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Audizione del presidente della Regione Calabria in Commissione errori Sanitari

Resoconto stenografico dell’intervento dell’on. Lo Moro

DORIS LO MORO. Dico soprattutto ai colleghi della Commissione che mi fa piacere che oggi la Calabria sia rappresentata da un presidente che guarda al futuro. Non c’è dubbio, infatti, che, al di là delle posizioni politiche – è chiaro a tutti che la mia e la sua posizione politica non possono in alcun modo convergere – non può che far piacere a chiunque, dal punto di vista della Calabria e non solo, che una regione come la nostra sia rappresentata guardando al futuro, anziché in maniera polemica al passato.
Oggi è il momento della responsabilità, e da questo punto di vista chiunque di noi è disponibile a dire la sua ed eventualmente se non a collaborare, a contribuire a ricostruire la verità.
Vorrei partire proprio da questa verità. Questa mattina ho sentito affermazioni rispetto al disavanzo sanitario molto vicine a quelle che in più occasioni, pubbliche e non, anche nella stessa Commissione ho rilasciato io stessa. La mia più grande preoccupazione, infatti, nella fase di cambio, dal dicembre 2007 in poi, è stata che questa ricerca della verità sui conti potesse portare all’amplificazione di una fragilità, di una debolezza che non può aiutare la Calabria. Ne abbiamo offerto un quadro ridicolo con questo balletto di numeri, di cui, probabilmente, ne ha fatto le spese il centrosinistra. Ora, ristabilire la verità significa probabilmente ripartire proprio dalla veridicità sui numeri e io sono convinta che un errore commesso dal governo regionale e dall’advisor sia stato quello di non arrivare alla quantificazione del debito in contraddittorio.
Lei ha fatto riferimento a dirigenti che hanno lasciato la regione e che oggi lavorano altrove. Se si tratta, ad esempio, di dirigenti che avevano responsabilità – faccio riferimento a un caso a lei ben noto, senza fare nomi perché non è il caso – probabilmente sarebbe stato un fatto doveroso chiamarli alle proprie responsabilità e a collaborare per individuare eventuali errori,. Oggi, d’altra parte, sarebbe doveroso che tutte le persone che hanno ricoperto un ruolo di responsabilità e che eventualmente hanno anche commesso degli errori, in prima persona, si mettessero al servizio della verità.
Ritengo che lavorando in contraddittorio non si potrà arrivare che alla verità e la verità è che non servono i dati formali di una contabilità impostata male, ma i dati reali. Se ci sono, quindi, sopravvenienze passive che costituiscono grossi importi e che sono soltanto poste di bilancio inserite cautelativamente, vanno cancellate, come alcune aziende hanno già fatto.
Lei sa, e lo dico al resto della Commissione, che abbiamo avuto anche aziende che hanno lavorato in pareggio di bilancio. Ci tengo a dire che quando sento parlare della sanità, spesso sono costretta a non contraddire, ma non è vero che la sanità calabrese è tutta negativa.
Lei vive in una città come Reggio Calabria, dove abbiamo avuto un’azienda ospedaliera che fa ricerca sulle cellule staminali, che sta realizzando un progetto sul cuore, dove ci sono reparti di eccellenza e dove, soprattutto, il direttore generale, nominato dalla precedente giunta e che lei ben conosce, ha chiuso il bilancio in pareggio. Faccio l’esempio di Reggio Calabria che le è familiare, ma non è l’unico caso; potrei parlare anche della mia città, dove oggi la sanità non va bene, ma che pure ha avuto segnali di ripresa molto importanti.
Vorrei invece contribuire alla verifica, che lei sta facendo, con alcune riflessioni critiche. Lei ha parlato di emigrazione sanitaria, che, al di là del fatto che consiste di anno in anno in 238, 240 o 250 milioni di euro, è notevole ed è sempre oltre i 200 milioni di euro. Esiste, tuttavia, un dato, presidente: in questa quantificazione molto spesso non viene portata in detrazione una somma di notevole importanza, quella della mobilità attiva.
Quando io sono arrivata in assessorato non c’era l’abitudine di registrare la mobilità attiva, ma io sono riuscita a ottenerne il riconoscimento, dal tavolo degli assessori, anche per gli anni precedenti. Ho motivo di credere e di segnalarle che, se le cose sono andate in un certo modo, se c’è stato un turnover senza un ricambio anche a livello dirigenziale che non ha lasciato memoria, potrebbe avere la sorpresa di trovare una mobilità attiva non registrata. Sarebbe il caso, quindi, di verificarla, perché sono soldi della Calabria che vanno altrove.
Voglio inoltre segnalarle, sempre in merito al disavanzo, che a fine novembre del 2007 c’erano circa 80.000 posizioni soggettive da recuperare – parlo dei medici di famiglia – persone che dovevano, cioè, essere cancellate con il recupero delle somme dai medici che le avevano incassate e non avrebbero dovuto. Questa somma non è facilmente quantificabile da parte mia, ma ho dei seri dubbi che sia stata mai recuperata.
Le segnalo anche che era stata predisposta un’inchiesta amministrativa sull’ASP di Cosenza, nel corso della quale un manager oggi molto di moda – l’altro giorno ce ne ha parlato il dottore Massicci – e che era il mio consulente a titolo gratuito, in quanto era venuto in Calabria dalla Puglia per mera cortesia, ha individuato una criticità enorme. So che i risultati sono stati eclatanti, ma ho motivo di dubitare che siano state recuperate le somme relative. Naturalmente, è un’affermazione da verificare: avevamo, cioè, riscontrato che il personale medico incassava somme non dovute. Non parlo di migliaia di euro, ma di somme molto più cospicue.
Con ciò intendo dirle che condivido la sua affermazione: in Calabria il problema non è tanto e non è solo il disavanzo sanitario, è soprattutto la sanità che manca. Dall’esterno si dice che se i soldi vengono spesi si erogano i servizi, ma molto spesso invece si tratta di somme erogate oggetto di sprechi e di ruberie, tant’è vero che sono in corso molte inchieste giudiziarie di cui anche lei ha sicuramente riscontro.
In questo senso, registro come un fatto positivo che lei abbia preso atto dell’importanza della SUA, che rappresenta un’iniziativa nata dopo il delitto Fortugno. Nel corso di un’audizione svoltasi in Commissione antimafia io stessa ho iniziato a parlare di centralizzazione degli acquisti. Ne è nata poi un’iniziativa di portata più ampia, mentre io parlavo solo di sanità.
La centralizzazione comporterà sicuramente un risparmio per due ragioni. In primo luogo, la centralizzazione è in sé oggetto di risparmio, produce in sé risparmio. In un’economia di scala è un fatto innegabile. In secondo luogo, si eviterà che i singoli dirigenti delle aziende più sperdute del nostro territorio possano effettuare degli ordini sulla base non di necessità, ma di richieste delle aziende fornitrici e farmaceutiche.
Credo, quindi, che la positività della SUA vada riconosciuta al Governo di centrosinistra e che su questa bisognerà lavorare in continuità.
L’ultima cosa che le segnalo, ancora nell’ambito delle iniziative che sono rimaste sospese e non compiute, è la previsione di un servizio di ispezione e di vigilanza che non mi risulta sia stato mai istituito, ma che era previsto nella fase che riguarda la mia gestione. Ho fatto questo riferimento solo per essere d’aiuto.
Infine, sollevo due note critiche. La prima riguarda la Fondazione Campanella. Lei sa, perché è stato un fatto eclatante, che io sono stata fortemente contestata dagli studenti dell’università «Magna Grecia», in quanto sono stata l’assessore che non ha pagato la Fondazione Campanella: mi sono cioè rifiutata di dare un euro più di quello che risultava necessario per affrontare le spese. Questo è stato oggetto di una grande impopolarità, di manifestazioni pubbliche e di scioperi. Mi sento credibile, proprio per questi contrasti che ho dovuto fronteggiare e che mi hanno fortemente amareggiato, anche per la solitudine in cui sono stata lasciata; mi sento anche autorevole nel dirle che bisogna stare molto attenti alla Fondazione Campanella, perché è una delle cose positive che ci sono in Calabria.
Quanto ai limiti dell’accreditamento, sono i limiti della politica. La regione veda cosa deve fare per accreditare la Fondazione Campanella, ma non solo. Lasci perdere ora il fatto che in questo momento sono stati effettuati tagli, non sto criticando questo nello specifico, ma credo che si debba rilanciare la Fondazione Campanella e che a regime, se veramente vogliamo contrastare l’emigrazione sanitaria per le malattie oncologiche, avrà bisogno di più risorse.
Da questo punto di vista, quindi, senza entrare nel merito del taglio di quest’anno, mi sento di dirle che va approfondito questo discorso, che va risanato, anche magari rivedendone la natura giuridica, ma che la Fondazione Campanella, dal punto di vista progettuale, così come il reparto di ematologia di Reggio Calabria, o altri luoghi, o le case di cura come il Sant’Anna di Crotone, dove si effettua la riabilitazione dallo stato vegetativo, che sono punte di eccellenza nazionali in Calabria, vanno potenziate e non debellate, anche perché possono agevolare la possibilità, che tutti dobbiamo coltivare, di recuperare la sanità in questa regione.
Un’altra nota critica – me la consentirà per l’impegno che è stato abbastanza duro ed è durato un certo periodo – riguarda il pronto soccorso: se non ho capito male lei ha affermato che nei piccoli ospedali avrebbe lasciato solo il pronto soccorso. Volevo segnalare che il pronto soccorso deve avere dietro un ospedale di riferimento, con tutta la specialistica, altrimenti diventa un luogo di malattie e di morte, anziché di primo intervento. Una cosa è, quindi, il primo intervento, altro è un vero e proprio pronto soccorso che richiede un ospedale di riferimento che lavori a pieno ritmo.
GIUSEPPE SCOPELLITI, presidente della regione Calabria. Mi riferivo ad un ospedale di primo intervento.
DORIS LO MORO. Era solo per capire. Lei troverà che tutti i comuni vogliono il pronto soccorso, ma è la cosa più sbagliata che possiamo dare, è una risposta demagogica, popolare, ma sbagliata sul piano sanitario.
Ultima cosa: io leggo da sue dichiarazioni che lei ha messo in discussione le case della salute. Siccome l’idea della casa della salute mi appartiene e ci ho lavorato molto, mi consenta di dire che dovrebbe approfondire questo discorso. L’idea nasce perché è possibile utilizzare fondi comunitari e lei avrà molto bisogno di fondi oltre al fondo sanitario, se vuole mettere mano veramente alla situazione. C’è quindi la possibilità di utilizzare fondi europei per la riconversione dei piccoli centri e questo era l’obiettivo che secondo me rimane ancora valido.