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«C’è un problema Università»

Dopo l’inchiesta della Dda reggina, Doris Lo Moro chiede che l’Ateneo sia sostenuto

il Quotidiano della Calabria – 22 novembre 2010

Per la parlamentare non si può affidare il problema solo alla magistratura

di Giuseppe Baldessarro

«L’Università deve imparare e difendersi da casi come quello degli esami truccati che nei giorni scorsi ha portato alla notifica di 11 avvisi di garanzia. La Giustizia farà il suo corso, ma il problema deve essere affrontato su un piano più ampio, e per questo nelle prossime settimane proporrò un’interrogazione al ministro».

E’ questa la sintesi di una lunga nota della parlamentare del Pd Doris Lo Moro, che ieri è tornata a mettere l’accento sull’inchiesta della Dda di Reggio Calabria.

Lo Moro parte dal fatto che la vicenda Antonio Pelle, 24 anni – arrestato ad aprile 2010 insieme allo zio Giuseppe e ad altri membri della pericolosa cosca di S. Luca – sia emblematica di una situazione che non va sottovalutata. Evitando di commettere l’errore di considerarla solo una vicenda giudiziaria, che – come tale – avrà il suo corso.

«Il caso di Antonio Pelle – spiega – del resto, non è certo una novità. Sono già emersi in passato casi di esami universitari non regolari ed anche di promozioni e lauree ottenute sotto minaccia. Né è nuovo il fenomeno di rampolli di famiglie malavitose destinati alla scalata sociale che passa dal conseguimento della laurea».

Da qui ricordare le decine di casi di medici, avvocati professionisti di diverso genere che le inchieste hanno dimostrato essere, oltre che interni alle istituzioni (comuni, Asl e quant’altro) organici, o comunque vicini e funzionali, alle cosche della ‘ndrangheta.

In questo senso Doris Lo Moro, pone una questione di formazione della classe dirigente e professionale delle regioni meridionali.

«Oggi, a parte ogni altro discorso – prosegue infatti la parlamentare – c’è da chiedersi se questi soggetti, che verosimilmente si sono laureati in università meridionali (calabresi o siciliane), hanno seguito un percorso di studi regolare o meno e quanti di questi hanno usato metodi alternativi, come Antonio Pelle, da San Luca ».

Per tornare all’attualità, l’esponente del Pd si chiede soprattutto come le nostre Università, «quelle su cui contiamo per il futuro della Calabria e del Meridione, frequentate da migliaia di giovani meritevoli, del cui futuro ci dovremmo tutti preoccupare di più, possono difendersi da fenomeni del genere? ».

E aggiunge: «Non è una questione semplice. Ma da qualcosa bisogna partire perché, intanto, non si può non indagare su ventidue esami registrati su un libretto universitario che rischiano di delegittimare l’Ateneo di Reggio Calabria, togliendo valore al sacrificio dei giovani che frequentano e studiano regolarmente e all’impegno di tanti docenti qualificati».

Da questo punto di vista «sarebbe un errore limitarsi ad attendere la magistratura».

Tant’è che «le 118 telefonate intercorse tra Antonio Pelle e il responsabile della segreteria studenti della facoltà di Architettura e tutto quando è emerso in questa grave vicenda richiedono l’attenzione urgente dei vertici dell’Università Mediterranea e del Ministro Gelmini, per fare chiarezza dall’interno e ridare credibilità all’Università, assumendosi ciascuno le proprie responsabilità».

Per questo «nelle prossime ore presenterò un’interrogazione al Ministro dell’Istruzione, che finora non ha dimostrato attenzione per gli Atenei meridionali, per chiederle di intervenire per quanto di sua competenza a sostegno dell’Università di Reggio Calabria e delle altre Università coinvolte in questa vicenda, anche per evitare il rischio che i nostri Atenei siano oggi trascurati e subito dopo, per il rafforzamento di pregiudizi antimeridionali, penalizzati sul piano delle risorse».