilizzare una tipologia di servizi che non prevede l’offerta notte (cuccette e vagoni letto), con l’aggravante che sarebbero obbligati ad una soluzione,  imposta senza alcuna alternativa, che, oltre ad essere scomoda e a provocare disagi, anche fisici, risulta svantaggiosa dal punto di vista economico in quanto  ricade in un segmento con tariffe elevate; </p>
<p>in tale situazione, si impone un tempestivo e serio approfondimento circa le direttive che il Governo ha emanato sull’erogazione dei servizi pubblici, allo scopo di evitare che Trenitalia in maniera unilaterale possa procedere alla soppressione di  servizi ferroviari notturni,  limitando gravemente il diritto alla mobilità dei cittadini calabresi sulle tratte di lunga percorrenza;</p>
<p>sempre secondo notizie di stampa, la  riduzione dei finanziamenti dello Stato riguarderebbe anche il trasporto regionale, con conseguenze negative su un servizio che in Calabria è già parziale e precario; :</p>
<p>quali direttive si intendono emanare per garantire, oltre al rispetto del patto di stabilità, il diritto alla mobilità dei calabresi in termini compatibili con lo standard nazionale;</p>
<p>come si intende affrontare il problema delle tratte di lunga percorrenza e quali e quanti  treni a completo carico dello Stato saranno garantiti da Trenitalia SpA;</p>
<p>l’entità del finanziamento previsto per il sistema ferroviario regionale e come si intende contribuire, in un’ottica di sistema, al mantenimento e al potenziamento del servizio regionale calabrese;</p>
<p>se si intende procedere ad un intervento urgente per velocizzare la predisposizione dei progetti necessari per l’impiego dei fondi destinati a RFI SpA con l’accordo di programma richiamato in premessa;</p>
<p>se non si ritiene necessaria una verifica delle direttive in passato emanate dal governo al Gruppo Ferrovie dello Stato ed un’inversione di tendenza per evitare ulteriori penalizzazioni della  Calabria e del Meridione.</p>
<p>Doris Lo Moro, Michele Traversa, Angela Napoli, Mario Tassone</p>
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		<title>Interrogazione a risposta scritta &#8211; Ministro dell&#8217;ambiente</title>
		<link>http://www.dorislomoro.it/dlm/interrogazione-a-risposta-scritta-ministro-dellambiente.html</link>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 08:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interpellanze e Interrogazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi Articoli]]></category>

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		<description><![CDATA[Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare. 
Per sapere &#8211; premesso che:
nelle ultime settimane a causa delle precipitazioni atmosferiche si sono verificate situazioni di forti criticità, e alcuni morti, in molte regioni italiane che hanno dimostrato la debolezza del nostro territorio;
la regione Calabria, nel passato, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare. </p>
<p>Per sapere &#8211; premesso che:</p>
<p>nelle ultime settimane a causa delle precipitazioni atmosferiche si sono verificate situazioni di forti criticità, e alcuni morti, in molte regioni italiane che hanno dimostrato la debolezza del nostro territorio;</p>
<p>la regione Calabria, nel passato, ha già affrontato situazioni legate al dissesto idrogeologico. Si ricordano, in particolare, la frana di Maierato del 15 febbraio 2010 dove un&#8217;intera montagna si staccò dal costone invadendo il paese; l&#8217;alluvione di Vibo Valentia del 3 luglio 2006 ed infine l&#8217;alluvione di Soverato il 9 settembre 2000 dove a causa di un grosso nubifragio fu inondato un campeggio. Tutte situazioni che sono state affrontate dal Governo con strumenti parziali e di emergenza e che la stessa Camera dei deputati ha affrontato con una serie di atti, tra i quali l&#8217;accoglimento dell&#8217;ordine del giorno 9-03196-A/68 presentato dall&#8217;interrogante all&#8217;indomani della frana di Maierato;</p>
<p>nel dicembre 2010 il Governo ha commissionato il rapporto «Ecosistema Rischio 2010» sul rischio idrogeologico dei comuni calabresi realizzato da Legambiente nell&#8217;ambito di Operazione Fiumi, campagna di sensibilizzazione e prevenzione organizzata dall&#8217;associazione ambientalista in collaborazione con il dipartimento della protezione civile e pubblicata sul sito del Governo;</p>
<p>si legge nel rapporto che il 100 per cento dei comuni calabresi sono a rischio idrogeologico. L&#8217;aspetto più preoccupante è la presenza, nel 26 per cento dei casi, di scuole ed ospedali nelle zone rosse del dissesto idrogeologico. una gestione dello sviluppo urbano scriteriata, quella della gran parte delle amministrazioni comunali, alla luce di un 83 per cento dei comuni con abitazioni edificate in aree golenali, negli alvei dei fiumi piuttosto che in aree a fischio frana -:</p>
<p>alla luce del rapporto i Ministri interrogati quali urgenti iniziative abbiano adottato e quali intendano adottare per evitare altre inutili stragi e consentire la messa in sicurezza del territorio calabrese;</p>
<p>a quanto ammontino i fondi a disposizione del Ministero dell&#8217;ambiente e della tutela del territorio e del mare destinati o da destinare alla regione Calabria al fine di intervenire per il contenimento del dissesto idrogeologico.</p>
<p>LO MORO, LAGANÀ FORTUGNO, VILLECCO CALIPARI, LARATTA, CESARE MARINI, OLIVERIO e MINNITI  (4-13853)</p>
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		<item>
		<title>Interrogazione a risposta scritta &#8211; Ministro infrastutture &#8211; Ministro interno</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 08:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interpellanze e Interrogazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dorislomoro.it/dlm/?p=1839</guid>
		<description><![CDATA[Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell&#8217;interno. 
Per sapere &#8211; premesso che:
in data 10 novembre 2011 sono stati illustrati a Lamezia Terme gli esiti dell&#8217;operazione «Isola Felice» nell&#8217;ambito della quale sono state emesse 17 misure cautelari per il rilascio di patenti e certificazioni fasulle e deferite in stato di libertà 144 persone;
secondo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al Ministro dell&#8217;interno. </p>
<p>Per sapere &#8211; premesso che:</p>
<p>in data 10 novembre 2011 sono stati illustrati a Lamezia Terme gli esiti dell&#8217;operazione «Isola Felice» nell&#8217;ambito della quale sono state emesse 17 misure cautelari per il rilascio di patenti e certificazioni fasulle e deferite in stato di libertà 144 persone;</p>
<p>secondo quanto reso noto dagli inquirenti, tra le persone sottoposte a misure cautelari ci sono, in particolare, il direttore della motorizzazione civile di Reggio Calabria, il direttore facente funzioni della motorizzazione civile di Catanzaro, i titolari di varie autoscuole ubicate rispettivamente a Lamezia Terme, Curinga, Catanzaro, Soverato e Praia a Mare e alcuni loro stretti collaboratori;</p>
<p>nella stessa operazione è stato disposto il sequestro preventivo di 66 patenti di guida, 50 certificati di formazione professionale Adr e di 195 veicoli sottoposti a collaudo straordinario mediante la produzione di relazioni tecniche apocrife;</p>
<p>a destare sospetti è stata l&#8217;alta percentuale di candidati, provenienti da tutta Italia e per la maggior parte di nazionalità cinese, che si recavano presso autoscuole lametine per ottenere il rilascio sia della patente che del certificato per condurre veicoli per il trasporto di merci pericolose. L&#8217;indagine si è poi allargata coinvolgendo autoscuole di altre località calabresi;</p>
<p>secondo quanto chiarito dagli inquirenti, che procedono per associazione a delinquere, corruzione, falso, abuso d&#8217;ufficio e truffa ai danni dello Stato, era stato messo a punto un meccanismo alterato in base al quale funzionari compiacenti favorivano i candidati di alcune scuole guida che superavano le prove senza intoppi, in alcuni casi senza neanche presentarsi all&#8217;esame, mentre penalizzavano i candidati di altre autoscuole. A fronte di tale meccanismo, secondo l&#8217;accusa, i funzionari della motorizzazione civile coinvolti incassavano somme di denaro;</p>
<p>la brillante operazione messa a segno dalle forze dell&#8217;ordine e dalla magistratura lametina, pone dei problemi che non possono essere sottovalutati;</p>
<p>il primo è quello di evitare che patenti e certificati per trasporti di merci pericolose conseguiti illegalmente possano continuare ad essere utilizzati, con gravi rischi dal punto di vista della circolazione stradale per l&#8217;incolumità pubblica; il sequestro disposto in sede giudiziaria cui si è fatto cenno poco sopra non esonera, infatti, l&#8217;amministrazione dalle verifiche e dalle valutazioni di sua competenza;</p>
<p>il secondo problema, è di assicurare una maggiore vigilanza sulle motorizzazioni e di garantire, con meccanismi suscettibili di verifica o con normative più appropriate, trasparenza e correttezza nell&#8217;attività di tali strutture periferiche dello Stato -:</p>
<p>se siano a conoscenza delle risultanze dell&#8217;operazione «Isola Felice» di cui in premessa;</p>
<p>se è come si intenda intervenire nella vicenda al fine di garantire che non vengano utilizzati documenti abilitativi (patenti e certificati per condurre veicoli per trasporto di merci pericolose) ottenuti illegalmente;</p>
<p>se come si intenda, intervenire per assicurare una maggiore vigilanza sulle motorizzazioni civili e per garantire, con meccanismi suscettibili di verifica o con normative più appropriate, trasparenza e correttezza nell&#8217;attività di tali strutture periferiche dello Stato.</p>
<p>LO MORO  (4-13881)</p>
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		<title>Interrogazione a risposta scritta &#8211; Presidente del Consiglio</title>
		<link>http://www.dorislomoro.it/dlm/interrogazione-a-risposta-scritta-prsesidente-del-consiglio.html</link>
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		<pubDate>Wed, 09 Nov 2011 08:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>dorislomoro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interpellanze e Interrogazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ultimi Articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.dorislomoro.it/dlm/?p=1842</guid>
		<description><![CDATA[Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell&#8217;interno.  
Per sapere &#8211; premesso che:
il 25 luglio 2011, il capogruppo del gruppo consiliare «Primavera Andreolese», Pino Commodari, a seguito di richiesta di accesso agli atti, riceveva una nota da parte del sindaco di S. Andrea Jonio (Catanzaro), Gerardo Frustaci, recante la stessa data del 25 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell&#8217;interno.  </p>
<p>Per sapere &#8211; premesso che:</p>
<p>il 25 luglio 2011, il capogruppo del gruppo consiliare «Primavera Andreolese», Pino Commodari, a seguito di richiesta di accesso agli atti, riceveva una nota da parte del sindaco di S. Andrea Jonio (Catanzaro), Gerardo Frustaci, recante la stessa data del 25 luglio 2011 ed il n. 5006 di protocollo, nella quale quest&#8217;ultimo contestava la sua richiesta sul presupposto che la stessa, unitamente ad asserite numerose e prolungate visite presso gli uffici comunali, fosse di intralcio al regolare soddisfacimento dei pubblici servizi. In conclusione il sindaco faceva presente che, per novanta giorni, i responsabili dei servizi erano diffidati a non dare corso all&#8217;istanza;</p>
<p>con successiva nota del primo agosto 2011, il Commodari, sempre nella qualità di capogruppo, informava il prefetto di Catanzaro della grave presa di posizione assunta dal sindaco;</p>
<p>come riportato anche dalla stampa, che si è occupata più volte della vicenda, il prefetto interveniva sottolineando che la giurisprudenza amministrativa confermava per i consiglieri comunali il «non condizionato diritto di accesso a tutti gli atti che possano essere d&#8217;utilità all&#8217;espletamento del loro mandato» e invitando il sindaco «a mettere in atto ogni iniziativa idonea a soddisfare le legittime esigenze della minoranza consiliare»;</p>
<p>in data 23 agosto 2011, il Commodari inoltrava ai responsabili dei competenti servizi comunali richiesta di rilascio delle copie giacenti presso i rispettivi uffici e per le quali era già stata prodotta istanza ma gli stessi, con nota del 5 settembre 2011, prot. n. 5910, comunicavano la loro non disponibilità ad evadere la richiesta;</p>
<p>l&#8217;atteggiamento tenuto dal sindaco e, conseguentemente, anche dai responsabili dei servizi, si pone in palese contrasto non soltanto con le disposizioni di legge in materia, ma anche con quelle regolamentari, che tendono a garantire ai consiglieri comunali il più ampio accesso agli atti, al fine di assicurare il controllo sulla correttezza e la legittimità dell&#8217;azione della pubblica amministrazione, come, peraltro, pacificamente riconosciuto anche dalla giurisprudenza amministrativa;</p>
<p>ed invero, l&#8217;articolo 43 del decreto legislativo n. 267 del 2000 riconosce ai consiglieri comunali, per un efficace espletamento del loro mandato, un diritto all&#8217;informazione inteso in senso lato, a cui si contrappone l&#8217;obbligo per gli uffici di fornire ai richiedenti tutte le notizie in loro possesso. A tale diritto all&#8217;informazione si accompagna un altrettanto ampio diritto di prendere visione ed estrarre copia degli atti dell&#8217;amministrazione comunale, diritti anch&#8217;essi collegati all&#8217;efficace esercizio delle funzioni pubbliche connesse allo svolgimento della carica. Detto strumento è necessario per consentire al consigliere comunale di esercitare il proprio mandato, verificando e controllando il comportamento degli organi istituzionali e decisionali del comune, ragion per cui non gli si può opporre alcun diniego, atteso che, in caso contrario, si finirebbe per porre in essere un illegittimo impedimento ad un efficace espletamento di quel mandato, non consentendogli di attuare un&#8217;adeguata verifica sul corretto operato del sindaco e della giunta. A fronte di tale diritto del consigliere comunale vi è, quindi, l&#8217;obbligo del sindaco e degli uffici di porre in essere le condizioni per garantire un corretto esercizio dello stesso, senza frapporre ostacoli ed atteggiamenti ostruzionistici di sorta;</p>
<p>in tal senso, del resto, si era già in precedenza espresso il prefetto di Catanzaro, che, di fronte ad un episodio analogo, inviava al sindaco del comune di Sant&#8217;Andrea Jonio la nota protocollo n. 0083574 del 13 dicembre 2010, con cui lo diffidava a garantire l&#8217;accesso agli atti ai consiglieri di minoranza;</p>
<p>il comportamento omissivo dell&#8217;amministrazione comunale di S. Andrea Jonio, tuttora in essere, è fonte di gravissimo danno e per i consiglieri comunali, che si vedono privati della possibilità di svolgere liberamente le proprie funzioni, oltre che, considerata la lunghezza del termine, anche della possibilità di impugnare tempestivamente eventuali provvedimenti illegittimi, e per i cittadini stessi, che si trovano a non avere alcun rappresentante messo nelle condizioni di controllare la regolarità e la legittimità dell&#8217;azione amministrativa per un periodo eccessivamente lungo;</p>
<p>a ciò è da aggiungersi che la presa di posizione contestata è suffragata da motivazioni risibili, se è vero che mai si è registrata duplicazione di richieste e mai alcun consigliere ha effettuato «visite» presso gli uffici comunali protrattesi al di là del tempo necessario a prendere visione degli atti o a richiederne copia;</p>
<p>ciò che, però, appare ancora più grave è il fatto che, con tale operazione, il sindaco si garantisce, per ben 90 giorni, la possibilità di operare in assenza di qualsivoglia tipo di controllo, in contrasto con quei princìpi di democraticità che dovrebbero governare l&#8217;azione amministrativa nonché dei diritti di quella parte della popolazione andreolese che ha conferito ai consiglieri di opposizione il mandato ad effettuare il necessario controllo sulla legittimità ed imparzialità di quell&#8217;azione;</p>
<p>sono da ritenere inammissibili applicazioni distorte ed interpretazioni arbitrarie della normativa sull&#8217;accesso dei consiglieri che contraddicono il principio costituzionale di buona amministrazione e di trasparenza dell&#8217;attività amministrativa -:</p>
<p>se il Governo sia a conoscenza dei fatti denunciati;</p>
<p>se e come intenda intervenire nella vicenda al fine di ristabilire l&#8217;agibilità democratica nella cittadina calabrese in particolare, se non ritenga opportuno sottoporre la questione descritta in premessa all&#8217;esame della Commissione per l&#8217;accesso ai documenti amministrativi di cui all&#8217;articolo 27 della legge n. 241 del 1990 affinché essa eserciti i propri poteri di vigilanza ed accesso a tutela delle legittime esigenze della minoranza consiliare del comune di S. Andrea Jonio (Catanzaro).</p>
<p>LO MORO  (4-13849)</p>
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